Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20795 del 16/01/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 20795 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
DI GRAVINA MARIO nato il 10/03/1964 a TRANI
DI GRAVINA MICHELE nato il 04/07/1989 a TRANI

avverso la sentenza del 10/05/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore SIMONE PERELLI
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore
Il difensore presente si riporta ai motivi e chiede l’accoglimento del ricorso

Data Udienza: 16/01/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. Perelli Simone, ha concluso
chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso.
Il difensore dell’imputato, avv. Laviola Francesco Antonio, ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza, emessa in data 19 maggio 2016, la Corte d’Appello di Milano, in riforma

Di Gravina Mario e a Di Gravina Michele, in mesi 11 di reclusione, con concessione della
sospensione della pena e della non menzione, revocando la pena accessoria dell’interdizione
dai pubblici uffici e riducendo l’importo delle somme, liquidate a titolo di risarcimento del
danno, subito dalle parti civili costituite, ad C 1.500,00. Per la precisione, la corte territorialeprevia riqualificazione del fatto, originariamente contestato sub 1), ex art. 628 cod. pen., nel
reato di cui all’art. 614, cod. pen., ed escluse le aggravanti, dì cui al capo 2), ex art. 577 n. 4,
in relazione all’art. 61 n. 2 cod. pen., contestate, con riferimento al capo sub 1) -riconosceva
gli imputati responsabili del reato continuato, di cui agli art. 110, 582 e 585, 614 e 635, c. 2 n.
1, c.p., per aver cagionato lesioni personali a Abdelelaziz Awad Ismail Nadia e Bayoumi
Shoukri Haschem Hassan, rispettivamente consistite in “contusione toracica sinistra” e in
“contusione costale destra” giudicate guaribili, ciascuna, in giorni 2.
2. Mario Di Gravina e Michele Di Gravina, tramite difensore di fiducia, hanno proposto ricorso
per cassazione, con cui deducono un vizio di legittimità, ex art. 606, comma 1, lett. c), in
relazione all’art. 521, comma 2, codice di rito, per violazione del principio di correlazione tra
accusa e sentenza. Secondo parte ricorrente, nella sentenza impugnata, il giudice del merito,
una volta chiuso il dibattimento e in fase di deliberazione, avrebbe immutato il fatto,
originariamente contestato, in violazione del disposto, contenuto nel secondo comma dell’art.
521 cod. proc. pen.. La circostanza aggravante, contestata per aver commesso il fatto,
costituente furto, in luogo di privata dimora, ai sensi dell’art. 624 bis, cod. proc. pen., non
corrisponderebbe affatto al reato di violazione di domicilio, ex art. 614, cod. pen, posto che,
per quest’ultima fattispecie, rileverebbero le modalità con le quali l’agente è entrato nella
privata dimora altrui, non rilevanti, per l’inverso, per la sussistenza dell’aggravante. Tali
specifiche connotazioni mancherebbero nella fattispecie in oggetto, non potendosi desumere le
stesse in via implicita. Risulterebbe in ogni caso violato il diritto di difesa. Secondo le
disposizioni della CEDU, l’imputato dovrebbe avere una completa informazione della diversa
qualificazione giuridica, in vista della realizzazione del c.d. giusto processo. Non sarebbe
condivisibile neppure il principio, affermato in giurisprudenza, secondo il quale l’art. 521,
comma 2, c.p.p., non è applicabile, in caso di qualificazione giuridica meno grave della
fattispecie, originariamente contestata. Parte ricorrente allega, altresì, un vizio di legittimità,
ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e), codice di rito, in relazione all’art.582, cod. pen., con

della sentenza emessa dal locale tribunale in data 16/04/2015, rideterminava la pena, inflitta a

