Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21180 del 04/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 21180 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: CAPPELLO GABRIELLA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BIANUCCI MASSIMO nato il 06/02/1946 a MILANO

avverso la sentenza del 20/11/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GABRIELLA CAPPELLO;

Data Udienza: 04/04/2018

OSSERVA

1. L’imputato BIANUCCI Massimo propone ricorso contro la sentenza in epigrafe,
con la quale è stata confermata la sua condanna per i reati di cui all’art. 189 co. 1 e 6 e
189 co. 1 e 7 C.d.S.

proposto per motivi manifestamente infondati ex art. 591, comma 1, lettera c), c.p.p.,
con i quali si riproducono profili di censura già adeguatamente esaminati dal giudice del
gravame, attraverso un percorso argomentativo del tutto congruo, logico e non
contraddittorio che si sottrae al sindacato di legittimità [sui limiti del quale, cfr., sez. 6
n. 47204 del 07/10/2015, Rv. 265482; n. 25255 del 14/02/2012, Rv. 253099). Il
ricorrente non ha sviluppato una effettiva critica al ragionamento svolto dai giudici di
merito, funzione tipica dell’impugnazione essendo invece quella di una critica
argomentata al provvedimento che si realizza, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591
cod. proc. pen.), attraverso la presentazione di motivi che devono indicare
specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta
[cfr., sul contenuto essenziale dell’atto d’impugnazione, in motivazione, Sez. 6 n. 8700
del 21/01/2013 Ud. (dep. 21/02/2013), Rv. 254584; Sez. U. n. 8825 del 27/10/2016
Cc. (dep. 22/02/2017), Galtelli, Rv. 268822, sui motivi d’appello, ma i cui principi
possono applicarsi anche al ricorso per cassazione].
Inoltre il tenore del ricorso sembra evocare il vizio di travisamento della prova,
sulla deducibilità del quale si rinvia ai principi più volte affermati da questa Corte con
riferimento all’ipotesi di doppia sentenza conforme di condanna [cfr. sez. 2 n. 5223 del
24/01/2007, Rv. 236130; sez. 4 n. 4060 del 12/12/2013 Ud. (dep. 29/01/2014), Rv.
258438; sez. 6 n. 5146 del 16/01/2014, Rv. 258774; sez. 2 n. 7986 del 18/11/2016
Ud. (dep. 20/02/2017), Rv. 269217].
3.

Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al

pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 3000,00 in favore della
cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero (cfr. C. Cost. 186/2000).

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di tremila euro alla cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 04 aprile 2018

2. Il ricorso è inammissibile ai sensi dell’art. 606, comma 3, c.p.p., perché

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