Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21159 del 29/01/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 21159 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: CALASELICE BARBARA

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:

GRECI ALBERTO nato a Parma il 15/06/1953 DECEDUTO
GRECI FRANCESCO nato a Sant’Ilario Denza il 11/10/1972

avverso l’ordinanza del 7/04/2017 della Corte di appello di Bologna

visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Barbara Calaselice;
lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale, Giuseppina Casella
che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.

Data Udienza: 29/01/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Bologna ha dichiarato inammissibile la ricusazione
proposta, a seguito di ordinanza del Tribunale di Parma emessa all’udienza del
31 marzo 2017, con la quale era stato pronunciato rigetto dell’invito
all’astensione sollecitato nei confronti dei componenti del collegio, nel
procedimento n. 931/2014 R.G.N.R, da Alberto e Francesco Greci. L’istanza

veste di componenti del Tribunale del riesame di Bologna, l’appello del Pubblico
ministero, nel proc. n. 3882/2013 R.G.N.R., avverso il diniego di disporre il
sequestro nei confronti di società per le quali si profilerebbe bancarotta
preferenziale, a vantaggio di istituti di credito relativamente a debiti delle diverse
società specificamente elencate.
1.1. La Corte territoriale, nel provvedimento impugnato, assume che il
procedimento cautelare ha riguardato soggetti diversi dai ricorrenti (Greci Gaione
s.r.l. e Greci Geremia s.p.a.); né erano state espresse, nei confronti degli
imputati, anticipazioni di giudizio nel merito; né il collegio in sede di riesame si
era espresso in termini di certezza sulla qualificazione giuridica della fattispecie
esaminata, specificando che, comunque, la precedente manifestazione del
proprio convincimento, in altro procedimento, può essere causa di astensione del
magistrato, ai sensi dell’art. 36, comma 1, lett. h), cod. proc. pen., non motivo
di ricusazione in quanto non prevista dall’art. 37 cod. proc. pen.

2. Avverso l’indicata pronuncia hanno proposto tempestivo e rituale ricorso
per cassazione i difensori degli interessati, procuratori speciali, deducendo che i
procedimenti erano identici e solo successivamente separati, a seguito di stralcio
delle posizioni dei ricusanti, per l’intervenuta richiesta, da parte del pubblico
ministero, di giudizio immediato. Il ricorso assume che nel procedimento, ove i
giudici avevano deciso in veste di componenti del Tribunale del riesame, erano
indagati anche Alberto e Francesco Greci e che, nei loro confronti, il collegio si
era pronunciato esprimendo considerazioni sul

fumus.

I ricorrenti, inoltre,

deducono che i procedimenti sono basati sugli stessi documenti e che gli imputati
sono gli stessi, tenuto conto che le persone fisiche, nel procedimento di merito,
sono in rapporto qualificato rispetto alle persone giuridiche di cui al
procedimento cautelare indicato.
2.1. Si assume, inoltre, nel ricorso che, comunque, pur avendo in astratto
reputato la sussistenza del reato, i ricusati si erano espressi sulla sussistenza del

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evidenziava che i giudici ricusati avrebbero dovuto astenersi per aver deciso, in

delitto di bancarotta preferenziale, così profilandosi un pregiudizio in capo ai
giudici che dovevano celebrare il dibattimento nel merito.

3. Il Procuratore generale presso questa Corte ha depositato, in data 20
dicembre 2017,

requisitoria scritta, con la quale chiede dichiararsi

l’inammissibilità del ricorso.

documentazione, con la quale, comunicato il decesso di Alberto Greci, hanno
insistito nella richiesta di annullamento dell’ordinanza impugnata. Si è specificato
che Alberto e Francesco Greci erano tratti a giudizio in veste di amministratori di
società nel proc. n. 931/2014 R.G.N.R., derivato dal più ampio procedimento n.
7769/2012 di cui quello n. 3882/2013 R.G.N.R. (riguardante le richieste di
misure cautelari reali) è gemello, contestando la rilevata diversità soggettiva dei
procedimenti. A parere della difesa il giudizio di merito, nella sostanza, è una
costola di quello gemello a quello in cui erano state chieste le misure cautelari
reali, identico quanto a documentazione probatoria da esaminare. Si è, peraltro,
richiamata la giurisprudenza che ravvisa profilarsi incompatibilità anche nei
confronti del magistrato che si è espresso in procedimenti diversi, in
affermazione del principio del giusto processo e della terzietà del giudice.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 ricorsi, manifestamente infondati, devono essere dichiarati inammissibili.
Va premesso che il procedimento cautelare nel quale in veste di componenti del
Tribunale del riesame di Bologna, i giudici ricusati hanno deciso l’appello del
Pubblico ministero avverso il diniego di disporre il sequestro nei confronti di
istituti di credito per i quali si profilerebbe bancarotta preferenziale, per i debiti
delle società specificate, è quello recante il numero di R.G.N.R. n. 3882/2013
R.G.N.R. Detto procedimento riguarda soggetti giuridici diversi dalle persone
fisiche degli odierni ricorrenti (le società Greci Gaione s.r.l. e Greci Geremia
s.p.a.), imputati nel procedimento di merito a titolo di concorso in bancarotta
fraudolenta patrimoniale (n. 931/2014 R.G.N.R.), nella qualità di amministratori
e soci delle società del Gruppo Greci (Greci Gaione s.r.I., Greci Geremia s.p.a. e
Società Agricola Tre Stelle: cfr. avviso di conclusione indagini allegato alla
memoria difensiva depositata)

