Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21095 del 25/01/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 21095 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: RENOLDI CARLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
VINCI Fabrizio, nato a Mazara del Vallo il 4/07/1970,
avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo in data 30/05/1970;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Carlo Renoldi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del sostituto Procuratore generale, dott.ssa
Marilia Di Nardo, che ha concluso chiedendo la declaratoria di inammissibilità del
ricorso;
udito, per l’indagato, l’avv. Teresa Certa, comparso anche in sostituzione
dell’avv. Vincenzo Catanzaro, il quale si è riportato ai motivi di ricorso,
chiedendone l’accoglimento.
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa in data 30/05/2017, il Giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Palermo aveva disposto, nei confronti di Fabrizio
VINCI, la misura della custodia cautelare in carcere in relazione al delitto di cui
all’art. 416-bis, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 cod. pen., contestata al capo A)
dell’imputazione cautelare.
Secondo quanto posto in luce nel provvedimento genetico, dall’articolata
attività di indagine, svolta attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e
per mezzo di servizi di osservazione e videosorveglianza, erano stati acquisiti, a
carico dell’indagato, gravi indizi di colpevolezza in ordine alla sua partecipazione,
unitamente ad altre persone già condannate o sottoposte ad altri procedimenti

Data Udienza: 25/01/2018

(tra cui Matteo MESSINA DENARO, Vito GONDOLA, Antonino BONAFEDE, Andrea
MANGIARACINA, Natale BONAFEDE e Vincenzo GIAPPONE), all’associazione
mafiosa denominata

Cosa nostra,

costituita per commettere delitti contro

l’incolumità individuale, la libertà personale e il patrimonio, per acquisire in modo
diretto o indiretto la gestione, o comunque il controllo, di attività economiche,
concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e
vantaggi ingiusti, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo
e della condizione di assoggettamento ed omertà da essa derivante; fatti occorsi,

Provincia di Trapani. Più precisamente, secondo l’imputazione cautelare, Fabrizio
VINCI faceva parte della famiglia di Mazara del Vallo, all’interno della quale
intratteneva rapporti privilegiati con esponenti anche di vertice della stessa e del
relativo mandamento (tra cui Vito MANGIARACINA, Salvatore e Matteo
TAMBURELLO e Vito GONDOLA). Nell’ambito del rapporto di affiliazione, VINCI
metteva a disposizione del sodalizio le proprie risorse imprenditoriali al fine di
conseguire commesse nell’esecuzione di lavori pubblici e privati e, al contempo,
al fine di favorire l’infiltrazione dell’associazione criminale nel settore dell’edilizia
e della produzione e commercializzazione del calcestruzzo, partecipando a
riunioni riservate tra gli associati nel corso delle quali veniva decisa la spartizione
dei lavori da eseguire sul territorio. Inoltre, VINCI sovvenzionava alcuni tra i
sodali e le relative famiglie, mettendo a disposizione beni, in specie durante la
detenzione di taluno degli affiliati; e aveva fornito al reggente del mandamento
di Mazara, Vito GONDOLA, informazioni su investigazioni in corso nei confronti di
alcuni affiliati.
2. Con ordinanza emessa in data 30/06/2017, il Tribunale del riesame di
Palermo rigettò l’impugnazione proposta nell’interesse dello stesso VINCI,
rilevando l’infondatezza delle censure dedotte in ordine alla concludenza del
quadro indiziario e alla carenza della relativa motivazione, anche avuto riguardo
al ruolo di confidente di polizia dallo stesso svolto fino al 2016. In particolare, i
giudici palermitani rilevarono l’ampio compendio indiziario – costituito dagli esiti
delle intercettazioni telefoniche e ambientali (in particolare con il mafioso
Salvatore ANGELO e con il coindagato Vincenzo D’AGUANNO) e dei servizi di
osservazione e videosorveglianza della polizia giudiziaria, nonché degli
accertamenti condotti nell’ambito di altri procedimenti penali (in particolare quelli
scaturiti dalle indagini cd. Mandamento e Alqamah) – da cui era emerso il
costante contatto di Fabrizio VINCI con i vertici della cosca marsalese e del
mandamento di Mazara del Vallo finalizzato a conseguire, nel contesto di una
relazione connotata da reciproche cointeressenze, le commesse relative ad alcuni
lavori (tra cui, grazie ai contatti con Vito MANGIARACINA, esponente della
famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, quello per la realizzazione del parco eolico

