Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22063 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 4 Num. 22063 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MICCICHE’ LOREDANA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VISCONTI MARCO nato il 14/11/1954 a MONOPOLI

avverso la sentenza del 20/10/2017 del GIP TRIBUNALE di ALESSANDRIA
sentita la relazione svolta dal Consigli

LOREDANA MICCICHE’;

IS

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Alessandria, con
sentenza del 20 ottobre 2017, applicava ex artt. 444 ss. cod.proc.pen. a Visconti
Marco, su richiesta delle parti, ritenuto il vincolo della continuazione con il reato di
cui alla sentenza del 27 maggio 2016 del GIP presso il Tribunale di Alessandria
(irrevocabile il 7 marzo 2017), la pena di mesi dieci di reclusione ed euro 1.200,00
di multa, per i reati p. e p. dagli artt. 73, commi 1 e 4, e 80, d.P.R. 309/1990,

carcere, 1 involucro contenente sostanza stupefacente di tipo hashish, del peso
netto complessivo di 12 grammi e con un contenuto di principio attivo pari a 0,989
grammi, occultandolo all’interno della tasca dei pantaloni, nonché, a fine di cessione
a terzi, 8 involucri contenenti sostanza stupefacente di tipo eroina, del peso netto
complessivo di 3,66 grammi e con un contenuto di principio attivo pari a 0,056
grammi, occultandoli all’interno di uno zainetto riposto all’interno dell’armadietto
ove aveva lasciato i propri effetti personali. Con l’aggravante di aver commesso il
fatto all’interno di una struttura carceraria.
2. L’imputato, a mezzo del proprio difensore di fiducia, propone ricorso per
cassazione, lamentando l’illegalità della pena inflitta in relazione al duplice aumento
operato dal giudice per il vincolo della continuazione, che appare calcolato del tutto
erroneamente, nonché il conseguente difetto di correlazione tra la richiesta delle
parti e la sentenza.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è da dichiararsi inammissibile, nelle forme di cui all’art. 610, c.

5-bis,

cod.proc.pen., in quanto presentato al di fuori dei casi nei quali può essere proposto
ricorso per cassazione avverso sentenza di patteggiamento, a norma dell’art. 448,
c. 2-bis, cod . proc. pen.
2. In base al testo del comma 2-bis dell’art. 448 cod.proc.pen., come introdotto
dalla legge n. 103 del 2017 in vigore dal 3 agosto 2017, il ricorso avverso la
sentenza di patteggiamento è proponibile solo per motivi attinenti all’espressione
della volontà dell’imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza,
all’erronea qualificazione giuridica del fatto ed all’illegalità della pena o della misura
di sicurezza. Di conseguenza, la sentenza che recepisce l’accordo fra le parti va
considerata sufficientemente motivata con una succinta descrizione del fatto
(deducibile dal capo d’imputazione), con l’affermazione della correttezza della
qualificazione giuridica di esso, con il richiamo all’art. 129 cod.proc.pen., per
escludere la ricorrenza di alcuna delle ipotesi ivi previste, con la verifica della
1

perché illecitamente deteneva, al fine di cederlo a Visconti Angelo, ristretto in

congruità della pena patteggiata ai fini e nei limiti di cui all’art. 27 Cost. (Sez. 4, n.
34494 del 13/7/2006, P.G. in proc. Koumya, Rv. 234824), in quanto la richiesta
consensuale di applicazione della pena si traduce in una scelta processuale che
implica la rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa i cui termini
formali e sostanziali sono stati totalmente accettati dalle parti con la richiesta ex
art. 444 cod.proc.pen., come pure è stata accettata la dosimetria sanzionatoria.
3. Nel caso di specie, in particolare, è stata eccepita l’illegalità della pena, ravvisata

momento che l’aumento complessivo per la continuazione ha condotto da mesi 6 di
reclusione ed euro 750,00 di multa ad anni 1 e mesi 3 di reclusione ed euro
1.900,00 di multa (pena poi abbattuta per il rito a quella finale di mesi 10 di
reclusione ed euro 1.200,00 di multa), ossia all’interno della forbice prevista
dall’art. 81, cpv., cod.pen e comunque in linea con il patto intercorso tra le parti.
4. Deve riconoscersi pertanto una causa di inammissibilità del ricorso dichiarabile
de plano, ai sensi delle modifiche apportate con legge n. 103 del 2017, cui segue,

per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al
versamento alla cassa delle ammende di una somma a titolo di multa, come da
dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 23 marzo 2018.
Il Consigliere estensore
5.96,

nell’errato calcolo della continuazione. In realtà, nessuna illegalità è rilevabile, dal

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