riferimento al capo di imputazione, sub 2).Nella sentenza impugnata, mancherebbe qualsiasi
riferimento all’evento, richiesto dalla fattispecie di cui all’art. 582 cod. pen.., costituito dalla
ricorrenza di un effettivo periodo di malattia, in considerazione dell’applicabilità, al massimo,
della disposizione di cui all’art. 635 cod. pen., essendo la mera sensazione dolorosa tipica del
reato di percosse. Ne conseguirebbe un profilo di violazione di legge e, nel contempo, di
carenza di motivazione. Inoltre, parte ricorrente allega un vizio di legittimità, ex art. 606,
comma 1, lett. e),codice di rito, in relazione all’omessa motivazione circa l’alibi di Mario Di
Gravina, essendo state riportate in sentenza dichiarazioni nettamente diverse, rispetto a quelle

ed essendo contraddittorie le affermazioni, relative alla “smentita”, ritenuta dal giudice e, in
effetti, costituente frutto di un travisamento della prova testimoniale citata. In sostanza, la
deposizione del teste Sanità, travisata dal giudice, è da ritenersi importante, per la
ricostruzione dei fatti di causa, per cui l’errore evidenziato sarebbe determinante agli effetti
della decisione. Ulteriore vizio, di natura analoga, è poi dedotto, in relazione all’alibi di Michele
Di Gravina, con riferimento, in particolare, agli orari, in cui era avvenuto l’arresto del figlio
delle persone offese, componenti della famiglia Bayoumi, e alla visita concomitante,
asseritamente compiuta dall’imputato, presso l’abitazione della vicina di casa, sig.ra Mireille
Lucette. L’imprecisione sull’orario sarebbe, ad avviso di parte ricorrente, pienamente
comprensibile, dovendosi tener conto del tempo trascorso, e, per di più, sarebbero errate le
considerazioni, svolte nella sentenza impugnata, circa l’asserito contrasto, tra la permanenza
del Di Gravina, con altri colleghi, Veltri e Di Bari, riferita dallo stesso imputato, e le
conversazioni telefoniche intercettate, indicate nella sentenza, a dimostrazione della falsità del
predetto alibi. Altro vizio motivazionale sarebbe poi connesso all’ubicazione dell’abitazione in
una scala diversa dello stabile e alla conseguente difficoltà di organizzare un’aggressione
all’arrivo delle parti lese nell’appartamento occupato dai Bayumi. Da ultimo, i ricorrenti
articolano un vizio di legittimità, ex art 606, comma 1, lett. c), in relazione all’art. 530, comma
2, cod. proc. pen., trattandosi, a loro dire, di un fascicolo, senza indagini, che avrebbero
potuto essere svolte, mediante il prelievo, sul luogo, di impronte digitali e l’estrapolazione dei
tabulati telefonici delle utenze in uso agli imputati. In siffatto contesto, osserva parte
ricorrente, avrebbe dovuto trovare applicazione l’art. 530, comma 2, cod. proc. pen., in
considerazione della mancanza di prove certe della responsabilità degli imputati.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Innanzitutto va affrontata la problematica, relativa alla correlazione fra accusa e sentenza,
con riferimento alla lamentata violazione dell’art. 521 c.p.p..
A questo proposito, va rammentato che, secondo la giurisprudenza di legittimità, non è
violato il principio di correlazione tra accusa e sentenza, ex art. 521 cod. proc. pen., allorchè
tra il fatto originariamente contestato e quello ritenuto in sentenza non ricorra un rapporto di

rese dal teste Sanità, circa l’abitudine del Di Gravina di recarsi in anticipo sul posto di lavoro,

radicale eterogeneità o incompatibilità né, tanto meno, è ravvisabile un “vulnus” al diritto di
difesa, trattandosi di reato di minore gravità (Sez. 5, n. 33878 del 03/05/2017 – dep.
11/07/2017, Vadacca, Rv. 271607)
E ciò senza tener conto del fatto che nella fattispecie in esame ricorre un ulteriore elemento,
costituito da un rapporto di continenza, essendo stata comunque contestata in fatto la
violazione di domicilio, poi ritenuta nella sentenza impugnata.
Ed ancora, sempre secondo la giurisprudenza di legittimità, qualora il fatto sia diversamente
qualificato dal giudice di appello, senza che l’imputato abbia preventivamente avuto modo di

