Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 22 del 17/11/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 22 Anno 2016
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: MONTAGNI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TIANO MARCO N. IL 06/01/1983
avverso la sentenza n. 6942/2012 CORTE APPELLO di ROMA, del
12/02/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

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Udito, per ,parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

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Data Udienza: 17/11/2015

Ritenuto in fatto
1. Tiano Marco, a mezzo del difensore, ha proposto ricorso per cassazione
avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma in data 12.02.2013, con la
quale è stata confermata la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Roma il
19.10.2011, nei confronti del prevenuto, in ordine al reato di cui all’art. 186,
comma 2, lett. c), cod. strada.
Il ricorrente con il primo motivo deduce l’inosservanza di norme processuali,
stabilite a pena di nullità, in riferimento alla notifica del decreto di citazione relativo

grado, aveva eccepito la nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio,
che, erroneamente non era stata effettuata presso il domicilio dichiarato.
L’esponente rileva che l’ufficiale giudiziario, in sede di notifica dell’estratto
contumaciale, ebbe a dichiarare che l’imputato risultava trasferito, dichiarazione
logicamente incompatibile con quanto dichiarato in sede di notifica del decreto di
citazione a giudizio, circa il fatto che Tiano risultava sconosciuto.
Ciò posto, il deducente rileva che la notifica del decreto di citazione relativo
al giudizio di appello è stata illegittimamente effettuata ai sensi dell’art. 161,
comma 4, cod. proc. pen., non essendo stata preceduta dal tentativo di notifica
presso il domicilio dichiarato. Osserva che la Corte di Appello ha errato nel censire
la relativa eccezione, disattendendo l’insegnamento espresso dalla giurisprudenza
di legittimità.
Con il secondo motivo la parte deduce il vizio motivazionale, contestando
l’affermazione di responsabilità penale. Osserva che la Corte di Appello ha replicato
alle censure che erano state dedotte, circa l’inaffidabilità del test strumentale,
facendo riferimento a valutazioni di carattere teorico-scientifico inconferenti ed
illogiche.

Considerato in diritto
1. Il ricorso in esame muove alle considerazioni che seguono.
1.1 Osserva il Collegio che sussistono i presupposti per rilevare, ai sensi
dell’art. 129, comma 1, cod. proc. pen., l’intervenuta causa estintiva del reato per
cui si procede, essendo spirato il relativo termine di prescrizione massimo pari ad
anni cinque. Deve rilevarsi che il ricorso in esame non presenta profili di
inammissibilità, per la manifesta infondatezza delle doglianze ovvero perché basato
su censure non deducibili in sede di legittimità, tali, dunque, da non consentire di
rilevare l’intervenuta prescrizione.
Pertanto, sussistono i presupposti, discendenti dalla intervenuta
instaurazione di un valido rapporto processuale di impugnazione, per rilevare e
dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen. maturate,
come nel caso di specie, successivamente rispetto alla sentenza impugnata (la
2

al giudizio di appello. Osserva che l’imputato, già nel corso del processo di primo

sentenza di condanna è stata resa in data 12.02.2013, mentre il termine è
maturato il 7.06.2013).
E’ poi appena il caso di rilevare che risulta superfluo qualsiasi
approfondimento al riguardo, proprio in considerazione della maturata prescrizione:
invero, a prescindere dunque dalla fondatezza o meno degli assunti del ricorrente, è
solo il caso di sottolineare che, secondo il consolidato orientamento della
giurisprudenza di legittimità, qualora già risulti una causa di estinzione del reato,
non rileva la sussistenza di eventuali nullità (addirittura pur se di ordine generale) o

incompatibile con il principio dell’immediata applicabilità della causa estintiva (cfr.
Cass. Sez. U, Sentenza n. 1021 del 28.11.2001, dep. 11.01.2002, Rv. 220511).
Si osserva, infine, che non ricorrono le condizioni per una pronuncia
assolutoria di merito, ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen., in considerazione delle
valutazioni rese dai giudici di merito, in ordine all’affermazione di penale
responsabilità del ricorrente. Come noto, ai fini della eventuale applicazione della
norma ora citata, occorre che la prova della insussistenza del fatto o della
estraneità ad esso dell’imputato, risulti evidente sulla base degli stessi elementi e
delle medesime valutazioni posti a fondamento della sentenza impugnata; e nella
sentenza della Corte di Appello, non sono riscontrabili elementi di giudizio indicativi
della prova evidente dell’innocenza dell’imputato.
2. Si impone pertanto l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata,
per essere il reato estinto per prescrizione.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso in Roma in data 17 novembre 2015.

di vizi di motivazione, in quanto l’inevitabile rinvio al giudice di merito è

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