Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22194 del 17/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 22194 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: TANGA ANTONIO LEONARDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CASTALDO ANTONIO PASQUALE nato il 13/06/1963 a SAN VALENTINO TORIO

avverso la sentenza del 25/11/2015 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO LEONARDO TANGA;

Data Udienza: 17/01/2018

N. 115
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso proposto dall’imputato in epigrafe avverso sentenza
recante l’affermazione di responsabilità in ordine ai reati ascrittigli è
manifestamente infondato e quindi inammissibile perché contenente censure
non consentite nel giudizio di legittimità, in quanto concernenti la ricostruzione
e la valutazione del fatto nonché l’apprezzamento del materiale probatorio,

ha fornito una congrua e adeguata motivazione, immune da censure logiche
perché basata su corretti criteri di inferenza, espressi in un ragionamento
fondato su condivisibili massime di esperienza.

2. Il ricorso si appalesa, poi, generico “per aspecificità”, atteso che il
ricorrente non si confronta con le argomentazioni esposte dalla Corte
territoriale a confutazione dei motivi di appello e con quelle già esposte dal
primo giudice. È, infatti, inammissibile il ricorso per cassazione fondato su
motivi non specifici che ripropongono le stesse ragioni già esaminate e ritenute
infondate dal giudice del gravame o che risultano carenti della necessaria
correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione impugnata e quelle
poste a fondamento dell’impugnazione (cfr. tra le tante sez. 4, n. 18826 del
09/02/2012, Rv. 253849; più recentemente sez. 3, n. 53127 del 29/11/2016).
Va ribadito che è inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che
ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute, anche implicitamente,
infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non
specifici (sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Rv. 253849, cit.; sez. 4, n. 256 del
18/09/1997, dep.1998, Ahmetovic, Rv. 210157; sez. 4, n. 44139 del
27/10/2015).
3.

Mette, poi, conto evidenziare che in tema di concorso di

circostanze, il giudizio di comparazione risulta sufficientemente motivato
quando il giudice, nell’esercizio del potere discrezionale previsto dall’art. 69
cod. pen. scelga la soluzione dell’equivalenza, anziché della prevalenza delle
attenuanti, ritenendola quella più idonea a realizzare l’adeguatezza della pena
irrogata in concreto (cfr. Sez. 2, n. 31531 del 16/05/2017 Ud. -dep.
26/06/2017- Rv. 270481).
4. Giova, infine, rammentare che la valutazione dei vari elementi
rilevanti ai fini della dosimetria della pena rientra nei poteri discrezionali del
giudice il cui esercizio (se effettuato nel rispetto dei parametri valutativi di cui
all’art. 133 c.p., come nel caso di specie) è censurabile in cassazione solo
quando sia frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico. Ciò che qui deve

profili del giudizio rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito che

senz’altro escludersi (sez. 2, n.45312 del 03/11/2015; sez. 4 n.44815 del
23/10/2015).

5. Segue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa
delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di € 2.000,00
a titolo di sanzione pecuniaria.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento e al versamento della somma di duemila euro
alla Cassa delle ammende.
Così deciso il 17/01/2018
Il Consigliere estensore
Antonio – • nardo Tanga

P.Q.M.

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