possibilità di contestare la diversa definizione mediante il ricorso per cassazione (Sez. 2, n.
37413 del 15/05/2013 – dep. 12/09/2013, Drassich, Rv. 256652).
Tali pronunce, indubbiamente, si pongono sulla scia del generale orientamento, implicante
una tutela sostanziale del diritto di difesa, parametrata alle possibilità effettive, riservate alla
difesa, e al riscontro di lesioni ineliminabili e, come tali, inficianti l’intero procedimento.
Poste tali premesse di ordine generale, va chiarito innanzitutto che, nella fattispecie, i giudici
del merito, nella fase deliberativa, non hanno assunto a base della loro decisione un fatto
diverso, essendosi limitati, invece, ad una diversa qualificazione giuridica del fatto, tramite la
derubricazione del reato, contestato originariamente sub 1) ex art. 628 cod. pen., nel reato di
cui all’art. 614 cod. pen. e l’esclusione delle circostanze aggravanti, contestate al capo 2),
relative al reato di lesioni, in relazione al nesso teleologico, rispetto alla rapina.
2. I motivi, concernenti la valutazione della sussistenza o meno di un processo patologico
riconducibile al requisito della “malattia” indispensabile per la realizzazione del delitto di cui
all’art. 582 cod. pen., nonché l’erronea interpretazione della deposizione, resa dal teste Sanità,
e la valutazione degli alibi forniti da ciascuno degli imputati, sono tutti motivi, concernenti il
merito della controversia e, in quanto tali, inammissibili nella presente sede del giudizio di
legittimità.
A ciò si aggiunga, in ogni caso, che il dato, relativo alle lesioni è tratto dalle certificazioni
sanitarie e che ogni processo patologico, pur connesso a lesioni lievi, implica la valutazione di
una prognosi, relativa alla guarigione, parametrata ad un lasso temporale.
Con ciò si esclude la congruità delle censure mosse sul punto specifico.
Per quanto poi concerne la ricostruzione fattuale, i giudici del merito hanno ampiamente
motivato, in relazione alla certezza dell’aggressione, subita nella loro abitazione dai Bayumi,
all’attendibilità delle loro dichiarazioni, ritenendo- non illogicamente – del tutto inverosimile
una macchinazione in danno degli imputati, e alla certezza del riconoscimento.
E’ poi stata esposta, dai giudici del merito, una dettagliata disamina delle prove dedotte dalla
difesa, prove ritenute smentite dalle altre risultanze testimoniali di causa, con contestuale
trasmissione degli atti alla locale Procura delle Repubblica, per la ravvisabilità di estremi di
reato in talune deposizioni.

interloquire sul punto, la garanzia del contraddittorio resta comunque assicurata dalla

Il complesso di tali elementi, costituito dal fronte delle accuse, mosse dalle persone offese e
dalla debolezza degli elementi addotti a propria difesa dagli imputati e connotato altresì
dall’individuazione di un preciso “movente” sotteso all’aggressione dei Gravina, ha indotto i
giudici all’accertamento della responsabilità degli imputati, senza incertezze probatorie.
Né, sotto altro profilo, sono ravvisabili carenze motivazionali, ove si considerino, oltre alle
divergenze tra le varie versioni sottolineate nella sentenza impugnata, per un verso, la scarsa
verosimiglianza dell’alibi fornito da Mario Gravina, asseritamente a cena presso una vicina di
casa, proprio nell’ora dell’esecuzione dell’arrivo della polizia e dell’esecuzione dell’arresto di

lavoro da parte di Michele Gravina in quanto dal medesimo redatto, nonostante le
dichiarazioni, rese dal teste Sanità, circa l’abitudine del medesimo di arrivare in anticipo al
lavoro.
Si tratta, in sostanza di una motivazione, congrua e completa, che non lascia adito alla
prospettazione di illogicità, considerata, tra l’altro, in linea di fatto, l’agevole superamento di
difficoltà legate all’ubicazione delle due abitazioni, all’interno del medesimo stabile.
3. Alla luce delle considerazioni esposte, si devono rigettare i ricorsi, condannando ciascuno
dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 16/01/2018

Bayumi Samir, e, sotto altro profilo, la mancanza di certezza del report di arrivo al posto di

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA