Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2215 del 04/11/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 2215 Anno 2016
Presidente: FRANCO AMEDEO
Relatore: DI NICOLA VITO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Galizia Concetta, nata a Archi il 27-04-1933
avverso la sentenza del 08-10-2014 della Corte di appello di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha
concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito per la ricorrente l’avvocato Teresa Gigliotti che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso rappresentando che la ricorrente è nelle more
dededuta;

Data Udienza: 04/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. È impugnata la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di
appello di Roma ha confermato quella resa dal tribunale di Velletri, Sezione
distaccata di Frascati, con la quale Concetta Galizia è stata condannata alla pena
di mesi tre di arresto ed euro 25.000 di ammenda per i reati previsti (Capo A)
dall’articolo 44, comma 1, lettera c) d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 per aver
eseguito, in assenza del permesso di costruire del nulla osta paesistico in area

realizzata con blocchetti di cemento pieni che fuoriuscivano dal piano di
campagna di cm 40 sui quali era stato montato un manufatto in legno destinato
a civile abitazione articolato su un solo piano coperto direttamente a tetto a due
falde, manufatto esternamente finito con porte e finestre montate ed
internamente ancora da rifinire, essendo in corso di realizzazione i lavori di
tramezzatura e degli impianti tecnologici; del reato (capo B) previsto
dall’articolo 95 d.p.r. numero 380 del 2001 perché, avendo realizzato le opere in
precedenza descritte in zona sismica, ometteva di darne preventivo avviso
scritto ai competenti uffici, avendo iniziato le opere senza aver atteso il rilascio
dell’autorizzazione all’inizio dei lavori del competente ufficio tecnico regionale;
del reato (capo C) previsto dall’articolo 181 decreto legislativo 22 gennaio 2004,
n. 42 perché, in difetto del nulla osta dell’ente regione, realizzava su un bene
ambientale (vincolato perché insistente in zona dichiarata di notevole interesse
pubblico ai sensi del decreto ministeriale 18 ottobre 1994 – In Gazzetta Ufficiale
n. 153 del 3 novembre 1954) le opere di cui al capo a), che arrecavano
pregiudizio all’aspetto esteriore oggetto di tutela; del reato (capo D) previsto
dagli articoli 13 e 30 legge 1991, n. 394 per aver eseguito le opere di cui al capo
A) in zona protetta del Parco regionale dei Castelli Romani senza il preventivo
nullaosta dell’ente Parco preposto alla tutela del vincolo. In Rocca Priora, il 16
novembre 2010.
Nel pervenire alla suddetta conclusione la Corte d’appello – dopo aver
rigettato l’eccezione di difetto di notifica in quanto vi era stata una chiara
elezione di domicilio e l’addetto postale non era tenuto a svolgere indagini casa
per casa, laddove incombeva all’interessata di dover comunicare eventuali
cambiamenti di domicilio – affermava che, sulla base delle foto versate in atti e
della descrizione delle cose e dei luoghi contenuta nel verbale di sequestro,
eseguito peraltro alla presenza dell’imputata, i reati dovevano ritenersi
pienamente sussistenti in quanto, qualunque fosse stata la destinazione del
bene, era certo che si trattava di una struttura stabile, non poggiata ma fissata
su fondazione di cemento e apparentemente, per quanto già realizzato, destinata
ad abitazione.

2

vincolata, interventi edilizi di nuova costruzione consistenti in una fondazione

.,

La responsabilità soggettiva doveva poi ritenersi sussistente a carico della
ricorrente sul rilievo che la proprietaria del terreno era la persona direttamente
interessata ai lavori che su di esso venivano realizzati. Nella specie, il soggetto
interessato in prima persona all’esecuzione dell’opera era proprio la ricorrente
che veniva nominata custode del bene sequestrato.
Quanto al trattamento sanzionatorio, la Corte del merito riteneva la pena
adeguatamente determinata in misura minima.

