Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20764 del 11/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 20764 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: SANTALUCIA GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LISA BIAGIO nato il 20/08/1992 a MESSINA

avverso la sentenza del 27/01/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE SANTALUCIA
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIOVANNI DI
LEO
che ha concluso per

Il PG conclude per l’inammissibilità del ricorso.
Udito il difensore
L’Avv. Mario Antinucci conclude per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 11/04/2018

Ritenuto in fatto
La Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Velletri,
ha ritenuto prevalenti sulle contestate aggravanti le già riconosciute le attenuanti generiche e
ha rideternninato nei confronti di Biagio Lisa la pena in anni sei e mesi otto di reclusione per i
delitti di acquisto, in concorso con altri soggetti per i quali si è proceduto separatamente, di un
quantitativo di cocaina non inferiore a 1 kg per il corrispettivo di C 100.000,00 da versare ai
venditori, cittadini albanesi, e per il tentativo di sequestro a scopo di estorsione di Gabriele

sarebbe servito a procurarsi il denaro necessario a saldare il debito contratto con l’acquisto
della cocaina.
Il complesso probatorio è costituito dai risultati delle intercettazioni, sia telefoniche che
ambientali, originariamente disposte nell’ambito delle indagini condotte in ordine ad un traffico
internazionale di sostanze stupefacenti, dalle testimonianze degli ufficiali di polizia giudiziaria
che hanno riferito su dette indagini e su quelle condotte in ordine al tentativo di sequestro di
persona in danno di Gabriele Cerci, corroborate dalla perquisizione compiuta sull’autovettura
nella disponibilità dell’imputato e nei confronti dello stesso, oltre che dalle dichiarazioni,
parzialmente amnnissive, dell’imputato.
Ha quindi rigettato l’eccezione difensiva di inutilizzabilità del materiale intercettativo
proposta per mancata allegazione in atti dell’originale supporto contenente i risultati
intercettativi, e ciò per la ragione assorbente che i mezzi tecnici in uso non consentono più di
individuare un supporto originarle e le relative copie, in quanto il cd. originale non è altro che
la memoria dell’hard disk presente nell’impianto con il quale le operazioni sono effettuate.
L’ulteriore rilievo difensivo circa le modalità di svolgimento delle operazioni peritali di
trascrizione e al connesso sacrificio del contraddittorio è stato fatto soltanto nel corso
dell’udienza di appello e non ha formato oggetto dei motivi di impugnazione, sicché non ha
meritato considerazione.
Nell’esame del merito la Corte di appello ha affermato l’infondatezza della tesi difensiva,
secondo cui Biagio Lisa unitamente ad altro coimputato, aveva acquistato soltanto un etto di
stupefacente per il corrispettivo di C 5000,00 da altro coimputato, Guido Sestilio, corrispettivo
da consegnare dopo la vendita al minuto della sostanza, non avvenuta per incapacità dei due
acquirenti di immetterla nel mercato.
È invece sostenuta da prove la tesi d’accusa, secondo cui tutti i coimputati avevano
acquistato a credito e per C 100000,00 un chilogrammo di sostanza stupefacente del tipo
cocaina da un gruppo malavitoso albanese operante a Bologna, cocaina che avrebbero dovuto
rivendere sul mercato romano.
In particolare, è rimasto provato che fu proprio Biagio Lisa a recarsi a Bologna per
incontrare uno dei venditori e trattare per il pagamento dell’intera partita di cocaina.
Risulta altresì provato il tentativo di sequestro di Gabriele Cerci, progettato per
procurarsi il denaro necessario al pagamento della cocaina: a tal proposito, decisivi
1

Cerci, figlio dei gestori di un ristorante presso cui aveva lavorato uno dei coimputati, che

probatoriamente sono stati i servizi di osservazione predisposti dalla polizia giudiziaria che
sorprese gli imputati a bordo di due autovetture, una con targhe diverse e con alla guida
proprio il Lisa e a bordo della quale furono rinvenuti un rotolo di nastro adesivo, un paio di
guanti, due sotto-colli neri, una torcia, 92 fascette di plastica e una pistola priva di tappo rosso
e con matricola abrasa.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell’imputato, che ha articolato più
motivi di ricorso.

