Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21072 del 22/03/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 21072 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DRAZZA ANTONIO COSIMO nato il 11/05/1981

avverso l’ordinanza del 05/01/2018 del TRIB. LIBERTA’ di LECCE
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;
sentite le conclusioni del PG FERDINANDO LIGNOLA che conclude per
l’inammissibilita’ del ricorso.

Data Udienza: 22/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 5.1.2018 (depositata il 1.2.2018) il Tribunale di Lecce,
in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., ha confermato il provvedimento
del GIP che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti
di Antonio Cosimo Drazza per reati in materia di stupefacenti, fra cui quello di cui
all’art. 74 d.P.R. 309/90.

due motivi di ricorso di seguito sinteticamente illustrati.
I) Violazione di legge e vizio di motivazione per mancanza di “autonoma
valutazione” ex art. 292, comma 2, lett. c) cod. proc. pen.
Deduce che il GIP si è limitato a ricopiare in toto la richiesta di misura del
PM e che il Tribunale ha errato nel non rilevare che il provvedimento cautelare
non ha speso una sola parola, sul piano dei gravi indizi e delle esigenze di
cautela, rispetto a tutti i reati satellite contestati al Drazza.
II)

Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla contestata

associazione di cui all’art. 74 cit.
Deduce che erroneamente il Tribunale desume l’esistenza di una cassa
comune tra i correi dalla circostanza che il Drazza si fosse offerto di pagare il
soggiorno nel Salento del corriere della droga, e che avesse preteso il
pagamento dell’affitto del garage (di proprietà del suocero) dove il gruppo degli
spacciatori marocchini avevano ricoverato l’autovettura mercedes adoperata e
preparata per il trasporto degli stupefacenti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo è inammissibile, perché generico e aspecifico.
La doglianza di mancata “autonoma valutazione” degli elementi posti a
fondamento della misura, ai sensi dell’art. 292, comma 2, lett. c), cod. proc.
pen., è prospettata in maniera generica e indeterminata, senza confrontarsi
specificamente con le ragioni addotte nel provvedimento impugnato, che al
riguardo ha logicamente e congruamente risposto alla stessa critica che era stata
avanzata dal ricorrente in sede di riesame.
Il Tribunale ha evidenziato come il GIP abbia indicato tutti gli elementi su cui
si è fondato il suo autonomo convincimento in ordine alla sussistenza
dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, specificando il ruolo svolto
dal Drazza e ricostruendo le dinamiche dell’organizzazione, nel contempo
rigettando la richiesta nei confronti di altri coindagati, anche in relazione ad uno

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2. Ha proposto ricorso l’interessato, a mezzo del suo difensore, articolando

dei reati-fine, dimostrando di aver vagliato in maniera autonoma la sussistenza
dei fatti contestati a ciascun indagato.
La censura in ordine alla omessa valutazione dei gravi indizi e delle esigenze
cautelari rispetto a tutti i reati satellite contestati al Drazza è stata prospettata in
maniera altrettanto generica, senza specificare le ragioni in fatto e in diritto a
sostegno di tale doglianza, che è stata solo indicata ma in nessun modo illustrata
in maniera articolata, al fine di consentire a questa Corte di legittimità di cogliere
gli eventuali vizi di carattere logico-giuridico che sarebbero contenuti

si è riportato all’ordinanza del GIP, evidenziando l’assenza di specifiche censure
da parte della difesa, che certamente non possono essere proposte per la prima
volta in questa sede.

2. Anche il secondo motivo è inammissibile, atteso che in esso vengono
svolte censure in fatto, pretendendo dalla Corte di cassazione una rivisitazione
del compendio indiziario, al fine di valutare l’insufficienza degli elementi posti a
fondamento della ipotizzata associazione e del ruolo di capo e promotore del
sodalizio attribuito, allo stato, al Drazza.
Si tratta di censure che, in definitiva, si incentrano su asserite carenze
motivazionali del provvedimento impugnato.
Ma è bene ribadire che in tema di misure cautelari personali, allorché sia
denunciato, con ricorso per cassazione, il vizio di motivazione del provvedimento
emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di
colpevolezza, alla Corte suprema spetta solo il compito di verificare, in relazione
alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono,
se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l’hanno
indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell’indagato e di
controllare la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli
elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che
governano l’apprezzamento delle risultanze probatorie (Sez. 4, n. 26992 del
29/05/2013, P.M. in proc. Tiana, Rv. 25546001).
Va, inoltre, precisato che, dal punto di vista indiziario, nella fase cautelare è
ancora sufficiente il requisito della sola gravità (articolo 273, comma 1, cod.
proc. pen.), giacché il comma 1-bis del citato art. 273 (introdotto, appunto, dalla
suddetta legge) richiama espressamente i soli commi 3 e 4, ma non il comma 2
dell’articolo 192 cod. proc. pen., che prescrive la precisione e la concordanza
accanto alla gravità degli indizi: derivandone, quindi, che gli indizi, ai fini delle
misure cautelari, non devono essere valutati secondo gli stessi criteri richiesti
per il giudizio di merito dall’articolo 192, comma 2, cod. proc. pen., e cioè con i

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nell’ordinanza impugnata. Peraltro il Tribunale, in relazione ai singoli delitti-fine,

requisiti della gravità, della precisione e della concordanza (Sez. 4, n. 6660 del
24/01/2017, Pugiotto, Rv. 269179; Sez. 4, n. 37878 del 06/07/2007, Cuccaro,
Rv. 237475).
Sotto questo profilo, l’ordinanza impugnata presenta un adeguato e corretto
percorso logico-argomentativo, avendo ampiamente ed esaurientemente dato
conto dei risultati dell’indagine, dei rapporti fra i sodali e del ruolo di promotore
dell’odierno indagato, il quale ricercava sempre nuovi canali di
approvvigionamento della sostanza stupefacente, deteneva armi per conto

Hachouch (suo principale interlocutore, in quanto entrambi rivestivano un ruolo
verticistico nel gruppo criminale) il prezzo da imporre agli acquirenti, teneva la
contabilità dell’associazione, si occupava in alcuni casi del trasporto di ingenti
quantitativi di sostanza stupefacente ma anche dell’immissione della stessa nel
mercato e della distribuzione agli acquirenti-spacciatori.
Ne consegue, con manifesta evidenza, la infondatezza dei denunciati vizi di
motivazione dell’ordinanza impugnata, poiché le argomentazioni difensive, lungi
dal denotare la mancanza o manifesta illogicità di quelle poste a fondamento
della decisione, si risolvono nella richiesta alla Corte di legittimità di procedere
ad un diverso apprezzamento del merito della decisione, come noto non
proponibile attraverso il ricorso per cassazione.

3. Stante l’inammissibilità del ricorso, e non ravvisandosi assenza di colpa
nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. sent. n.
186/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali
consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria, nella misura indicata in
dispositivo. Viene disposto, inoltre, che copia del presente provvedimento sia
trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario competente perché provveda a
quanto stabilito dall’art. 94 c. 1 ter disp. att. del cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma
1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 22 marzo 2018
C.)

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dell’organizzazione, occultava la droga, stabiliva insieme al coindagato

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