Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22056 del 13/02/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 22056 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
RONDINELLI PASQUALE nato il 14/10/1980 a FILADELFIA

avverso l’ordinanza del 23/11/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANZARO
sentita la r zione svolta dal Consigliere EMANUELE DI SALVO;
tite le conclusioni del PG PIETRO GAETA
Il P. c. Gaeta Pietro conclude per l’inammissibilità.
Alle ore 10,39 si attesta la presenza in aula dell’avvocato RANIA STEFANIA
difensore di Rondinelli Pasquale.
Udito il difensore

Data Udienza: 13/02/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Rondinelli Pasquale ricorre per cassazione avverso l’ordinanza in epigrafe

indicata, che ha confermato il provvedimento applicativo della misura
intramurale, in ordine ai delitti di cui agli artt. 73, commi 1 e 4, e 80 d. P. R. n.
309 del 1990; 2 e 7 I. 895 del 1967, 23 I. 110 dei 1975 e 648, comma 2, cod.
pen.

2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché egli, già

rinvenute pistole, fucili, munizioni, polvere pirica, polvere da sparo e marijuana,
ha ammesso la disponibilità di un involucro con “erba”, di due fucili, due pistole,
di cui una priva di caricatore, e di pezzi d’arma, rinvenuti in un bosco. Non è poi
vero che la droga sia stata trovata sul terrazzo. Così come non è vero che le
munizioni e la polvere pirica siano state rinvenute negli stessi luoghi dove è stato
trovato lo stupefacente, poiché nel pollaio non sono state rinvenute munizioni
ma solo marijuana e polvere pirica mentre nel sottotetto sono state ritrovate
munizioni e polvere pirica ma non droga.
2.1. Non vi è adeguata motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze
cautelari, tanto più che l’indagato è incensurato, che è reo confesso e che è
giudice popolare da numerosi anni e quindi privo di qualunque collegamento con
la criminalità organizzata del territorio. Ingiustificatamente è stata negata la
misura degli arresti donniciliari, anche in Roma, dove vive il fratello, nonostante il
ricorrente abbia fatto presente di essere affetto da un linfoma e di essere
portatore di Bardport, con conseguente necessità di continue cure. Al riguardo, la
relazione richiesta dall’Autorità – giudiziaria al responsabile del servizio Sanitario
penitenziario del carcere di Vibo Valentia non risultava ancora pervenuta al
momento della trasmissione degli atti al Tribunale del riesame ma, nonostante
ciò, quest’ultimo ha deciso, respingendo il gravame.
Si chiede pertanto annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 primo motivo di ricorso esula dal numerus clausus delle censure deducibili
in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di
ricostruzione del fatto riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui
determinazioni, al riguardo, sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette
da motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logicogiuridico seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum. In tema di misure
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nell’immediatezza della perquisizione domiciliare durante la quale sono state

cautelari personali, infatti,

allorché, come nel caso in disamina, venga

denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento
emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di
colpevolezza, alla Corte suprema spetta il compito di verificare, in relazione alla
peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il
giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l’hanno
indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell’indagato,
controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli

governano l’apprezzamento delle risultanze probatorie. La richiesta di riesame ha
infatti, come mezzo d’impugnazione, la precipua funzione di sottoporre a
controllo la validità dell’ordinanza cautelare con riguardo ai requisiti enumerati
dall’art. 292 cod. proc. pen. e ai presupposti ai quali è subordinata la legittimità
del provvedimento coercitivo. La motivazione della decisione del tribunale del
riesame, dal punto di vista strutturale, deve pertanto conformarsi al modello
delineato dalla citata norma, che si ispira al modulo di cui all’ art. 546 cod.
proc. pen., con gli adattamenti resi necessari dal particolare contenuto della
pronuncia cautelare, non fondata su prove ma su indizi e tendente
all’accertamento non della responsabilità ma di una qualificata probabilità di
colpevolezza. Nei procedimenti incidentali

de libertate,

lo sviluppo della

motivazione è conseguentemente inficiato dalla mancanza di approfondimento
critico e di rigore argomentativo, allorchè l’asserto relativo al carattere di gravità
degli indizi non trovi giustificazione in un organico e coerente apprezzamento
degli elementi di prova né risulti articolato attraverso passaggi logici dotati
dell’indispensabile solidità (Cass., Sez. U., 22-3-2000, Audino).
1.1. Nel caso di specie, il Tribunale ha evidenziato la rilevanza probatoria delle
risultanze della perquisizione domiciliare espletata dalla polizia giudiziaria, con il
conseguente rinvenimento di 1,783 kg di marivana e di armi da fuoco, alcune
delle quali recanti matricola abrasa o comunque non riconoscibile, per effetto di
successiva punzonatura, nonché di munizioni e di polvere pirica e da sparo. Dalle
cadenze motivazionali dell’ordinanza impugnata è dunque enucleabile una
ricostruzione dei fatti precisa e circostanziata, avendo il Tribunale preso in
esame tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuto alle proprie conclusioni
attraverso una disamina completa ed approfondita delle risultanze processuali, in
nessun modo censurabile sotto il profilo della razionalità, e sulla base di
apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di
manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede. D’altronde, in tema di
sindacato del vizio di motivazione, il compito del giudice di legittimità non è

