Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21123 del 14/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 21123 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
VESPERINI LORENZO nato il 19/10/1975 a SAN BENEDETTO DEL TRONTO

avverso la sentenza del 24/10/2016 del TRIBUNALE di ASCOLI PICENO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PASQUALE
FIMIANI
che ha concluso per

Il PG conclude: per il reato di ingiuria annullamento senza rinvio; per il reato di
lesioni annullamento senza rinvio riguardo la pena della multa da
eliminare;annullamento con rinvio ai fini civili.
Udito il difensore
Il difensore si associa alle richieste formulate dal PG.

Data Udienza: 14/02/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. Fimiani Pasquale, ha
concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio per il reato di ingiuria; per il reato di lesioni
annullamento senza rinvio riguardo la pena della multa da eliminare ; annullamento con rinvio
ai fini civili.
Il difensore dell’imputato, avv. Bartolomei Jacopo Severo, ha concluso associandosi alle
richieste del P.G..

1. Con sentenza, emessa in data 6/12/2013, il Giudice di Pace di Offida, assolveva Vesperini
Lorenzo e Vesperini Mario dai reati di cui all’art. 594, per l’esimente di cui all’art. 599 c.p., e di
cui all’art. 582 c.p., per insufficienza di prova, circa la commissione del fatto.
Con sentenza, emessa in data 24 ottobre 2016, il Tribunale di Ascoli Piceno, a seguito di
appello proposto dalla parte civile Simonelli Rita avverso la predetta sentenza, assolveva i
Vesperini, dal reato di cui all’art. 594, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato,
condannando Vesperini Lorenzo alla pena di C 600,00 di multa, in ordine al reato di cui all’art.
582 cod. pen., oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile, per aver colpito
ripetutamente, con schiaffi al viso e al seno, Simonelli Rita, cagionandole lesioni guaribili in
giorni 6( fatto commesso in Spinetoli il 10 e 1’11 novembre 2008).
2. Vesperini Lorenzo, tramite difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione, avverso
tale sentenza, allegando cinque motivi di impugnazione. Segnatamente, il Vesperini allega la
violazione e falsa applicazione dell’art. 576 c.p.p., con riferimento ai limiti dell’impugnazione
della parte civile, nonchè contestualmente la mancata valutazione del giudicato, in violazione
del principio generale del divieto di

reformatio in peius,

il tutto in relazione all’art. 606, c. n. 1,

lett. c), codice di rito. In considerazione di ciò, il giudice di merito non avrebbe potuto
emettere statuizioni di carattere penalistico. In forza della sopravvenuta

aboliti° criminis

dell’ingiuria, l’impugnazione della parte civile, sul punto specifico, avrebbe dovuto essere
dichiarata inammissibile, per difetto di interesse. A ciò si aggiungerebbe, secondo parte
ricorrente, la violazione dell’art. 603, c. 3, c.p.c., per omessa rinnovazione dell’istruttoria
dibattimentale in appello, in relazione all’art. 606, c. 1, lett. e), cod. proc. pen., per carenza e
contraddittorietà della motivazione. Secondo gli orientamenti di legittimità prevalenti, il giudice
d’appello non può riformare una sentenza assolutoria di primo grado, senza aver dapprima
proceduto a rinnovare l’istruttoria orale del processo. La mancanza di tale adempimento si
risolverebbe, secondo il ricorrente, in un vizio di natura argomentativa della sentenza, per
mancato rispetto del principio, di cui all’art. 533 codice di rito, incentrato sulla declaratoria di
colpevolezza dell’imputato, al di là di ogni ragionevole dubbio. Per la precisione, sarebbe
ravvisabile, altresì, un travisamento della prova, non essendo stata assunta la testimonianza
diretta della persona offesa e non essendo emerso un quadro probatorio certo. Il Vesperini era
stato aggredito dall’amante della futura sposa Simonelli Rita, allorchè li aveva sorpresi