2. Per la cassazione dell’impugnata sentenza, ricorre personalmente
Concetta Galizia affidando il gravame ai seguenti tre motivi.
2.1. Con il primo motivo la ricorrente deduce l’inosservanza delle norme
processuali stabilite appena di nullità (articolo 606, comma 1, lettera c), codice
di procedura penale in relazione agli articoli 178, 180 e 170, comma 3, stesso
codice).
Assume come degli atti risultasse che, in relazione al presente
procedimento, la ricorrente avesse eletto domicilio presso la propria abitazione in
Roma alla via Ardeatina n. 590, luogo nel quale, in un primo momento, venne
tentata la notificazione del decreto di citazione a giudizio per il processo di primo
grado a mezzo del servizio postale. Poiché tuttavia l’agente postale, incaricato
del recapito, non reperì il nominativo della ricorrente sulla cassetta postale
restituì al mittente il plico contenente l’atto da notificare con la dicitura
“destinatario irreperibile”. In conseguenza di ciò, il competente ufficio UNEP inviò
il predetto decreto di citazione a giudizio ai difensori dell’imputata ai sensi
dell’articolo 161, comma 4, codice di procedura penale. All’udienza del 27
maggio 2013 la difesa sollevò tempestivamente l’eccezione relativa al mancato
rispetto della procedura indicata nell’articolo 170, comma 3, codice di procedura
penale in relazione alla notificazione del decreto di citazione a giudizio,
invocando la nullità per mancato perfezionamento della notificazione dell’atto, in
quanto non vi era stata alcuna notificazione con i “modi ordinari” (come
prescrive l’art. 170, comma 3, cod. proc. pen., a seguito del tentativo fatto a
mezzo del servizio postale.
L’eccezione, tempestivamente proposta in primo grado e reiterata con i
motivi appello, è stata, secondo la ricorrente, disattesa in violazione di quanto
dispone l’articolo 170, comma 3, del codice di procedura penale ed essendo
perciò la sentenza impugnata incorsa nel vizio denunciato.
2.2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la mancanza di motivazione
su un punto decisivo per il giudizio (articolo 606, comma 1, lettera e), codice di
procedura penale in relazione agli articoli 178, 180 e 170, comma 3, stesso
codice), sul rilievo che la Corte d’appello ha respinto l’eccezione di nullità,
enunciata nel precedente motivo di gravame, con motivazione apparente, ossia

3

.,

mancante, e comunque incongrua non essendosi la Corte territoriale fatta carico
di rispondere alle doglianze specificamente proposte con i motivi di appello.
2.3. Con il terzo motivo la ricorrente denunzia la mancanza, la
contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione su punti decisivi per il
giudizio in relazione alla condanna per tutti i reati contestati nei capi di
imputazione (articolo 606, comma 1, lettera e), codice di procedura penale).
Sostiene la ricorrente che la Corte d’appello ha condiviso le conclusioni del
primo giudice ritenendo provati i reati contestati attraverso un mero rinvio al
verbale di sequestro e al materiale fotografico, incorrendo nel vizio di

formulate dall’appellante ed eludendo in questo modo l’obbligo di motivazione
con conseguente vanificazione del doppio grado di giurisdizione. Infatti, tra le
censure mosse dalla difesa, vi era quella per cui nessun accertamento in merito
alla consistenza e alla funzionalità dell’opera era stato fatto, pur in presenza di
elementi in grado di suggerirne la natura precaria, rilevando come tale carenza si
riverberasse sulla prova che il fatto costituisse reato, atteso che nel materiale
fotografico in atti non era visibile alcun elemento che potesse far ritenere certa la
destinazione funzionale del manufatto a privata abitazione, destinazione che
invece la Corte territoriale ha ritenuto provata sulla base di due fotografie che
mostravano unicamente una sorta di casupola in legno poggiata su fondamenta
in mattoni.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Sulla base della prospettazione difensiva secondo la quale risultava al
difensore stesso il decesso dell’imputata, è stata acquisita dalla Cancelleria la
certificazione anagrafica dalla quale emerge che la ricorrente è deceduta in data
13 settembre 2015 in Roma, con la conseguenza che la sentenza impugnata
deve essere annullata senza rinvio nei confronti di Concetta Galizia, ai sensi degli
artt. 69 e 129 cod. proc. pen., perché i reati a lei ascritti sono estinti per morte
dell’imputata.
P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per
morte dell’imputata.
Così deciso il 04/11/2015

motivazione denunciato per aver omesso qualsiasi collegamento con le doglianze

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