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fino all’attualità, in Mazara del Vallo, Marsala, Petrosino e altri luoghi della

di Aquilotta, oltre ad alcuni lavori per il mafioso GRIGOLI e all’affidamento di
lavori da parte della “Calcestruzzi Romano”, all’acquisizione della FOR.EDIL., nel
territorio di Marsala, a discapito di Simone LICARI, ritenuto imprenditore di
riferimento della cosca locale). E corrispondentemente, VINCI si era impegnato a
fornire sostegno economico ad alcuni esponenti del sodalizio e alle loro famiglie,
in particolare durante il periodo in cui gli affiliati si trovavano in carcere (come
nel caso di Matteo TAMBURELLO, dal quale VINCI aveva acquistato alcuni mezzi
meccanici ad un prezzo fortemente maggiorato, secondo quanto confermato

3. Avverso il predetto provvedimento, con shrati atti hanno proposto ricorso
per cassazione, nell’interesse di Fabrizio VINCI, i due difensori di fiducia.
3.1. L’avv. Teresa CERTA ha dedotto, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. B)
e E), cod. proc. pen., la inosservanza o erronea applicazione della legge penale
in relazione alla configurabilità, a carico dell’indagato, del delitto di cui all’art.
416-bis cod. pen. nonché il vizio di motivazione in relazione alle deduzioni
difensive circa le dichiarazioni rese dall’ispettore Gaspare GIACALONE sulla
collaborazione del ricorrente. Sotto un primo aspetto, le conversazioni
intercettate dimostrerebbero la costante diffidenza che gli appartenenti al
sodalizio avrebbero nutrito nei confronti di Fabrizio VINCI, di cui essi non
avrebbero riconosciuto il ruolo all’interno dell’organizzazione. Sotto altro profilo,
le dichiarazioni di GIACALONE, già acquisite agli atti del procedimento, non
sarebbero state adeguatamente valutate, benché le stesse offrissero un quadro
di sicura estraneità al sodalizio da parte dell’indagato, il quale avrebbe
collaborato con le Forze dell’ordine nell’ambito di indagini di criminalità
organizzata.
3.2. L’avv. Vincenzo CATANZARO ha dedotto, nell’ambito di un unico
articolato motivo di impugnazione, di seguito enunciato nei limiti strettamente
necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen., la violazione

di legge e il vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. B) e E),
cod. proc. pen., in relazione agli artt. 125, 292, comma 2, lett. c) e c) bis cod.

proc. pen.. Secondo l’impugnante, l’ordinanza del riesame non avrebbe valutato
in maniera autonoma gli elementi forniti dalla difesa dell’indagato idonei a
confutare la ricostruzione offerta dal giudice della cautela. In particolare, il
tribunale non avrebbe tenuto conto del fatto che VINCI fosse, secondo quanto
pacificamente emerso, un confidente di polizia e che tale condizione fosse nota
ad alcuni degli associati, secondo quanto ricavabile dalle intercettazioni di
Michele LOMBARDO e Matteo TUMBARELLO; sicché sarebbe inverosimile una sua
affiliazione alla cosca, tenuto conto della regola che vieta ai mafiosi di tenere
rapporti con quelli che, nel loro linguaggio, sono definitivi come “sbirri”. Sotto
altro aspetto, non sarebbe stato dimostrato alcun rapporto di corrispettività e

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dallo stesso VINCI a Salvatore ANGELO).

che, dunque, egli fosse realmente, così come ipotizzato, un imprenditore
“colluso” e non, piuttosto, un imprenditore costretto a piegarsi alla pratica
mafiosa della cd. “messa a posto”. Né sarebbero state indicate le informazioni
che egli avrebbe fornito a Vito GONDOLA in relazione a non meglio specificate
investigazioni in corso nei confronti di alcuni associati.
4.

