Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22113 del 17/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 22113 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: TANGA ANTONIO LEONARDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FILIPPINI FRANCESCO nato il 03/07/1979 a CATANIA

avverso la sentenza del 18/04/2017 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO LEONARDO TANGA;

Data Udienza: 17/01/2018

N. 32
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso proposto dall’imputato in epigrafe avverso sentenza
recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato ascrittogli è
manifestamente infondato e quindi inammissibile perché contenente censure
non consentite nel giudizio di legittimità, in quanto concernenti la ricostruzione
e la valutazione del fatto nonché l’apprezzamento del materiale probatorio,

ha fornito una congrua e adeguata motivazione, immune da censure logiche
perché basata su corretti criteri di inferenza, espressi in un ragionamento
fondato su condivisibili massime di esperienza.
2. Il ricorso si appalesa, poi, generico “per aspecificità”, atteso che
il ricorrente non si confronta con le argomentazioni esposte dalla Corte
territoriale a confutazione dei motivi di appello e con quelle già esposte dal
primo giudice. È, infatti, inammissibile il ricorso per cassazione fondato su
motivi non specifici che ripropongono le stesse ragioni già esaminate e
ritenute infondate dal giudice del gravame o che risultano carenti della
necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione
impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione (cfr. tra le tante
sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Rv. 253849; più recentemente sez. 3, n.
53127 del 29/11/2016). Va ribadito che è inammissibile il ricorso per
cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse
e ritenute, anche implicitamente, infondate dal giudice del gravame,
dovendosi gli stessi considerare non specifici (sez. 4, n. 18826 del
09/02/2012, Rv. 253849, cit.; sez. 4, n. 256 del 18/09/1997, dep.1998,
Ahmetovic, Rv. 210157; sez. 4, n. 44139 del 27/10/2015).
2.1. Occorre, inoltre, riaffermare che, per la regola della
“autosufficienza del ricorso”, il ricorrente che intenda dedurre un vizio di
notifica al difensore ha il preciso onere di suffragare la validità del suo
assunto mediante l’allegazione degli atti relativi, posto che la mera
affermazione della sussistenza del detto vizio non consente un effettivo
apprezzamento del vizio dedotto e che in sede di legittimità è preclusa alla
Corte una lettura totale degli atti (v. sez. 3, n.13005 del 27/11/2014; sez.
3, n. 43322 del 02/07/2014, Rv. 260994; sez. 2, n. 21780 del 28/05/2014).
Nella specie, poi, trova applicazione il principio secondo cui l’inosservanza
del termine di venti giorni, stabilito dall’art. 601, comma quinto, cod. proc.
pen., per la notifica dell’avviso al difensore della data fissata per il giudizio
di appello, integra una nullità relativa, deducibile nel termine di cui all’art.
491 cod. proc. pen., con la conseguenza che la relativa eccezione non può
essere proposta per la prima volta in sede di legittimità (cfr. Sez. 3, n. 13109
del 01/02/2017 Ud. -dep. 17/03/2017- Rv. 269337).

profili del giudizio rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito che

2.2. Quanto al diniego di riconoscimento della attenuante di cui
all’art. 62, n. 4, c.p., devesi rammentare che tutte le censure relative alla
dosimetria della pena vanno ritenute manifestamente infondate in quanto la
motivazione addotta dalla Corte territoriale deve ritenersi ampia, congrua,
logica e coerente con gli evidenziati elementi negativi, sicché non è
censurabile in questa sede di legittimità, essendo stato correttamente
esercitato il potere discrezionale spettante al giudice di merito in ordine al
trattamento sanzionatorio. La valutazione dei vari elementi rilevanti ai fini

esercizio (se effettuato nel rispetto dei parametri valutativi di cui all’art. 133
c.p., come nel caso di specie) è censurabile in cassazione solo quando sia
frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico. Ciò che qui deve senz’altro
escludersi (sez. 2, n.45312 del 03/11/2015; sez. 4 n.44815 del
23/10/2015). Nella specie il giudice del merito ha -seppure sinteticamenteevidenziato come il danno cagionato non può essere ritenuto di particolare
tenuità.
2.3. Basterà, infine, ribadire che soprattutto dopo la specifica
modifica dell’art. 62-bis c.p. operata con il D.L. 23 maggio 2008, n. 2002
convertito con modifiche dalla L. 24 luglio 2008, n. 125, è assolutamente
sufficiente che il giudice si limiti a dar conto, come nel caso in esame, di
avere valutato e applicato i criteri di cui all’art.133 c.p. In tema di attenuanti
generiche, infatti, posto che la ragion d’essere della relativa previsione
normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più
favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione
di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto
che di esso si è reso responsabile, la meritevolezza di detto adeguamento
non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da dar luogo
all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di
giustificarne sotto ogni possibile profilo l’affermata insussistenza. Al
contrario, secondo una giurisprudenza consolidata di questa Corte Suprema,
è la suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi
l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli
elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del
trattamento sanzionatorio (così, ex plurimis, sez. 1, n. 11361 del
19/10/1992, Gennuso, rv. 192381; sez. 1 n. 12496 del 02/09/1999,
Guglielmi ed altri, rv. 214570; sez. 6, n. 13048 del 201/06/2000, Occhipinti
ed altri, rv. 217882; sez. 1, n. 29679 del 13/06/2011, Chiofalo ed altri, rv.
219891). In altri termini, dunque, va ribadito che l’obbligo di analitica
motivazione in materia di circostanze attenuanti generiche qualifica la
decisione circa la sussistenza delle condizioni per concederle e non anche I
decisione opposta (cfr. sez.2, n. 38383 del 10/07/2009, Squillace ed altro
rv. 245241, e sez.4, n. 43424 del 29/09/2015). Nella specie il Giudice del
merito ha pure motivato il diniego (v. pag. 2 della sentenza impugnata).

della dosimetria della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice il cui

2.4. In ogni caso la valutazione dei vari elementi rilevanti ai fini della
dosimetria della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice il cui esercizio
(se effettuato nel rispetto dei parametri valutativi di cui all’art. 133 c.p., come
nel caso di specie) è censurabile in cassazione solo quando sia frutto di mero
arbitrio o di ragionamento illogico. Ciò che qui deve senz’altro escludersi (sez.
2, n.45312 del 03/11/2015; sez. 4 n.44815 del 23/10/2015).

pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa
delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di C 2.000,00
a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento e al versamento della somma di duemila euro
alla Cassa delle ammende.
Così deciso il 17/01/2018
Il Co sigliere estensore
Anta

Leonardo Tanga

3. Segue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al

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