Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21447 del 12/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 21447 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: TRONCI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ZITOUNI OMAR nato il 15/09/1981

avverso la sentenza del 30/01/2017 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA TRONCI;

Data Udienza: 12/04/2018

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.

Il difensore di fiducia di Omar ZITOUNI propone tempestiva impugnazione

avverso la sentenza in data 30.01.2017, con cui la Corte d’appello di L’Aquila ha
confermato la pronuncia emessa dal Tribunale di Avezzano, di condanna del
prevenuto alla complessiva pena di mesi sette di reclusione, in relazione ai reati,
unificati per continuazione, di cui agli artt 73 co. 5 D.P.R. 309/90 – così
qualificata l’imputazione elevata ai sensi del comma 1 della medesima

2.

Formula il ricorrente un unico ed articolato motivo di doglianza,, con cui

denuncia violazione di legge e vizio di motivazione: quanto al reato in tema di
stupefacenti, per la ritenuta assenza di elementi indicativi della destinazione a
terzi della sostanza sequestrata all’imputato, anche alla luce delle dichiarazioni
del presunto acquirente, indicative dell’estraneità del prevenuto, in ogni caso
essendosi al più in presenza di un “tentativo di spaccio, con conseguente
riduzione della pena inflitta … ex art. 56 c.p.”; quanto al reato di resistenza a
pubblico ufficiale, per difetto dell’elemento costitutivo del dolo specifico; quanto
al trattamento sanzionatorio, per l’eccessività della pena irrogata, in spregio ai
parametri fissati dall’art. 133 cod. pen.
3.

L’illustrato ricorso non sfugge ad una previa valutazione d’inammIssibilità,

donde la relativa declaratoria e le connesse statuizioni di cui all’art. 616 del
codice di rito, nella misura di giustizia indicata in dispositivo.
Invero, il primo profilo di doglianza altro non fa che reiterare i medesimi
argomenti di fatto già sottoposti alla Corte distrettuale e dalla stessa disattesi,
sulla scorta di un compiuto discorso giustificativo che il ricorso non prende
minimamente in considerazione, sia pur solo per confutarlo, così incorrendo nel
rilievo di genericità. Laddove manifestamente infondata si palesa la sollecitata
qualificazione del fatto in termini di tentativo, a fronte di una contestata
detenzione con offerta in vendita della sostanza stupefacente sequestratagli.
L’anzidetto rilievo di genericità è senza meno estensibile anche al secondo
profilo di censura, risoltosi nella mera enunciazione dell’assenza dell’elemento
soggettivo, esso pure già vagliato e superato dalla motivazione della sentenza
impugnata.
Non consentita, infine, è la residua critica, in punto di pena, a fronte di un
compiuto e non illogico iter argomentativo svolto in proposito dal giudice
d’appello.

L

disposizione di legge – e 337 cod. pen.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di € 3.000,00 alla cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma, il 12.04.2018

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