L’avv. CERTA ha, inoltre, presentato motivi nuovi nell’interesse

dell’indagato.
4.1. Con il primo di essi viene dedotto, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett.

delle deduzioni difensive con le quali sarebbe stato rappresentato il ruolo
rivestito da VINCI quale confidente della Squadra mobile di Trapani, ignoto alla
D.D.A. di Palermo. Tanto più che l’ordinanza impugnata avrebbe acriticamente
riprodotto i contenuti del provvedimento genetico, a sua volta reiterativo del
decreto di fermo del Pubblico ministero, in violazione dell’obbligo di offrire una
autonoma valutazione.
4.2. Con il secondo motivo nuovo si censura, ai sensi dell’art. 606, comma 1,
lett. B), cod. proc. pen., la violazione di legge in relazione alla configurabilità, a
carico dell’indagato, del delitto di cui all’art. 416-bis cod. pen., non essendo stato
dimostrato che egli fosse a conoscenza del fatto che le persone con le quali
aveva rapporti di lavoro (in quanto dipendente del

Consorzio di bonifica di

Trapani e in virtù dei rapporti intrattenuti dalle imprese della moglie Daniela
CUCCHIARA) fossero affiliate a un sodalizio mafioso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e, pertanto, deve essere respinto.
2. Le censure mosse all’ordinanza del riesame attengono al solo profilo dei
gravi indizi di colpevolezza e concernono, sotto un primo aspetto, l’assenza di un
adeguata motivazione in relazione all’accertato rapporto di collaborazione
avviato da VINCI con la Questura di Trapani e alla conseguente illogicità che lo
stesso, di cui alcuni sodali erano chiaramente a conoscenza (in particolare
Michele LOMBARDO e Matteo TUMBARELLO), gli potesse consentire di essere
affiliato alla cosca mazarese. Sotto altro aspetto, non sarebbe stato dimostrato,
sia pure nei limiti dell’accertamento cautelare, che egli avesse tratto specifici
vantaggi dai rapporti con alcuni soggetti affiliati al sodalizio mafioso, né che li
avesse, a sua volta, avvantaggiati; né che fosse a conoscenza dell’appartenenza
alla cosca di alcuni dei soggetti da lui frequentati, con cui avrebbe avuto soltanto
rapporti di lavoro.
3. E’ opportuno, preliminarmente, riepilogare la cornice fattuale posta a
fondamento del provvedimento applicativo e dell’ordinanza del riesame, in
relazione alla quale, peraltro, il ricorso non articola specifiche censure,
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E), cod. proc. pen., il vizio della motivazione in relazione alla mancata disamina

limitandosi a contestare l’attribuzione di un univoco significato indiziario agli
episodi che essa compendia, i quali, a detta del ricorrente, sarebbero compatibili
con il ruolo di imprenditore casualmente venuto in contatto, nello svolgimento
della sua attività professionale, con soggetti mafiosi, tanto più che non sarebbe
dimostrato alcun concreto vantaggio tratto da tali rapporti, come tali non
suscettibili di delineare un quadro di franca collusione, in grado di ridondare in
termini di condotta di partecipazione al sodalizio. Una condotta, questa, che
come correttamente ritenuto dal tribunale del riesame, per assumere un

rapporto di stabile e organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del
sodalizio, tale da implicare un ruolo dinamico e funzionale, in esplicazione del
quale l’interessato “prende parte” al fenomeno associativo, rimanendo a
disposizione dell’ente per il perseguimento dei comuni fini criminosi.
3.1. Sotto tale profilo, per il loro pregnante significato indiziario ; sono stati
posti in luce i seguenti elementi:
a) la conversazione ambientale n. 1093 del 12/11/2007, acquisita nell’ambito