RITENUTO IN FATTO

entrambi in atteggiamenti di natura intima; il ricorrente aveva subito lesioni gravi, comprovate
da un referto sanitario in atti. In altri termini, il Vesperini, a causa di una grave frattura,
riportata al piede nell’immediatezza del fatto, non avrebbe potuto cagionare alla Simonelli le
lesioni personali, al medesimo contestate. In tale contesto, le motivazioni della sentenza
sarebbero affette da illogicità, posto che il racconto della parte lesa non risulterebbe
supportato da altri elementi probatori, non riconducibili alle altre deposizioni, raccolte nel corso
del procedimento ed essenzialmente de relato. In sostanza, il contenuto del provvedimento
sarebbe costituito da un sostanziale appiattimento rispetto alle dichiarazioni, rese dalla

di causa. Da ultimo, ulteriore censura viene mossa dal ricorrente, con riferimento alla
violazione e falsa applicazione degli art. 541 cod. proc. pen. e 153 Disp. Att., in relazione ai
parametri stabiliti dal D.M. 55/2014, in tema di liquidazione delle spese legali alla P.C., con
contestuale evidenziazione della carenza di motivazione. Il giudice avrebbe dovuto tener conto
dell’incidenza dell’aboliti° criminis. I compensi liquidati, ammontanti a cinque volte l’entità del
danno liquidato, sarebbero non dovuti, sia per la carenza di interesse sia per l’errata
declaratoria della responsabilità penale. Per di più, la liquidazione delle spese sarebbe
eccessiva nel quantum.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.
A norma dell’art. 576 c.p.p., la parte civile può proporre impugnazione contro i capi della
sentenza di condanna che riguardano l’azione civile, ai soli effetti della responsabilità civile,
contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio.
Stante i predetti limiti, così precisati dal disposto normativo, la riforma delle statuizioni di
carattere penale, incluso il dispositivo, oltre che la parte motiva della sentenza, costituisce
violazione dei principi generali, relativi alla devoluzione della materia del contendere e al
divieto c.d. di reformatio in peius.
Ne consegue l’illegittimità, con conseguente nullità, delle statuizioni, di carattere penale,
contenute nella sentenza impugnata.
2. Per quanto poi attiene alle restanti statuizioni, di natura civilistica, devono essere rilevati,
anche in questo caso, dei profili di nullità.
Ed invero, pur prescindendosi da profili di inammissibilità, conseguenti all’aboliti° criminis
inerente alla fattispecie criminosa di cui all’art. 594 c.p., va detto che, secondo i principi
consolidati espressi dalla giurisprudenza di legittimità, il giudice d’appello che riformi, ai soli
fini civili, la sentenza assolutoria di primo grado sulla base di un diverso apprezzamento
dell’attendibilità di una prova dichiarativa ritenuta decisiva, è obbligato a rinnovare l’istruzione
dibattimentale, anche d’ufficio. (Sez. U, n. 27620 del 28/04/2016 – dep. 06/07/2016,
Dasgupta, Rv. 267489)

Simonelli, fatta salva la certificazione medica, redatta il giorno successivo agli eventi, oggetto

E ciò in considerazione delle esigenze di garanzia, implicanti un’assunzione diretta della
prova, da parte del giudice del merito, in caso di diversa valutazione, rispetto al giudice del
primo grado.
Nella fattispecie, il Tribunale ha fondato il proprio diverso convincimento, sulla base delle
dichiarazioni, rese dalla persona offesa, ritenendole lineari e attendibili, oltre che idonee, di per
s’è sole, a fondare il diverso giudizio di responsabilità dell’imputato; a supporto della tesi
accusatoria, il giudice del merito ha poi richiamato il referto del pronto soccorso in atti, non
attribuendo valore al dato costituito dalla data del referto risalente al giorno successivo al

Emerge, dal testo della sentenza impugnata, una diversa valutazione dei costituti probatori,
acquisiti nell’ambito del procedimento, e in genere degli elementi probatori, sicchè, in
applicazione dei citati principi generali, il Tribunale avrebbe dovuto procedere alla rinnovazione
dell’istruttoria dibattimentale.
3. Dato atto dell’assorbimento delle ulteriori censure, concernenti la liquidazione degli oneri
processuali, alla luce delle motivazioni esposte, si deve, quindi, annullare, senza rinvio, la
sentenza impugnata, agli effetti penali, e, con rinvio al giudice civile competente per valore in
grado d’appello, agli effetti civili.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata agli effetti penali. Annulla la medesima sentenza
agli effetti civili con rinvio per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado
d’appello.
Così deciso il 14/02/2018

fatto, e la deposizione resa dalla teste Saccà Letizia, zia della Simonelli.

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