Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20919 del 05/05/2017


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 20919 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LOCONTE MICHELE nato il 20/08/1980 a BARLETTA

avverso la sentenza del 18/01/2016 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere RAFFAELLO MAGI;

Data Udienza: 05/05/2017

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Con sentenza emessa in data 18 gennaio 2016 la Corte di Appello di Bari confermava,
nei confronti di Loconte Michele, l’affermazione dì penale responsabilità per il reato di
violazione delle prescrizioni correlate alla sottoposizione alla sorveglianza speciale con
obbligo di soggiorno. La prescrizione violata è quella dell’honeste vivere (per l’uso del

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del difensore,
Loconte Michele , deducendo erronea applicazione di legge e vizio di motivazione. Si
rappresenta che nessuna delle condotte poteva essere posta a base di un nuovo giudizio
di responsabilità, essendo carente l’elemento psicologico del reato.
3.1 Va premesso che il ricorso non può dirsi inammissibile, dovendosi ritenere che anche
prima della modifica di indirizzo interpretativo (di cui si darà conto nel prosieguo) vi era
dibattito, quantomeno in dottrina, circa la ravvisabilità della sanzione penale in ipotesi
simili a quella per cui si procede.
3.2 Ciò posto, va richiamato il contenuto della decisione emessa dalle Sezioni Unite di
questa Corte in data 27 aprile 2017 (ricorrente Paternò) in riferimento al rapporto tra la
previsione incriminatrice di cui all’art. 75 d.lgs. n.159 del 2011 e la generale prescrizione
(art. 8 del medesimo d.lgs.) del ‘vivere onestamente e rispettare le leggi’ imposta al
sorvegliato speciale.
In tale arresto si è dettato il principio di diritto secondo cui

l’inosservanza delle

prescrizioni generiche di ‘vivere onestamente’ e ‘rispettare le leggi’ da parte del soggetto
sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno non integra la
norma incriminatrice di cui all’art. 75 comma 2 del d.lgs. n.159 del 2011. Essa può
tuttavia rilevare ai fini dell’aggravamento della misura di prevenzione personale.
Tale principio – condiviso dal Collegio (si veda, per una analisi più ampia circa le
complessive ricadute della decisione citata e di quella emessa dalla Corte Edu nel noto
caso De Tommaso contro Italia, quanto affermato da Sez. I n. 54080 del 14.6.2017, ric.

Pastore)

va applicato nel caso qui in esame, data la avvenuta affermazione di penale

responsabilità, in sede di merito, per la violazione della prescrizione dell’honeste vivere.
Da ciò deriva, in riferimento al reato di cui all’art. 75 co.2 d.lgs. n.159 del 2011,
l’annullamento senza rinvio della decisione impugnata perchè il fatto non costituisce
reato.

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ciclomotore e per l’offesa recata ai verbalizzanti).

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non costituisce reato .

Così deciso in data 5 maggio 2017

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