di altro procedimento, in cui Fabrizio VINCI interloquiva con Salvatore ANGELO,
condannato con sentenza irrevocabile in quanto affiliato alla famiglia mafiosa
mazarese, su vicende assolutamente riservate di rilevante interesse associativo,
quali ad esempio alcuni lavori edilizi che lo stesso ANGELO avrebbe dovuto
effettuare a Palermo in società con i latitanti Salvatore e Sandro LO PICCOLO,
progetto non concretizzatosi proprio a causa dell’arresto dei due mafiosi
palermitani, avvenuto a Giardinello il 5/11/2007;
b) la conversazione n. 12064 e 12067 in data 28/07/2014, captata all’interno
dell’autovettura di VINCI, tra quest’ultimo e Vincenzo D’AGUANNO, relativa
all’imprenditore marsalese Simone LICARI, che si era “comportato male” con lo
stesso VINCI (v. conversazioni nn. 38860, telefonica, e 12043, ambientale,
captate nella stessa giornata, intercorse tra VINCI e i suoi dipendenti CORNETTA
e FONTANA, relative ai contrasti insorti con LICARI per l’accaparramento di
commesse della Calcestruzzi Romano) e nel corso della quale D’AGUANNO
rassicurava VINCI sul fatto che, il giorno seguente, si sarebbe attivato al fine di
trovare una soluzione, con un soggetto non meglio indicato;
c) l’incontro avvenuto in data 20/11/2014, presso la discarica della GERAL di
Michele GIACALONE, tra quest’ultimo, Simone LICARI, Vincenzo D’AGUANNO,
Michele LOMBARDO e Fabrizio VINCI, avente ad oggetto il dissidio tra LICARI e
VINCI, rimasto insoluto anche all’esito di tale incontro, come si evince anche dal
dialogo n. 12064 intercettato il 28/11/2014 tra Vincenzo D’AGUANNO e Fabrizio
VINCI presso il capannone del primo, in cui VINCI aveva manifestato anche la
preoccupazione di essere monitorato dalle Forze dell’ordine;

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significato “partecipativo” deve necessariamente inserirsi nell’ambito di un

d) l’informativa del R.O.S. del 5/11/2016, da cui emerge il contrapposto
interesse di VINCI e di LICARI ad acquisire, ognuno per i propri fini, il controllo
della FOR.EDIL., società attiva nella produzione di calcestruzzi, sita in c.da
Strasatti di Marsala;
e) la conversazione n. 5998, captata il 15/12/2014 all’interno del deposito di
D’AGUANNO, tra lo stesso e Michele LOMBARDO, dalla quale emergeva che
Simone LICARI, tramite Domenico CENTONZE e Calogero D’ANTONI, aveva
avvicinato VINCI al fine di farlo desistere dall’acquisto di terreni dove aveva sede

aveva chiesto ed ottenuto l’appoggio di Epifanio AGATE, figlio di Mariano, già
capomandamento di Mazara del Vallo;
f)

