Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2121 del 16/11/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2121 Anno 2013
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) PIEDRA SOLORZANO BRENDA JENNIFER N. IL 16/11/1983
avverso la sentenza n. 1382/2012 TRIBUNALE di MILANO, del
06/02/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 16/11/2012

1. Con sentenza del 6.2.2012 il Tribunale di Milano, in composizione monocratica,
applicava a Piedra Solorzano Brenda Jennifer, ritenuta la diminuente per la scelta del
rito, la pena concordata ex art.444 c.p.p. di anni 1, mesi 6 di reclusione ed curo
3.00000 di multa per il reato di cui all’art.73 DPR 309/90, riconosciuta la
circostanza attenuante speciale di cui al comma V.
Propone ricorso per cassazione l’imputata, denunciando il vizio di motivazione in
relazione Ah mancata applicazione dell’ art.129 c.p.p.
2. Il ricorso è manifestamente infondato.
2.1. L’applicazione della pena su richiesta delle parti è un meccanismo processuale in
virtù del quale l’imputato ed il pubblico ministero si accordano sulla qualificazione
giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla
comparazione delle stesse, sull’entità della pena, su eventuali benefici. Da parte sua il
giudice ha il potere-dovere di controllare l’esattezza dei menzionati aspetti giuridici e
la congruità della pena richiesta e di applicarla dopo aver accertato che non emerga in
modo evidente una della cause di non punibilità previste dall’art.129 c.p.p.
Ne consegue che, una volta ottenuta l’applicazione di una determinata pena ex art.444
cpp, l’imputato non può rimettere in discussione profili oggettivi o soggettivi della
fattispecie perché essi sono coperti dal patteggiamento.
Quanto alla motivazione in ordine alla mancata applicazione dell’art.129 c.p.p. questa
Corte ha costantemente affermato che occorre una specifica indicazione “soltanto
nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa
la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo invece ritenersi sufficiente
in caso contrario, una motivazione consistente nella enunciazione anche implicita che è
stata compiuta la verifica richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per la
pronuncia di proscioglimento ex art.129 c.p.p.” (ex multis sez.un.27.3.1992- Di
Benedetto; sez.un.27.9.1995 n.18-Serafino).
Il Tribunale ha effettuato la necessaria verifica, evidenziando che non ricorrevano i
presupposti per pronunciare sentenza di proscioglimento ex art.129 c.p.p. ‘emergendo
consistenti elementi indziari di responsabilità desumibili dalle conversazioni
telefoniche..”.
2.2. Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, con condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento
della somma che pare congruo determinare in euro 1.500,00 ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro
1.500,00.
DEPOSITATA
Così deciso in Roma il 16 novembre 2012
IN CANCELLERIA

OSSERVA

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