Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21904 del 21/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 21904 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: ZAZA CARLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DE LAURENTIS GIACOMO nato il 20/05/1948 a MINERVINO MURGE

avverso la sentenza del 16/06/2016 della CORTE APPELLO di BARI

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Data Udienza: 21/02/2018

visti gli atti, il provvedimento impugnato, il ricorso e la memoria depositata dal
ricorrente;
udita la relazione svolta dal Consigliere Carlo Zaza;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Ferdinando Lignola, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore avv. Luigi Mastromauro, che ha concluso per l’accoglimento del

RITENUTO IN FATTO

1. Giacomo De Laurentis ricorre avverso la sentenza del 16 giugno 2016 con
la quale la Corte di appello di Bari, confermando sul punto la sentenza del
Tribunale di Trani del 26 marzo 2015, riteneva il De Laurentis responsabile del
reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale commesso quale
amministratore della Sviluppo 3000 s.r.I., dichiarata fallita il 17 giugno 2009.
La responsabilità dell’imputato era in particolare affermata per la distrazione
e la dissipazione di saldi attivi di cassa dell’importo di euro 83.698,73 e per la
tenuta della contabilità in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio e del
movimento degli affari della fallita, segnatamente omettendo di indicare l’esatto
valore delle rimanenze nella situazione contabile al momento della liquidazione
della società.

2.

Il ricorrente propone quattro motivi, ribaditi con la memoria

successivamente depositata.
2.1. Con il primo motivo deduce violazione di legge, vizio motivazionale e
omessa assunzione di prove decisive sulla sussistenza della condotta di
bancarotta patrimoniale, lamentando che la sentenza impugnata era motivata
sul punto con affermazioni apodittiche sulla condivisione della decisione di primo
grado e sulla negata validità dei motivi di appello e della documentazione
indicata dalla difesa, e che le valutazioni di irrilevanza delle dichiarazioni del
capocontabile della fallita Mastronicola sul pagamento in nero e in contanti di
alcuni dipendenti e dei manutentori e sulla conseguente impossibilità di
giustificare contabilmente le relative uscite di cassa, e di superfluità
dell’audizione dei dipendenti, richiesta a rinnovazione dell’istruttoria, erano
fondate sull’errata affermazione per la quale il Mastronicola avrebbe indicato i
pagamenti in nero in misura inferiore a quella dei saldi di cassa non rinvenuti,
laddove il riferimento del teste all’importo di euro 20.000 era limitato ad uno
solo dei quattro anni nei quali tali pagamenti erano stati effettuati.
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ricorso;

2.2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge e vizio motivazionale
sulla sussistenza della condotta di bancarotta documentale, lamentando che la
prova fornita dall’imputato, con la propria consulenza di parte e con la
produzione delle fatture, in ordine alla vendita delle rimanenze finali, era
disattesa con un generico richiamo ad irregolarità rilevate dal consulente del
pubblico ministero, peraltro contraddittorio rispetto a quanto riferito da detto
consulente e dal curatore sulla regolare tenuta della contabilità e con l’esclusione
in primo grado dell’ulteriore addebito di omessa indicazione, nel bilancio relativo

2.3. Con il terzo motivo deduce violazione di legge sulla sussistenza
dell’elemento psicologico del reato, esclusa dall’aver l’imputato agito in buona
fede nel perseguire le proprie esigenze imprenditoriali.
2.4. Con il quarto motivo deduce omessa motivazione in ordine al diniego
della prevalenza delle attenuanti generiche sull’aggravante e sulla recidiva.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il motivo dedotto sulla sussistenza della condotta di bancarotta
patrimoniale è inammissibile.
Posto che il tema in discussione non investe il dato del mancato
rinvenimento dell’attivo di cassa di cui è contestata la distrazione, ma riguarda la
plausibilità della versione difensiva per la quale la somma era impiegata per
pagamenti in nero e per contanti di alcuni dipendenti e dei manutentori della
fallita, è in primo luogo manifestamente infondata la censura di apoditticità della
motivazione della sentenza impugnata sul punto, viceversa articolata nei precisi
riferimenti alla genericità delle asserzioni della difesa, alla mancanza di
documentazione delle stesse ed all’irrilevanza in proposito delle dichiarazioni del
capocontabile Mastronicola, ove lo stesso indicava l’importo dei pagamenti di cui
sopra in una misura, quella di euro 20.000, largamente inferiore all’importo della
somma mancante; circostanza, quest’ultima, da cui si faceva coerentemente
derivare la conclusione della superfluità dell’audizione dei destinatari dei
pagamenti, i quali non avrebbero potuto che confermare un elemento per quanto
detto irrilevante.
Alle riportate argomentazioni della Corte territoriale il ricorrente oppone
altresì il rilievo per il quale il teste Mastronicola avrebbe in realtà riferito
l’importo di euro 20.000 ai pagamenti eseguiti in ciascuna delle quattro annualità
nell’arco delle quali si verificava la situazione descritta, per un totale pertanto
prossimo alla somma indicata nell’imputazione. A voler intendere la censura