le conversazioni seguite all’incontro del 16/12/2014, fra le due

contrapposte fazioni mafiose, che evidenziano la consapevolezza dei partecipanti
della famiglia marsalese in ordine alla maggiore forza imprenditoriale-mafiosa di
VINCI, in virtù del suo inserimento nel mandamento di Mazara del Vallo, in
quanto finanziatore dei vertici del mandamento, cosicché gli esponenti principali
della famiglia mafiosa di Marsala, Michele LOMBARDO e Vincenzo D’AGUANNO, si
erano schierati in suo favore;
g) la conversazione intercorsa il 17/12/2014, tra Vincenzo D’AGUANNO e
Simone LICARI, in cui il primo aveva confermato le ragioni del sostegno
accordato a Fabrizio VINCI per l’acquisizione dell’impianto FOR.EDIL. con il fatto
che VINCI era “amico di tutti” a Mazara del Vallo; espressione, questa, che è
stata ritenuta indicativa del legame di VINCI con il contesto associativo
mazarese, che aveva gestito l’intera operazione;
h) la conversazione captata il 18/12/2014, a bordo dell’autovettura di VINCI,
tra lo stesso e Calogero GIACALONE (inteso Gino Zabbara, già titolare delle
attività di produzione del calcestruzzo poi acquisite dalla FOR.EDIL.), da cui
emergeva che VINCI aveva già versato una consistente somma di denaro,
assicurandosi così la titolarità dell’impianto della FOR.EDIL.;
i)

le conversazioni captate in ambientale tra D’AGUANNO e Michele

LOMBARDO nel pomeriggio del 18/12/2014, nel corso delle quali entrambi
avevano concordato sul fatto che, benché affiliato ad altra famiglia mafiosa,
VINCI doveva essere comunque tutelato;
I) la conversazione n. 1706 del 18/12/2014, tra Michele LOMBARDO e
Vincenzo D’AGUANNO, da cui emergeva chiaramente il contributo economico
fornito da VINCI in favore dell’associazione mafiosa, con specifico riferimento ad
“Epifanio” e alle persone a lui vicine, con chiaro riferimento a Epifanio AGATE;
m) la conversazione captata il pomeriggio del 19/12/2014 tra Vincenzo
D’AGUANNO, il figlio Alessandro e Michele LOMBARDO, in cui si era fatto esplicito
riferimento ai rapporti di VINCI con la consorteria mafiosa mazarese, basato, a

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l’impianto della FOR.EDIL., fallendo nel tentativo in quanto VINCI, a sua volta,

dire di D’AGUANNO, su una “convenienza reciproca”, ossia sullo scambio di
denaro versato da VINCI in cambio dell’appoggio del potere mafioso per
garantirgli l’espansione della sua attività imprenditoriale anche al di fuori del
territorio mazarese;
n) la conversazione intercettata il 21/12/2014 tra Vincenzo D’AGUANNO e
Michele LOMBARDO, in cui i due sodali marsalesi, discutendo della nascente
“cementeria” di Fabrizio, avevano definito VINCI come “amico nostro”,
programmando di partecipare ai lavori di realizzazione dell’impianto, nonché di

accordato a VINCI;
o) le conversazioni intercettate nel gennaio 2015, da cui emergeva come la
vicenda della FOR.EDIL. si fosse conclusa favorevolmente per VINCI grazie
all’appoggio di Vito GONDOLA, capo mandamento di Mazara del Vallo, che nel
corso del summit tenutosi la mattina del 26/01/2016 tra Vincenzo D’AGUANNO,
Andrea ALAGNA e Michele LOMBARDO aveva manifestato, in maniera netta e
decisa, stima ed apprezzamenti nei confronti di VINCI, definendolo “amico” e
“galantuomo” e troncando così ogni dubbio in ordine alla sua affidabilità e
segnalandone la perfetta contiguità con Cosa Nostra mazarese;
p)

