Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22268 del 08/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 22268 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: SANTALUCIA GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ARMENIO CARMELO ANTONINO nato il 03/04/1956 a BROLO

avverso la sentenza del 21/07/2016 della CORTE APPELLO di MESSINA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE SANTALUCIA
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore FRANCESCO
MAURO IACOVIELLO
che ha-concluso per
ILProcuratore Genèrate conclude per l’annullamento senza rinvio
Udito il difensore
Il difensore presente si associa alle conclusioni del Procuratore Generale e chiede
l’accoglimento del ricorso

Data Udienza: 08/03/2018

Ritenuto in fatto
La Corte di appello di Messina ha confermato la sentenza con cui il giudice dell’udienza
preliminare presso il Tribunale di Patti, all’esito del giudizio abbreviato, ha condannato l’imputato
per il reato di violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, in particolare per la violazione
della prescrizione di non trattenersi abitualmente in esercizi pubblici con pregiudicati. Oltre allo
specifico episodio descritto in imputazione – relativo alla presenza il 4 settembre 2009 nel locale
bar Portici di Brolo in compagnia di Salvatore Borgia – dal fascicolo processuale – pienamente

che danno sostanza all’accusa di abitualità della frequentazione di esercizi pubblici in compagnia
di pregiudicati, e ciò nell’arco temporale dal 16 febbraio al 4 settembre 2009. La Corte territoriale
ha quindi precisato che la condotta in imputazione conserva rilievo penale anche dopo la modifica
normativa, intervenuta con il d. Igs. n. 159 del 2011, della disposizione relativa al divieto di
frequentazione di osterie e bettole, divieto non più previsto dalla legge.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell’imputato, che ha articolato più
motivi.
Con il primo motivo ha dedotto il vizio di violazione di legge. L’articolo 8 del d. Igs. n. 159
del 2011 non indica più il divieto di trattenersi abitualmente in osterie e bettole, che invece era
previsto dall’articolo 5 della legge n. 1423 del 1956. Il mutamento normativo, sopravvenuto alla
commissione del fatto in imputazione, ha incidenza sul precetto della norma incriminatrice,
determinando, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, c.p., una parziale abolitio criminis. La disciplina
transitoria di cui all’articolo 117 d. Igs. n. 159 del 2011, che determina l’ultravigenza delle
disposizioni abrogate in ipotesi di procedimenti di prevenzione in corso al 13 ottobre 2011, non
si applica alle norme che integrano i precetti penali.
Con il secondo motivo ha dedotto il vizio di violazione di legge per mancata correlazione
tra l’accusa e il fatto ritenuto in sentenza. La Corte territoriale ha preso in esame episodi non
descritti in imputazione e quindi mai contestati.
Considerato in diritto
Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito esposte.
Il primo motivo è manifestamente infondato. È sufficiente la lettura dell’imputazione per
rilevare che la condotta oggetto di contestazione è consistita nella violazione del divieto di
associarsi abitualmente a persone che abbiano riportato condanne o che siano sottoposte a
misure di prevenzione o di sicurezza. Il divieto appena richiamato era previsto dall’articolo 5
legge n. 1423 del 1956 ed è ora contenuto, senza alcuna modifica di intensità e di ambito
applicativo, nell’articolo 8 d. Igs. n. 159 del 2011. Del tutto irrilevante è, per l’imputazione
contestata in questo processo, la mancata riproposizione all’interno dellì8 -T1. Igs. n. 159 del 2011
della previsione del divieto di “non trattenersi abitualmente nelle osterie, bettole” prima previsto
dall’articolo 5 legge n. 1423 del 1956, dato che della sua violazione non si fa menzione.

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conosciuto dalla difesa che ha chiesto il giudizio abbreviato – emergono altri numerosi episodi

Il secondo motivo è infondato. La contestazione non è limitata al singolo episodio
dell’incontro del 4 settembre 2009 con Biagio Salvatore Borgia nel locale bar dei Portici di Brolo:
quel che si contesta, infatti, è l’essersi intrattenuto abitualmente in locali pubblici con persone
aventi precedenti penali. Il menzionato incontro non è altro che una specificazione dei vari
omologhi episodi, richiamati – certo con genericità di formula – dall’avverbio “abitualmente”.
Si può dunque ritenere che l’imputazione sia stata articolata senza la puntuale osservanza
della prescrizione che vuole l’enunciazione del fatto in forma chiara e precisa, di cui agli articoli

non più deducibile, dato che, ai sensi dell’articolo 180 c.p.p., avrebbe dovuto essere dedotta o
rilevata prima della sentenza conclusiva del giudizio di primo grado, avendo interessato l’atto di
citazione a giudizio, come tale prodromico al giudizio medesimo e non esso stesso atto del
giudizio.
Il ricorso deve dunque essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, 8 marzo 2018.

417, 429 e 552 c.p.p. La conseguente nullità per genericità dell’imputazione deve però ritenersi

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