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4. In data 15 gennaio 2018 i difensori hanno depositato memoria, allegando

2. Ciò posto in primo luogo si osserva che la delibazione relativa alla
sussistenza di elementi per l’adozione di misure cautelari reali, rispetto all’attività
del giudizio di merito, non integra un’ipotesi di incompatibilità, tenuto conto della
diversa natura dell’attività giurisdizionale espletata. Detto principio,
pacificamente affermato da questa Corte di legittimità in caso di adozione di
misure cautelari reali, rispetto al successivo giudizio di merito, opera anche in
casi, come quello in questione, in cui il medesimo giudice sia stato chiamato a

riesame (Sez.

1, n. 58024 del 18/10/2017, Pirini, Rv. 271779). Infatti si è

affermato, con un ragionamento che deve essere senz’altro condiviso, che non
costituisce indebita manifestazione del convincimento del giudice, in grado di
fondare una richiesta di ricusazione, il fatto che egli, nel corso del procedimento,
come componente del tribunale del riesame, abbia confermato una misura
cautelare reale. Ciò tenuto conto che l’adozione di quest’ultima prescinde da
qualsiasi valutazione sulla sussistenza o meno dei gravi indizi di colpevolezza in
capo all’imputato, dovendo il giudice pronunciarsi soltanto sull’astratta
configurabilità del reato.
2.1. E’ noto a questa Corte peraltro, che comunque, ove il giudice abbia
indebitamente manifestato il proprio convincimento, pur in una pronuncia di tipo
incidentale, detta manifestazione possa integrare una causa di ricusazione,
anche se resa in procedimento diverso. Infatti l’esigenza di assicurare la terzietà
del giudice va estesa anche all’ipotesi in cui il pregiudizio consegua all’esercizio
di funzioni in un diverso procedimento, ove il giudice abbia espresso una
valutazione di merito sullo stesso fatto attribuito a un determinato soggetto in
ordine al quale è poi chiamato a decidere nel merito. Va precisato, tuttavia, che
ciò si verifica laddove si sia anticipata in tutto o in parte una valutazione sulla res
iudicanda ovvero sulla colpevolezza dell’imputato.
Diversamente nel caso di specie, pur a fronte della prospettata identità di
materiale probatorio da esaminare, i giudici ricusati non hanno espresso il
proprio convincimento nel procedimento cautelare rispetto agli stessi soggetti e
per la medesima qualità da questi rivestita e contestata nel giudizio di merito.
Inoltre i giudici hanno espressamente provveduto, lasciando “impregiudicato
ogni sindacato di merito “,

pronunciandosi limitatamente all’astratta

configurabilità del reato ipotizzato.
2.2. Infine si osserva che i casi di astensione, ai sensi dell’art. 36 cod. proc.
pen. e di ricusazione del magistrato hanno natura tassativa e non sono
suscettibili di interpretazione analogica. Ciò comporta che il caso di astensione

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decidere in tema di misura cautelare reale, in veste di tribunale con funzione di

prospettato, di cui all’art. 36, comma 1, lett. h) cod. proc. pen, non può essere
ritenuto causa di ricusazione in quanto non annoverato tra quelli di cui all’art. 37
cod. proc. pen. (Sez. 2, n. 27813 del 11/06/2013, De Donno, Rv. 255693 nel
senso che i casi di astensione (e di ricusazione), essendo tassativamente indicati
dall’art. 36 cod. proc. pen., in quanto determinanti una deroga al principio del
giudice naturale (art. 25 Cost.), vanno necessariamente considerati di stretta

3. I ricorsi, manifestamente infondati devono essere, pertanto, dichiarati
inammissibili. Il ricorrente Francesco Greci va condannato al pagamento delle
spese del procedimento, nonché al pagamento a favore della cassa delle
ammende della somma di 1.500,00, così equitativamente fissata in ragione dei
motivi dedotti. Alcuna pronuncia sulle spese va adottata nei confronti di Alberto
Greci, deceduto il 22 luglio 2017, dopo la proposizione dell’impugnazione, come
da dichiarazione dei difensori e procuratori speciali.

PQM

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna il solo ricorrente Greci Francesco
al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 1.500,00 a
favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 29/01/2018

interpretazione).

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