Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21750 del 07/05/2018


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Penale Ord. Sez. 6 Num. 21750 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: DE AMICIS GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DI STEFANO RENE SALVATORE nato il 28/12/1990 a CATANIA

avverso la sentenza del 10/01/2018 del TRIBUNALE di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DE AMICIS;
lette/schtite le conclusipRi -déÍPG
difens

Data Udienza: 07/05/2018

FATTO E DIRITTO

1. Il difensore di Di Stefano Renè Salvatore ha propàsto ricorso per cassazione avverso la
sentenza del Tribunale di Catania del 10 gennaio 2018, con la.qgle – su sua richiesta, concordata con il
Pubblico Ministero – gli è stata applicata, ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena di mesi otto e
giorni dieci di reclusione per il reato di cui agli artt. 81 cpv. e 385, commi 1 e 3, cod. pen.
Nel ricorso si deducono violazioni di legge e vizi della motivazione in punto di accertamento della
penale responsabilità, per avere la sentenza impugnata trascurato di considerare elementi a discarico

2. Il ricorso va dichiarato inammissibile per genericità e manifesta infondatezza della descritta
censura.
L’art. 1, comma 51, della legge 23 giugno 2017, n. 103, ha interpolato l’art. 448 cod. proc. pen.
inserendovi la nuova disposizione del comma 2-bis, che restringe la possibilità di impugnare la sentenza
di patteggiamento di primo grado con riferimento a quattro tassative ipotesi di ricorso per cassazione
(motivi attinenti all’espressione della volontà dell’imputato; difetto di correlazione tra richiesta e
sentenza; illegalità della pena o della misura di sicurezza e l’erronea qualificazione giuridica del fatto),
configurando la previsione come una norma speciale rispetto al canone generale delineato nell’art. 606
cod. proc. pen.
Nessuno di tali motivi, per vero, è stato dedotto a sostegno della proposta impugnazione.
Non configurandosi, pertanto, le condizioni legittimanti la proposizione del ricorso per cassazione
previste dall’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. (come introdotto dalla legge 23 giugno 2017, n. 103,
in vigore dal 03/08/2017), la declaratoria di inammissibilità dell’odierna impugnazione va pronunciata
“senza formalità” ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. (come parimenti introdotto dalla
citata legge n. 103/2017).

3. All’inammissibilità del ricorso consegue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende che, avuto
riguardo all’elevato coefficiente di colpa connotante la rilevata causa di inammissibilità, appare conforme
a giustizia stabilire nella misura di euro 4.000 (quattromila).

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 07/05/2018

volti alla verifica circa la sussistenza di cause di non punibilità ex art. 129 cod. proc. pen..

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