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elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che

quello di sovrapporre la propria valutazione del fatto a quella compiuta dai
giudici di merito, bensì di stabilire se, come nel caso in disamina, questi ultimi
abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, dando esaustiva e
convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano esattamente
applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno
giustificato la scelta di determinate conclusioni, a preferenza di altre ( Sez. U.1312-1995, Clarke, Rv. 203428), essendo consentito alla Corte regolatrice
esclusivamente l’apprezzamento della logicità della motivazione (cfr., ex

5-7-2004,Scarcella,; Sez. 5 , n.22771 del 15-4-2004, Antonelli).
2. Nemmeno il secondo motivo di ricorso può trovare accoglimento, poiché la
valutazione delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 cod. proc. pen. integra un
giudizio di merito che, se supportato da motivazione esente da vizi logicogiuridici, è insindacabile in cassazione ( Cass. 2-8-1996 , Colucci). In presenza,
al riguardo, di motivazione adeguata, anche in relazione all’indicazione delle
ragioni per le quali eventuali misure gradate vengano ritenute inidonee e non
proporzionate all’entità e gravità dei fatti di reato (Cass., 21-7-1992, Gardino,
Rv. 191652 ; Cass. 26-5-1994, Montaperto, Rv. 199030), le determinazioni del
giudice a quo sfuggono infatti al sindacato di legittimità, al quale è estraneo
ogni profilo di rivalutazione nel merito delle relative statuizioni.
2.1. Al riguardo, il Tribunale ha evidenziato il pericolo concreto e attuale di
reiterazione di condotte criminose, in considerazione della molteplicità delle
violazioni; della pluralità delle armi rinvenute, alcune con matricola abrasa; dei
probabili contatti con la criminalità organizzata e della reticenza dimostrata nello
spiegare la provenienza della droga e delle armi, escludendo che tale pericolo
possa essere scongiurato con la misura degli arresti domiciliari, anche se
accompagnati dall’applicazione del mezzo elettronico. In ordine ai problemi di
salute evidenziati dalla difesa, il Tribunale ha correttamente posto in rilievo la
necessità di approfonditi accertamenti sanitari a e la conseguente possibilità, per
l’indagato, di proporre, all’esito di questi ultimi, distinta istanza, ai sensi dell’art.
299 cod. proc. pen. Trattasi di apparato giustificativo adeguato, esente da vizi
logico-giuridici ed aderente ad una corretta impostazione concettuale in tema di
motivazione del provvedimento cautelare, segnatamente in relazione al
parametro di cui all’art 275 cod. proc. pen., in quanto ancorato a specifiche
circostanze di fatto (Cass., Sez. 3, n. 306 del 3-12-2003, dep. 2004, Scotti) e
pienamente idoneo ad individuare, in modo puntuale e dettagliato, gli elementi
atti a denotare l’attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione criminosa,
non fronteggiabile con misure meno gravose di quelía disposta (Cass., 24-5-

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plurimis, Cass. Sez. fer. , n. 36227 del 3-9-2004 ,Rinaldi; Sez. 5, n.32688 del

1996, Aloè, Rv. 205306); con esclusione di ogni congettura ( Cass., 19-9-1995,
Lorenzetti) e attenta focalizzazione dei termini dell’attuale ed effettiva
potenzialità di commettere determinati reati, connessa alla disponibilità di mezzi
e alla possibilità di fruire di circostanze che renderebbero altamente probabile la
ripetizione di delitti della stessa specie (Cass. 28-11-1997, Filippi , Rv. 209876;
Cass. 9-6-1995, Biancato, Rv. 202259).

3. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del

determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende. Copia del
presente provvedimento va trasmessa al Direttore dell’Istituto penitenziario
competente, perché provveda a quanto stabilito dall’art 94, comma 1-ter, disp.
att. cod. proc. pen.

PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende. Dispone inoltre che copia del presente provvedimento venga
trasmessa al Direttore dell’Istituto penitenziario competente, perché provveda a
quanto stabilito dall’art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso in Roma, il 13-2-2018.

ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila,

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