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2

al 2006, di operazioni di competenza di detta annualità.

quale deduzione di un travisamento della prova, la stessa, in quanto non sorretta
dall’allegazione del verbale riportante le dichiarazioni testimoniali in questione, è
generica, secondo i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità, laddove
si sottrae all’onere di integrale allegazione degli atti il cui contenuto si assume
essere stato travisato (Sez. 2, n. 20677 del 11/04/2017, Schioppo, Rv. 270071;
Sez. 1, n. 53600 del 24/11/2016, Sanfilippo, Rv. 271635; Sez. 4, n. 46979 del
10/11/2015, Bregannotti, Rv. 265053). Ove invece sia letta, nei termini peraltro
in cui è testualmente proposta con il ricorso, quale deduzione di un vizio

consentita in questa sede.

2.

li motivo dedotto sulla sussistenza della condotta di bancarotta

documentale è inammissibile.
Il ricorso, nel lamentare che la giustificazione difensiva della contestata
omissione dell’indicazione contabile delle rimanenze, fondata sull’avvenuta
vendita di queste ultime, sarebbe stata disattesa con un mero richiamo ad
imprecisate irregolarità contabili in realtà insussistenti, è generico nel momento
in cui non si confronta con quanto invece osservato nella sentenza impugnata
sull’inidoneità della tesi difensiva, ove condivisa, ad escludere la configurabilità
del reato; implicando tale ricostruzione l’omessa contabilizzazione, comunque,
della vendita delle merci e dell’introito dei relativi ricavi, oltre alla ravvisabilità di
un’ulteriore condotta distrattiva avente ad oggetto tali ricavi non contabilizzati.

3. Il motivo dedotto sulla sussistenza dell’elemento psicologico del reato è
inammissibile.
La questione non risulta proposta con i motivi di appello, il che ne preclude
l’esame in questa sede; e si risolve comunque nel generico richiamo alla buona
fede dell’imputato nell’aver agito nella cura delle proprie esigenze
imprenditoriali.

4. E’ infine inammissibile il motivo dedotto sul diniego della prevalenza delle
attenuanti generiche sull’aggravante e sulla recidiva.
La censura di omessa motivazione sul giudizio di mera equivalenza delle
circostanze è manifestamente infondata laddove nella sentenza impugnata detta
valutazione era adeguatamente giustificata, a fronte di un motivo di appello
generico nel riferimento all’assenza di condotte distrattive e di danni per la
procedura fallimentare viceversa esistenti alla luce delle considerazioni dei
giudici di merito sull’affermazione di responsabilità, nel riferimento alla

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motivazionale, la doglianza si risolve in una mera asserzione in fatto, non

mancanza dei presupposti per una decisione in termini di prevalenza delle
attenuanti.
Quanto al richiamo del difensore del ricorrente*, nel corso dell’odierna
udienza, aa una carenza motivazionale della sentenza impugnata sulla stessa
configurabilità della recidiva, si tratta di una questione oggetto di un isolato
passaggio nel ricorso, incentrato sulla deduzione di vizi in ordine al giudizio di
comparazione fra le circostanze, e comunque non proponibile in questa sede in
quanto non sollevata con i motivi di appello.

ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della
Cassa delle Ammende che, valutata l’entità della vicenda processuale, appare
equo determinare in euro 2000.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 21/02/2018

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna del

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