Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21059 del 25/01/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 21059 Anno 2018
Presidente: DI SALVO EMANUELE
Relatore: NARDIN MAURA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CIURLIA MAURIZIO nato il 29/09/1963 a COSENZA

avverso l’ordinanza del 12/04/2017 della CORTE APPELLO di CATANZARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere MAURA NARDIN;
lette le conclusioni del PG che ha chiesto l’annullamento della sentenza
impugnata con rinvio alla Corte territoriale per la rideterminazione del quantum
del ristoro

Data Udienza: 25/01/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Con ordinanza del 12 aprile 2017 la Corte di Appello di Catanzaro ha condannato il

Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro, al pagamento in favore di
Maurizio Ciurla della somma di Euro 9.196,00 a titolo di riparazione per ingiusta detenzione,
per essere il medesimo stato privato della libertà personale nel periodo compreso tra il 24
febbraio 2009 ed il 13 maggio 2009, con applicazione della misura cautelare degli arresti
domiciliari e poi definitivamente assolto dal reato di cui all’art. 416 in relazione all’art.640 e
640 bis cod. pen., con la formula “perché il fatto non sussiste”.
2.

Avverso della ordinanza ha proposto ricorso per cassazione Maurizio Ciurlia, a mezzo

contraddittoria illogica motivazione del provvedimento nella parte in cui si limita a riconoscere
l’indennizzo relativo ai giorni di custodia cautelare patiti, con il metodo aritmetico, omettendo
di valutare

gli ulteriori danni patrimoniali e non patrimoniali. Lamenta la carenza di

motivazione relativamente al danno patrimoniale provato in giudizio con le dichiarazioni del
redditi del periodo di imposta 2009 (dichiarazione del 2010), e con la documentata perdita
dell’incarico di sindaco e revisore dei conti della BBC di Dipignano, immotivatamente ritenute
non conferenti. Osserva, inoltre, come la Corte territoriale abbia tralasciato le conseguenze
pregiudizievoli derivate dalla pubblicazione di numerosi articoli riguardanti l’addebito mosso
all’interessato, immotivatamente ritenute dal provvedimento, mero frutto del corretto esercizio
del diritto di cronaca. Sottolinea, infine, come la somma standard sia inidonea a ricoprire
anche l’angoscia ed il tormento derivati dall’ingiusta carcerazione.
3.

Con requisitoria scritta/ il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione ha

chiesto l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio alla Corte territoriale per la
rideterminazione del quantum del ristoro, previa considerazione del danno morale in termini di
ricadute lavorative sull’attività svolta e del discredito causato dalla pubblicazione della notizia
dell’arresto, con adeguamento della liquidazione alla fattispecie e motivazione della relativa
entità.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Il ricorso va accolto nei termini che seguono.

2.

Va, innanzitutto, rammentata la natura indennitaria e non risarcitoria del ristoro per

ingiusta detenzione, essendo il medesimo diretto a compensare solo le ricadute sfavorevoli
(patrimoniali e non) procurate dalla ingiusta ed incolpevole privazione della libertà, attraverso
un sistema commisurato alla sua

durata ed intensità. Sono, nondimeno, consentiti

aggiustamenti alla quantificazione aritmetica allorquando emergano profili di ulteriori rispetto
al “fisiologico” danno da privazione della libertà. (cfr. Sez. 4, n. 21077 del 01/04/2014 – dep.
23/05/2014, Silletti, Rv. 25923701).
3.

Fermo restando il limite massimo previsto dall’art. 315, comma 2″, cod. proc. pen.

pari ad in Euro 516.456,90, infatti, l’ammontare della riparazione può discostarsi dal mero
calcolo artimetico dell’ammontare giornaliero di Euro 235,82 moltiplicato per il numero dei
2

del suo difensore, lamentando, con un unico motivo, ex art. 606, comma 1″, lett. e) l’omessa,

giorni, allorquando la lesione si palesi divergente e più grave rispetto alle normali conseguenze
determinate di ingiusta ed incolpevole detenzione (cfr. fra le tante, Cass., Sez. 4^, n. 10123
del 17/11/2011, Rv. 252026; n. 10690 del 25/2/2010, Rv. 246425; n. 23119 del 13/5/2008,
Rv. 240302).
4.

Ed invero, se la determinazione della somma fissa giornaliera ed il calcolo aritmetico

costituiscono l’individuazione dell’indennità avuto riguardo ad una situazione astratta media,
per giustificare lo scostamento, in modo non arbitrario, è necessario avere riguardo a specifici
parametri di riferimento -allegati da colui che propone la domanda e dimostrati, ancorché
presuntivamente – tali da dimostrare l’inadeguatezza della misura matematica

il cui

5.

Ancora attuale appare la pur risalente decisione con cui le Sezioni Unite hanno chiarito

la natura dell’istituto e la possibilità di graduazione dell’indennità, affermando che . Con siffatta decisione è stato ulteriormente chiarito che il diritto alla
riparazione per l’ingiusta detenzione è classificabile tra .
6.

Ciò premesso, deve ritenersi che qualora la parte istante alleghi la sussistenza di

danni che travalichino la medietà della lesione -quali quelli derivanti da particolari situazioni di
pubblica esposizione, dovuti al clamore delle accuse e della carcerazione – per l’impossibilità di
contenere la risonanza della notizia-, la motivazione che nega il superamento del criterio
meramente aritmetico non può risolversi in una petizione di principio, Tutto ciò va ricompreso
nella determinazione standard dell’indennizzo, inerendo al diritto di cronaca. Né può apparéf :
possibile sostenere, come fa la sentenza impugnata,

che il diritto ad ottenere

la

compensazione della lesione-allorquando la notizia venga comunicata in modo improprio- non
possa che farsi valere nei confronti delle testate giornalistiche ritenute responsabili.
7.

Il risarcimento del danno in senso proprio relativo all’offesa alla reputazione è, infatti,

cosa diversa dall’indennità di cui all’art. 314 cod. proc. pen., perché il primo deriva da un
illecito aquiliano ed il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod.
civ può essere oggetto di azione solo nei confronti di chi l’ha prodotto, la seconda inerisce la
misura della riparazione di una lesione causata da un’attività legittima della pubblica autorità.

3

ammontare è predeterminabile con il mero calcolo.

8. D’altro canto, e qui sta l’equivoco in cui è caduta l’ordinanza impugnata, il ristoro per

l’ingiusta detenzione può essere riconosciuto anche laddove non ricorra alcun illecito, proprio
perché le modalità di comunicazione della notizia, per la loro continenza, non implichino alcuna
condotta colposa o dolosa, e lo strepitus fori sia la mera conseguenza dell’accusa infondata,
legittimamente portata a conoscenza del pubblico. Ecco, allora che quando il clamore si
produca per la sola diffusione della notizia, poi rivelatasi infondata, la misura dell’indennità non
potrà che ricomprendere siffatto ulteriore aggravio delle conseguenze dell’ingiusta detenzione,
trattandosi di una conseguenza non rientrante nella medietà delle lesioni o, in altri termini,
nella fisiologia delle conseguenze dell’ingiusta detenzione.
Il giudice, dunque, laddove una simile lesione emerga dagli atti deve procedere ad

una valutazione equitativa, che consideri le conseguenze per la reputazione causate
dall’ingiusta detenzione, senza arrestarsi al calcolo aritmetico.
10. Del tutto illogica, pertanto, appare la motivazione dell’ordinanza che si limita a
rinviare all’esercizio dell’azione civile verso le testate giornalistiche, senza neppure distinguere
la lesione creata dall’attività lecita dal danno indotto dall’uso non continente della notizia (ove
questo sia tale).
11. Con riferimento alle ulteriori doglianze fatte valere in ordine alle conseguenze
personali relative all’attività professionale ed al minore reddito derivato dalla privazione della
libertà ed alla compromissione di rapporti lavorativiè personali, deve osservarsi che il
discostamento dal parametro aritmetico si giustifica quando la situazione creatasi a seguito
dell’ingiusta detenzione sia tale da implicare il grave superamento del criterio della medietà,
cui consegua un impoverimento tale da modificare uno stile complessivo di vita o lo
scioglimento irrecuperabile di rapporti personali o ancora l’induzione di grave malattia.
12.

Nel caso di specie, l’ordinanza é_ ha negato l’incremento dell’indennità motivando in

modo gravemete carente in ordine alla ricaduta sull’attività professionale della sospensione
cautelare adotatta nei suoi confronti da parte dell’Ordine dei commercialisti del 4 marzo 2009,
sul discredito professionale causato dalle notizie pubblicate sul conto del Ciurla, sulle
conseguenze dell’interruzione dell’attività professionale anche in relazione al suo possibile
sviluppo, limitandosi ad affermare la possibilità di riprendere l’attività dopo la carcerazione
ingiustamente subita, pur essendo evidente che la cessazione della misura non comporta
l’automatica proficua ripresa dell’attività.
13. Avuto riguardo a quanto fin qui affermato deve ritenersi che la motivazione
sottostante la decisione della Corte di Appello di Catanzaro sia del tutto carente. L’ordinanza,
pertanto, va annullata con rinvio alla medesima Corte di Appello al fine della rivalutazione
dell’indennizzo sulla base dei principi sin qui enunciati, nonché al fine della liquidazione delle
spese anche del presente giudizio.
P.Q.M.
Annulla il provvedimento impugnato e rinvia per nuovo giudizio alla Corte di Appello di
Catanzaro.

4

9.

Cosi deciso 25/01/2018
gliere est.

Maur Nardin

Il Pr idente
Enn uele Di SfilviS
,

Il Co

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