Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21407 del 10/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 21407 Anno 2018
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
TURSI LUIGI ANTONIO nato il 05/07/1966 a MESAGNE
SANSONETTI ANTONIO nato il 11/11/1983 a LECCE

avverso la sentenza del 06/06/2017 del GIP TRIBUNALE di LECCE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA PELLEGRINO;

Data Udienza: 10/04/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Propongo ricorso per cassazione gli imputati.
Ricorso di Luigi Antonio Tursi.
Lamenta il ricorrente:
– violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 69, 99, comma 4 e 133 cod.
pen. (motivo unico).
Ci si lamenta sostanzialmente:
-della mancata pronuncia assolutoria in mancanza di prove;
-della considerazione della recidiva;
-del trattamento sanzionatorio.

Il motivo, con riferimento a tutti i profili svolti, è manifestamente infondato.
Il giudice ha dato atto della mancanza’ delle condizioni per addivenire alla pronuncia ex art.
129 cod. proc. pen.
Le parti si sono accordate per ricomprendere nel negozio giuridico la contestata recidiva:
l’accordo, anche sul punto, è stato controllato dal giudice che he ha riscontrato la conformità a
legge.
Per consolidato orientamento di questa Corte di legittimità (cfr., Sez. U, n. 5838 del
28/11/2013, dep. 2014, in motivazione), la censura relativa alla determinazione della pena
concordata – e stimata corretta dal giudice di merito – non può essere dedotta in sede di
legittimità, al di fuori dell’ipotesi di determinazione contra legem: ipotesi che, di certo, non
ricorre nel caso di specie.

Ricorso di Antonio Sansonetti.
Lamenta il ricorrente:
-violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla mancata pronuncia di sentenza ex
art. 129 cod. proc. pen. (motivo unico).
Il motivo è manifestamente infondato.

Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lecce, con sentenza in data
06/06/2017, applicava nei confronti di Luigi Antonio Tursi e di Antonio Sansonetti la pena
concordata dalle parti ex art. 444 cod. proc. pen., in relazione a diverse ipotesi di furti,
consumati e tentati nonché di associazione per delinquere.

Alla inammissibilità dei ricorsi consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., valutati i profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità emergenti dai ricorsi (Corte cost. 13 giugno
2000, n. 186), ciascuno al versamento della somma, che si ritiene equa, di euro tremila a
favore della cassa delle ammende
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e
ciascuno della somma di euro tremila alla cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 10/04/2018
L’estensore
ANDREA PELLEGRINO

Il residente
ANTON

PRESTIPINO

Costituisce principio costantemente affermato dalla Suprema Corte, in tema di
patteggiamento, che il giudizio negativo circa la ricorrenza di una delle ipotesi di cui al citato
art. 129 cod. proc. pen. deve essere accompagnato da una specifica motivazione soltanto nel
caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile
applicazione di cause di non punibilità, dovendo, invece, ritenersi sufficiente, in caso contrario,
una motivazione consistente nell’enunciazione – anche implicita – che è stata compiuta la
verifica richiesta dalle legge e che non ricorrono le condizioni per la pronuncia di
proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. (Sez. U, n. 10372 del 27/09/1995, Serafino, Rv.
202270; Sez. 1, n. 4688 del 10/01/2007, Brendolin, Rv. 236622). Nel caso di specie, la
sentenza impugnata si è attenuta correttamente al suddetto principio escludendo
espressamente la sussistenza di una delle cause di cui all’art. 129 cod. proc. pen.

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