delle regole di formazione della prova sulla perizia di trascrizione, che risulta viziata da nullità
all’esito del contraddittorio tra perito e consulente tecnico per difetto dei supporti ottici/CD
originali e conseguente nullità della prova per intercettazione. La nullità è stata correttamente
dedotta all’esito del cd. contraddittorio peritale tra perito e consulente tecnico di parte, e non
tardivamente, come erroneamente affermato dalla Corte territoriale. Specificamente, è stata
dedotta prima della conclusione dell’esame del perito trascrittore.
Col secondo ha dedotto difetto di motivazione. L’imputato è stato riconosciuto colpevole
del tentativo di sequestro di persona, con l’individuazione tra gli atti idonei dell’essersi
procurato l’autovettura Fiat Punto, provento di furto, nonostante il Tribunale di Albano lo abbia
assolto, per insussistenza del fatto, dal delitto di ricettazione avente ad oggetto l’indicata
autovettura. La persona offesa del tentato sequestro ha dichiarato di non conoscere l’imputato
e nessun altro testimone ha fornito elementi a carico dello stesso.
Con il terzo ha dedotto vizi di violazione di legge e difetto di motivazione. La Corte
territoriale non ha spiegato per quali ragioni la tesi difensiva dell’imputato, che ha dichiarato di
non aver nulla a che fare con il gruppo albanese e con la partita di droga, non è credibile.
Considerato in diritto
Il ricorso è inammissibile, per le ragioni di seguito esposte.
Il motivo relativo all’inutilizzabilità dei risultati intercettativi e alla nullità della perizia di
trascrizione è formulato genericamente. La questione rimanda alla procedura di deposito delle
registrazioni, a cui il ricorrente non fa riferimento. Se, infatti, la doglianza è quella del mancato
deposito delle registrazioni – o meglio: dell’originale supporto contenente le registrazioni -,
essa avrebbe dovuto riguardare il tratto procedimentale precedente la fase della trascrizione
nelle forme della perizia.
Le registrazioni, unitamente ai decreti di autorizzazione, di convalida e di proroga, sono
oggetto di deposito, entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni o, comunque, non
oltre la chiusura delle indagini preliminari, e del deposito è dato immediatamente avviso ai
difensori delle parti, che così hanno facoltà di esaminare gli atti e le registrazioni (articolo 268
c.p.p.).
Il ricorrente non fa intendere se il deposito sia stato fatto, se i termini a beneficio della
difesa per accedere all’intero materiale intercettativo siano stati rispettati, se la violazione dei
diritti di partecipazione difensiva sia stata tempestivamente dedotta, se la questione attenga a
2

Col primo ha dedotto vizio di violazione di legge processuale, in specie per la violazione

operazioni disposte nel procedimento da cui ha tratto origine quello ora in rilievo o a operazioni
disposte in questo procedimento, e prospetta l’invalidità con esclusivo riguardo alla fase della
selezione delle conversazioni da trascrivere nelle forme della perizia.
L’eventuale violazione delle formalità di deposito è causa, ove si risolva nella
compressione dei diritti difensivi, di una nullità d’ordine generale a regime intermedio, ma
questa, da dedursi tempestivamente nei termini stabiliti a pena di decadenza, non si risolve
nell’utilizzabilità delle intercettazioni, che consegue soltanto alle violazioni di quelle disposizioni

Il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato. Il rilievo di ricorso è inidoneo
a far emergere un difetto di motivazione della sentenza impugnata. Il fatto che Biagio Lisa sia
stato assolto dal delitto di ricettazione dell’autovettura, che nell’imputazione ora in esame è
indicata quale provento di furto, non ha incidenza sulla tenuta della motivazione della sentenza
impugnata per quel che attiene al tentativo di sequestro di persona a scopo estorsivo. Che
l’autovettura predisposta per il programma criminoso fosse o meno provento di furto non
incide sulla adeguatezza logica della motivazione, che ha preso in esame il compendio
probatorio in modo compiuto e coerente.
Il terzo motivo di ricorso è parimenti infondato. La sentenza impugnata ha dato
esaustiva motivazione del giudizio di fondatezza delle imputazioni, illustrando i dati probatori
con completezza e logica consequenzialità. In tal modo ha giocoforza smentito le deduzioni
difensive di estraneità ai fatti addebitati.
Alla dichiarazione di inannmissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma, equa al caso, di euro 2000,00 in favore della Cassa
delle ammende.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento nonché al pagamento della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, 11 aprile 2018.
Il con ig ler
Giuse

tensore

Il presidente
Francesco M. S. Bonito
(-)

che la legge presidia con la sanzione tipica degli atti di prova.

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