Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22124 del 17/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 22124 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: TANGA ANTONIO LEONARDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FILIP ION nato il 26/03/1973

avverso la sentenza del 20/02/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO LEONARDO TANGA;

Data Udienza: 17/01/2018

N. 43
MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso proposto dall’imputato in epigrafe avverso sentenza
recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato ascrittogli è
manifestamente infondato e quindi inammissibile perché contenente censure
non consentite nel giudizio di legittimità, in quanto concernenti la ricostruzione

del giudice di merito che ha fornito una congrua e adeguata motivazione,
immune da censure logiche perché basata su corretti criteri di inferenza,
espressi in un ragionamento fondato su condivisibili massime di esperienza.

2. Il ricorso si appalesa, poi, generico “per aspecificità”, atteso che
il ricorrente non si confronta con le argomentazioni esposte dalla Corte
territoriale a confutazione dei motivi di appello e con quelle già esposte dal
primo giudice. È, infatti, inammissibile il ricorso per cassazione fondato su
motivi non specifici che ripropongono le stesse ragioni già esaminate e
ritenute infondate dal giudice del gravame o che risultano carenti della
necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione
impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione (cfr. tra le tante
sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Rv. 253849; più recentemente sez. 3, n.
53127 del 29/11/2016). Va ribadito che è inammissibile il ricorso per
cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse
e ritenute, anche implicitamente, infondate dal giudice del gravame,
dovendosi gli stessi considerare non specifici (sez. 4, n. 18826 del
09/02/2012, Rv. 253849, cit.; sez. 4, n. 256 del 18/09/1997, dep.1998,
Ahmetovic, Rv. 210157; sez. 4, n. 44139 del 27/10/2015).
2.1. Giova, infine, rammentare che la valutazione dei vari elementi
rilevanti ai fini della dosimetria della pena rientra nei poteri discrezionali del
giudice il cui esercizio (se effettuato nel rispetto dei parametri valutativi di
cui all’art. 133 c.p., come nel caso di specie) è censurabile in cassazione solo
quando sia frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico. Ciò che qui deve
senz’altro escludersi (sez. 2, n.45312 del 03/11/2015; sez. 4 n.44815 del
23/10/2015).

3. Segue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa
delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di C 2.000,00
a titolo di sanzione pecuniaria.

e la valutazione del fatto, profili del giudizio rimessi alla esclusiva competenza

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento e al versamento della somma di duemila euro
alla Cassa delle ammende.

Il Consiglier

stensore

Antonio Leo

do Tanga

Così deciso il 17/01/2018

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