Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21276 del 02/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 21276 Anno 2018
Presidente: ANDREAZZA GASTONE
Relatore: GAI EMANUELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Caminati Paolo, nato a Sansepolcro il 14/08/1954

avverso la sentenza del 19/09/2016 della Corte d’appello di Firenze

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Pietro
Gaeta, che ha concluso chiedendo il rigetto dell’istanza di rinvio e, nel merito,
l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Caminati Paolo ha proposto ricorso per l’annullamento della sentenza
della Corte d’appello di Firenze, emessa il 19 settembre 2016, che, in
accoglimento dell’appello del Procuratore generale della Corte d’appello, lo ha
condannato, con l’aumento per la recidiva ex art. 99 comma 2 cod.pen., alla
pena di mesi sette di reclusione per il reato di cui all’art. 10 bis del d. Igs. n. 74
del 2000, quale rappresentante legale di Pancalvana s.r.I., in relazione

Data Udienza: 02/03/2018

all’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai
sostituti di imposta, per l’anno 2006, per l’ammontare di euro 170.081,00.
La Corte d’appello, investita dell’impugnazione da parte del Procuratore
generale avverso la sentenza del Tribunale di Prato che aveva assolto l’imputato
perché il fatto non costituisce reato, in presenza di una crisi economica in cui
versava la società che escludeva il dolo del reato, ha ritenuto provata la
responsabilità penale del Caminati sul rilievo che l’imputato non aveva assolto
all’onere di allegazione, non avendo dedotto nulla in merito alle cause della crisi

fronteggiare la crisi anche con misure sfavorevoli al patrimonio dell’imputato; di
poi la società aveva ricavato, nell’anno di riferimento, utili e l’imputato aveva già
riportato condanne per lo stesso reato, elemento dimostrativo dell’abitualità della
condotta di inadempimento all’obbligazione tributaria.

2. Deduce il ricorrente i seguenti motivi enunciati nei limiti strettamente
necessari per la motivazione come disposto dall’art. 173 disp.att. cod.proc.pen.

2.1. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla
ricostruzione del fatto, operata dalle due sentenze in modo diametralmente
opposto, avendo la corte territoriale travisato le prove e il fatto avendo escluso la
prova della crisi dal conseguimento di utili nei due esercizi sociali successivi, utili
peraltro minimi e, comunque, non dimostrativ‘ dell’inesistenza di una situazione
di crisi in cui versava la società sin dal 2004.
2.2. Violazione di legge in relazione all’art. 10 – bis d.lgs 10 marzo 2000,
n. 74 e correlato vizio di motivazione in relazione all’affermazione della
responsabilità penale in presenza di una crisi economica e di liquidità
dell’impresa sin dal 2004 e culminata nel 2008, situazione che escluderebbe il
dolo del reato.
2.3. Violazione di legge in relazione alla mancata esclusione della recidiva
contestata tenuto conto che i decreti penali sui quali si fonda avevano ad oggetto
reati depenalizzati, e mancata declaratoria di estinzione del reato per
prescrizione maturata, tenuto conto dell’aumento dei termini ex art. 99 comma 2
cod.pen. della metà, al 31/10/2016.
2.4. Violazione di legge in relazione agli artt.

62-bis,

69, 157, 161

cod.pen. e vizio di motivazione. La Corte d’appello nulla avrebbe detto in
relazione al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche la cui
applicazione avrebbe dovuto essere valutata, valutazione che avrebbe
comportato altresì il bilanciamento ex art. 69 cod.pen. con la recidiva e
conseguente influenza sui termini di prescrizione del reato che sarebbe maturata
al 19/06/2016.

2

economica della società Pancalvana s.r.I., nè in merito alla possibilità di

2.5. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla mancata
concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena non avendo
mai l’imputato ottenuto il predetto beneficio.

3. Il Procuratore generale, in udienza, ha concluso chiedendo il rigetto
dell’istanza di rinvio e, nel merito, l’inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4.- Va preliminarmente disattesa l’istanza di rinvio del difensore non
essendo documentato l’impedimento assoluto, né l’impossibilità di avvalersi di
sostituti processuali ex art. 102 cod.proc.pen. sia nel processo a cui intende
partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio (Sez. 3, n. 23764 del 22/11/2016,
M., Rv. 270330).