la conversazione n. 4890 del 26/01/2015 tra Michele LOMBARDO e

Vincenzo D’AGUANNO, all’interno della vettura di LOMBARDO, da cui emergeva
che VINCI si era premurato di avvisare i sodali in talune circostanze per loro
pericolose;
q) la conversazione intercettata il 15/03/2015, da cui emergeva che VINCI
aveva partecipato alla spartizione dei lavori edili nel territorio di Marsala operata
dalla famiglia mafiosa, atteso che lo stesso Michele LOMBARDO aveva
preannunciato a RALLO che si sarebbe interessato per fare in modo che i lavori
di realizzazione di un non meglio indicato “palazzo”, venissero assegnati a
Fabrizio VINCI.
3.2. Sulla base dei menzionati elementi di fatto, i giudici di merito hanno
ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in ordine alla piena
partecipazione dell’indagato, quale “imprenditore colluso”, all’associazione
mafiosa, svolgendo un ruolo dinamico e funzionale alla vita del sodalizio,
consistente nel sovvenzionare, in via continuativa, la famiglia mafiosa e nel
rimanere a disposizione dell’ente per il perseguimento dei comuni fini criminosi.
In proposito, va infatti ricordato che questa Corte ha in passato affermato,
con soluzione interpretativa che il Collegio condivide integralmente, che ai fini
della configurabilità della condizione di “imprenditore colluso”, suscettibile di
integrare gli estremi del concorso esterno o di vera e propria partecipazione a
un’associazione mafiosa, è necessario che tra l’imprenditore e il sodalizio ricorra
un rapporto sinallagmatico, tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti,

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ripartire tra i sociali marsalesi i proventi economici derivanti dal sostegno

consistenti, per l’imprenditore, nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e
per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità (Sez. 6, n. 30346
del 18/04/2013, dep. 15/07/2013, Orobello, Rv. 256740; Sez. 1, n. 30534 del
30/06/2010, dep. 30/07/2010, Tallura, Rv. 248321; Sez. 5, n. 39042 del
1/10/2008, dep. 16/10/2008, Sama’, Rv. 242318; Sez. 1, n. 46552 del
11/10/2005, dep. 20/12/2005, D’Orio, Rv. 232963).
Nel caso di specie, invero, i provvedimenti di merito hanno evidenziato come
VINCI avesse provveduto al sostentamento economico di taluni esponenti, anche

carceraria (è il caso di Matteo TAMBURELLO) o comunque dei loro familiari (come
nel caso di Epifanio AGATE, figlio dell’ex capomandamento mazarese Mariano). E
a riprova della reciprocità del rapporto di cointeressenza è stata specificamente
valorizzata la conversazione in cui Vincenzo D’AGUANNO, responsabile per la
famiglia mafiosa di Marsala del territorio di Petrosino Strasatti, descriveva il
rapporto di reciprocità esistente tra VINCI e l’associazione mafiosa, essendosi il
primo messo al servizio della seconda, cui offriva le proprie risorse e al cui
interno svolgeva un ruolo attivo di finanziamento, e garantendo la seconda,
quale corrispettivo, il sostegno per l’aggiudicazione di lavori (“Poi prende venti e
glieli dà prende dieci e glieli dà, prende cinque e glieli dà. La mafia questa è!
Mafia è potere”) o comunque per l’acquisito di una posizione imprenditoriale più
forte (si veda la vicenda dell’acquisizione dell’impianto della FOR.EDIL., per il
quale si era interessato perfino Vito GONDOLA, allora reggente del mandamento
mafioso di Mazara del Vallo).
Sotto altro profilo, è stato bene evidenziato come VINCI abbia partecipato a
incontri riservati vertenti su questioni relative alle attività illecite del sodalizio,
come la spartizione dell’esecuzione di lavori nel territorio (è il caso, già
menzionato, degli incontri volti a risolvere il contrasto con Simone LICARI per le
commesse della Calcestruzzi Romano: si veda, ad esempio, la partecipazione di
VINCI all’incontro avvenuto in data 20/11/2014, presso la discarica della GERAL
di Michele GIACALONE), ovvero all’interlocuzione con Salvatore ANGELO, dal
quale aveva ricevuto informazioni riguardanti rapporti e cointeressenze di

Cosa

Nostra che vedevano direttamente coinvolti, oltre al citato esponente mafioso,
anche quelli che all’epoca erano ritenuti al vertice di Cosa Nostra siciliana, ossia
Salvatore e Sandro LO PICCOLO. Episodi, quelli appena citati, che testimoniano
la piena intraneità dello stesso VINCI al sodalizio mafioso, avendo egli avuto
conoscenza diretta delle dinamiche interne della famiglia mafiosa. Sul punto, va,
infatti, richiamato l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte secondo
cui,”in materia di associazione di tipo mafioso, sono elementi fattuali sufficienti a
far ritenere integrata la condotta di partecipazione alla associazione, l’essere a
conoscenza dell’organigramma e della struttura organizzativa delle cosche della
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di vertice, della famiglia di Mazara del Vallo, durante la loro detenzione

zona, dell’identità dei loro capi e gregari, dei luoghi di riunione, degli argomenti
trattati e l’essere stato ammesso a partecipare a degli incontri in contesti
deputati all’inserimento di nuovi sodali” (Sez. 1, n. 4937 del 19/12/2012, dep.
31/01/2013, Modafferi, Rv. 254915).
Un ruolo di partecipe al sodalizio che i provvedimenti impugnati hanno
ritenuto riscontrato, in maniera niente affatto illogica, anche dalle conversazioni
in cui D’AGUANNO pur precisando che VINCI non faceva parte della famiglia
mafiosa di Marsala, ma di altra “famiglia”, sottolineava la necessità che

definivano “amico nostro e galantuomo”.
Pertanto, deve ritenersi infondata la doglianza relativa alla non configurabilità
di una condotta di partecipazione al sodalizio mafioso da parte dell’odierno
indagato.
3.3. Diversamente da quanto ritenuto dalla difesa dell’indagato, poi, i giudici
di merito hanno espressamente affrontato la questione relativa alla compatibilità
tra il ruolo di partecipe all’associazione mafiosa e quello di confidente di polizia
rivestito dallo stesso dal 2011 al 2016; ruolo peraltro noto anche ad alcuni
esponenti mafiosi (come LOMBARDO e TAMBURELLO), che in più di un’occasione
lo avevano definito “sbirro, carabiniere, DDA”.
A riguardo, il tribunale del riesame ha espressamente affermato che

il

contributo fornito, in tale qualità, da Fabrizio VINCI fosse stato “davvero esiguo”,
avendo egli fornito “rivelazioni relative ad alcune rapine e danneggiamenti o
all’esistenza di una piantagione di marijuana, senza mai rivelare notizie rilevanti
sul conto dell’associazione mafiosa, nonostante l’assidua frequentazione con
esponenti di spicco della stessa”; ed anzi avendo lo stesso indagato affermato,
nel corso dell’interrogatorio reso in data 14/06/2017, di non avere mai fornito
informazioni alla Polizia su soggetti mafiosi e giungendo finanche ad affermare di
non essere mai stato a conoscenza della qualità di mafiosi di alcuni soggetti con
cui si era rapportato. Una circostanza, questa, che correttamente i giudici del
riesame hanno ritenuto inverosimile, considerata la facilità di venire a
conoscenza, in una realtà circoscritta come quella mazarese, delle condanne per
mafia riportate da soggetti come Vito GONDOLA.
Su tali basi, dunque, il tribunale ha ritenuto, in maniera tutt’altro che illogica,
che VINCI avesse instaurato un rapporto di collaborazione con le Forze
dell’ordine, allo scopo di conquistarne la fiducia e di sottrarsi, in questo modo, “a
controlli più stringenti”. Ne consegue, dunque, l’infondatezza di tale profilo di
doglianza, richiamato sia in sede di ricorso che di motivi nuovi.
4. Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere,
dunque, rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
9

l’imprenditore andasse tutelato, oltre che dalle conversazioni in cui altri sodali lo

Trasmessa copia ex art. 23
n. 1 ter L. 8-8-95 n. 332
PER QUESTI MOTIVI -40Ma, lì
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al

io 1

G. 2018

pagamento de e spese

processuali. Dispone trasmettersi, a cura della Cancelleria, copia del
provvedimento al Direttore dell’Istituto penitenziario, ai sensi dell’art. 94,
comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen..
Così deciso in Roma, il 25/01/2018

Il Presidente

Il Consigliee estensore

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