Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22019 del 13/02/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 22019 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: BELLINI UGO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:

MONTANARO Michele nato a Taranto il 3.4.1958

Avverso la sentenza della Corte di Appello sez.distacc. Taranto in data 15.3.2017

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere dott.Ugo Bellini;

udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Pietro Gaeta il quale ha chiesto pronunciarsi la inammissibilità del ricorso.

1

Data Udienza: 13/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1.La Corte di Appello di Lecce confermava in punto di responsabilità la
sentenza del Tribunale di Taranto la quale aveva riconosciuto MONTANARO
Michele colpevole del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della
disciplina della circolazione stradale, per avere investito un pedone che aveva
intrapreso l’attraversamento al di fuori di strisce pedonali, provocandogli lesioni

2. Il giudice di appello evidenziava che sulla base degli accertamenti acquisiti
agli atti e dell’esame testimoniale il mancato tempestivo avvistamento del
pedone, intento nell’attraversamento della sede stradale, era senz’altro
attribuibile a colpa del conducente, in ragione della velocità tenuta dal veicolo,
superiore a quella consentita e della pericolosità del tratto stradale percorso (in
prossimità di incrocio e con traffico intenso) e in condizioni di visibilità non
ottimali (imbrunire).

3. Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione Montanari Michele
assumendo violazione di legge e vizio motivazionale

in relazione alla

addebitabilità del sinistro al ricorrente e alla sussistenza del rapporto di causalità
con l’evento in ragione di una condotta eccezionale e imprevedibilie della
persona offesa la quale si era avventurata in attraversamento della carreggiata
in un punto in cui il flusso della circolazione era particolarmente intenso e la
visuale era ostacolata dalla presenza di altri veicoli, così da potersi affermare, la
sussistenza di una colpa in capo al Montanaro.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Ritiene il collegio che il primo motivo di ricorso sia manifestamente
infondato, in quanto teso ad ottenere una rilettura degli elementi di prova che
non è consentita in questa sede, laddove le censure concernenti asserite carenze
argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e
dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono, infatti,
proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione
sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo,
esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti
sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di
una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della
sentenza impugnata.

personali da cui era conseguita la morte.

Il ricorso, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione della
sentenza impugnata, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto, e pertanto immune da vizi di legittimità in quanto il giudice territoriale ha
rappresentato, in termini del tutto coerenti con le risultanze processuali che, la
condotta di guida del MONTANARO fu certamente improntata a colpa, in ragione
della velocità tenuta, mentre il rispetto del limite previsto avrebbe consentito al
conducente del veicolo di compiere adeguata manovra di salvezza.

territoriale ha poi rappresentato che le particolari condizioni di traffico, di
visibilità di prossimità ad un incrocio avrebbero dovuto imporre al conducente del
veicolo investitore non solo il rispetto dei limiti di velocità prescritti dalle norme
di riferimento quanto, più in generale, di conformare la condotta di guida a
particolare prudenza e circospezione, con riferimento ai precetti di cui all’art.141
Cos. Della Strada soprattutto quando, come nel caso in specie, la visibilità era
limitata dalla presenza di altri veicoli e doveva ritenersi prevedibile, in prossimità
di un incrocio, l’attraversamento di un pedone.

3. Sotto questo profilo pertanto il giudice di appello ha svolto buon governo
delle risultanze processuali escludendo la ricorrenza di elementi eccezionali
perturbatori che possano avere precluso al MONTANARO la possibilità di
percepire l’attraversamento intrapreso dal pedone, laddove la giurisprudenza
del S.C. esclude la responsabilità del conducente, in ipotesi di investimento del
pedone che attraversi la sede stradale, solo allorquando lo stesso si trovi

nella

oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i
movimenti, attuati in modo rapido, inatteso e imprevedibile (sez.IV, 2.7.2013
n.33207; 16.4.2008 n.20027).

4. Il secondo motivo di ricorso, che attiene al vizio del percorso motivazionale
della decisione impugnata, è assertivo e assolutamente privo di qualsiasi
concreto riferimento ai punti della decisione che si è inteso aggredire, limitandosi
il ricorrente a riportare massime giurisprudenziali sui vizi della motivazione,
piuttosto che criticare specifici passaggi motivazionali.

5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non
ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
(Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna della ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della
sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

3

2. In termini altrettanto aderenti alle emergenze processuali il giudice

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di duemila euro in favore della Cassa delle
ammende.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Ugo Bellini

Patrizia piccialli

o

Così deciso in Roma il 13.2.2018

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