5.- Nel merito, il ricorso è inammissibile per la proposizione di motivi
manifestamente infondati.
Manifestamente infondato, alla luce dei consolidati principi affermati dalla
giurisprudenza di legittimità in punto rilevanza della situazione di crisi economica
quale esclusione del dolo del reato, sono i primi due motivi di ricorso con i quali il
ricorrente denuncia la violazione di legge penale e il vizio di motivazione.
Secondo il costante orientamento della Corte di cassazione, l’imputato
ben può invocare la situazione di crisi economica che determina l’impossibilità di
adempimento dell’obbligazione, quale causa di esclusione della responsabilità
penale, purché assolva agli oneri di allegazione riguardanti sia il profilo della non
imputabilità a lui medesimo della crisi economica, sia l’aspetto della impossibilità
di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee da valutarsi
in concreto (Sez. 3, n. 20266 dell’8/4/2014, Zanchi, Rv. 259190). In altri termini /
l’indagato deve allegare la prova che non sia stato altrimenti possibile per il
contribuente reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale
adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le
possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a
consentirgli di recuperare, in presenza di una improvvisa crisi di liquidità, quelle
somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per
cause indipendenti dalla sua volontà e a lui non imputabili (Sez. 3, n. 5467 del
5/12/2013, Mercutello, Rv. 258055).

6.- Di tali principi ha fatto corretta applicazione la Corte d’appello che ha
ritenuto non assolto l’onere probatorio in relazione al profilo della non
imputabilità della crisi al ricorrente e al mancato ricorso a tutte le misure idonee

3

Ì’

per fronteggiarlo. In tale ambito l’aver prodotto i bilanci della società dal 2004 al
2007, dai quali non risultavano perdite significative, bensì solo minimi utili due
mesi dopo la scadenza dell’obbligazione tributaria, unitamente alla circostanza
che erano state assegnate cambiali ad Equitalia in parziale soddisfazione di un
credito tributario, non consentiva, a giudizio della corte territoriale, di ritenere
provata la stessa crisi economica che aveva impedito l’adempimento del
versamento del contributi previdenziali e assistenziali nel maggior termine
consentito dalla norma penale.

secondo cui la presenza degli utili di gestione non escludeva la crisi economica di
cui ora si invoca una rivisitazione deducendo un travisamento del fatto non
proponibile in questa sede.

7. Manifestamente infondato è anche il terzo motivo di ricorso con il quale
il ricorrente eccepisce la prescrizione del reato maturata al 31/10/2016.
Va ricordato che, nella consolidata interpretazione di questa Corte, un
ricorso per cassazione inammissibile, per manifesta infondatezza dei motivi o per
altra ragione, “non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e
preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità
a norma dell’art. 129 c.p.p.” (Sez. 2, n. 28848 del 08/05/2013, Ciaffoni,
Rv. 256463, Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv 217266; Sez. 4, n.
18641 del 20/01/2004, Tricomi) cosicché è preclusa la dichiarazione di
prescrizione del reato maturato dopo la pronuncia della sentenza in grado di
appello in data 19/09/2016 (da ultimo Sez. 5, n. 15599 del 19/11/2014,
Zagarella, Rv. 263119).

8. I restanti motivi di ricorso di violazione di legge e vizio di motivazione
in relazione al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, al relativo
bilanciamento ex art. 69 cod.pen. con la recidiva (che non potrebbe comunque
avere rilievo ai fini della maturazione del termine di prescrizione) e alla
concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, sono
inammissibili perché devoluti per la prima volta nel giudizio di legittimità. Non
risulta, infatti, che nel giudizio di appello e nelle conclusioni rassegnate il
difensore avesse richiesto le menzionate attenuanti né il beneficio di cui all’art.
163 cod.pen.
L’art. 606 comma 3 cod.proc.pen. sanziona con l’inammissibilità i motivi
di ricorso oltre che per i motivi non consentiti, quelli manifestamente infondati o
fuori dai casi di cui agli artt. 569 e 609 comma 2 cod.proc.pen., anche di quelli
non devoluti/richiesti nel giudizio di appello (Sez. 5, n. 3560 del 10/12/2013,
Palmas, Rv. 258553).
4

Con motivazione congrua la Corte d’appello ha disatteso la tesi difensiva

9. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il ricorrente deve
essere condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell’art. 616
cod.proc.pen. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data
del 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il
ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità”, si dispone che il ricorrente versi la somma,
determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento di C 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 02/03/2018

Il Consigliere estensore
Em..

ai

Il Pr 2ict nte
Gast

dreazza
i/

Ammende.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA