Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 21040 del 01/02/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 21040 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: BELLINI UGO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:

Murgia Omar nato a Cagliari il 07.9.1981

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Cagliari n.127/17 in data
15 Febbraio 2017

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere dott.Ugo Bellini;

udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Stefano TOCCI il quale ha chiesto pronunciarsi la inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO

1. MURGIA Omar ricorre avverso la sentenza in epigrafe che confermava la
decisione del Tribunale di Cagliari che lo aveva riconosciuto colpevole del furto

2

Data Udienza: 01/02/2018

N.

RG.

di circa 120 metri di cavi elettrici sottratti presso cabina elettrica ENEL con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti rispetto
alle circostanze aggravanti di cui all’art.625 n. 2, 7 e 7 bis cod.pen. e lo condannava alla pena di mesi sei di reclusione ed € 200 di multa.

2. Il giudice distrettuale poneva a fondamento della decisione la circostanza
che il MURGIA era stato fermato dalla PG mentre si trovava in possesso di tali
cavi elettrici dopo che un testimone aveva segnalato che in precedenza clue indi-

indicazioni sugli abiti indossati dai suddetti individui, abiti che corrispondevano a
quelli indossati dal Murgia (felpa bianca con cappuccio). Il giudice di appello escludeva, sulla base di elementi indiziari e logici illustrati in sentenza la fondatezza della prospettazione difensiva, tesa a rappresentare come il Murgia avesse
rinvenuto i cavi elettrici in un cassonetto e comunque lungo la strada nei pressi
della propria abitazione e se ne fosse impossessato per cercare di ottenerne un
qualche profitto.

3. Il ricorrente deduce mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione con particolare riferimento al soddisfacimento dei criteri legali di valutazione della prova indiziaria atteso che, a fronte della denuncia a carico di due
individui intenti a tagliare i cavi elettrici, solo il Murgia era stato trovato in possesso del materiale, peraltro sprovvisto di strumenti per il taglio dei cavi, circostanze che rendevano del tutto plausibile, oltre alla presenza nei pressi del luogo
di rinvenimento del materiale di altri due soggetti nella disponibilità di un furgone, entrambi con precedenti per il furto di rame, che il ricorrente si fosse limitato
a raccogliere i cavi di cui si erano sbarazzati i reali autori del furto.

4. Le censure concernenti asserite carenze argonnentative sui singoli passaggi
della ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la
struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e
il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel
merito della sentenza impugnata.
Il ricorso, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione della
sentenza impugnata, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto, e pertanto immune da vizi di legittimità nonché puntuale nell’osservanza
delle norme di legge applicate, soprattutto nella ricostruzione della responsabilità

vidui stavano rimuovendo tale materiale elettrico da una cabina Enel, fornendo

N.

RG.

del prevenuto trovato in possesso di circa 120 metri di cavi in rame, dopo che
era decorso un tempo assai limitato dalla segnalazione della flagranza del furto,
il quale indossava una felpa bianca con cappuccio del tutto analoga a quella riconosciuta come indossata da uno dei due uomini impegnati nell’azione furtiva, il
quale forniva giustificazioni sulla sua presenza in loco (vendita di frutti di mare)
assolutamente inverosimili e comunque indimostrate e che presentava una ferita
nella mano del tutto compatibile con la violenza esercitata per strappare i cavi
elettrici dalla sede ove erano posti.

fatti, proposta dal ricorrente, che lo vedeva mero detentore dei cavi abbandonati
da altri lungo la strada.

5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non
ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
(Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di duemila euro in favore della cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma il 1.2.2018

Il Consigliere estensore
Ugo Bellini
I

Il Presidente

Di talchè risultava logicamente contrastata la interpretazione alternativa dei

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