Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21421 del 10/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 21421 Anno 2018
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
POLI GIOIA nato il 09/05/1988 a REGGIO EMILIA

avverso la sentenza del 16/03/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA PELLEGRINO;

Data Udienza: 10/04/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

La Corte di Appello di Bologna, con sentenza in data 16/03/2017, confermava la condanna alla
pena ritenuta di giustizia pronunciata dal Tribunale di Bologna, in data 15/05/2013, nei
confronti di Gioia Poli, in relazione al reato di cui all’art. 640 cod. pen.

– vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta responsabilità (primo motivo);
– violazione di legge in relazione alla mancata declaratoria di estinzione del reato per
prescrizione, maturata il 21/04/2017.
Il primo motivo è generico e manifestamente infondato.
Invero, tra i requisiti del ricorso per cassazione vi è anche quello, sancito a pena di
inammissibilità, della specificità dei motivi: il ricorrente ha non soltanto l’onere di dedurre le
censure su uno o più punti determinati della decisione impugnata, ma anche quello di indicare
gli elementi che sono alla base delle sue lagnanze.
Nel caso di specie, il motivo è manifestamente infondato perché privo dei requisiti prescritti
dall’art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. in quanto, a fronte di una motivazione della
sentenza impugnata ampia e logicamente corretta, non indica gli elementi che sono alla base
della censura formulata, non consentendo al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi
mossi ed esercitare il proprio sindacato.

Il secondo motivo è manifestamente infondato.
Il reato, alla data della pronuncia della sentenza di secondo grado, per stessa ammissione della
ricorrente non risultava prescritto; irrilevante è la maturazione successiva, in presenza di un
ricorso, quale il presente, manifestamente infondato e, come tale, inidoneo all’instaurazione di
un valido rapporto processuale.
Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., valutati i profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte cost. 13 giugno
2000, n. 186), al versamento della somma, che si ritiene equa, di euro tremila a favore della
cassa delle ammende
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro tremila alla cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 10/04/2018

Propone ricorso per cassazione l’imputata, deducendo i seguenti motivi:

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