Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20741 del 10/11/2017


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20741 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: CERRONI CLAUDIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Masciulli Enzo, nato a Miglianico il 18/01/1957

avverso l’ordinanza del 14/07/2017 del Tribunale di Frosinone

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Claudio Cerroni;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi
Cuomo, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 14 luglio 2017 il Tribunale di Frosinone, quale Giudice
del riesame delle misure cautelari reali ed in parziale riforma del decreto di
convalida del sequestro probatorio emesso dal Pubblico Ministero presso il
Tribunale di Cassino (nell’ambito di indagini tra l’altro a carico di Enzo Masciulli,
nella sua qualità di responsabile dell’area pianificazione e gestione del territorio
del Comune di Castelforte, per il reato di cui agli artt. 255, 256 e 257 d.lgs. 3
aprile 2006, n. 152), ha revocato il decreto di sequestro limitatamente a quello

Data Udienza: 10/11/2017

eseguito presso una stanza della 17. Comunità montana di Spigno Saturnia, con
restituzione all’avente diritto di quanto ivi sequestrato.
2. Avverso il provvedimento l’indagato ha proposto, tramite il difensore,
ricorso per cassazione con due motivi di impugnazione.
2.1. In particolare, il ricorrente col primo motivo ha dedotto la nullità del
provvedimento genetico in forza del quale era stato convalidato il sequestro
probatorio, avente ad oggetto l’archivio documentale e storico del Comune di
Castelforte, e ciò per assoluta mancanza di motivazione in ordine alla

ordine alle finalità probatorie perseguite, benché fosse indispensabile
l’indicazione di elementi dai quali individuare il rapporto diretto o pertinenziale
tra cosa sequestrata e delitto ipotizzato. Secondo il ricorrente invece il decreto di
convalida si era limitato ad enunciare gli articoli di legge violati, accompagnati
esclusivamente dall’enunciazione del tempo e del luogo del fatto reato ipotizzato,
senza alcuna indicazione circa la qualificazione dei beni oggetto di sequestro
come corpo del reato ovvero cose pertinenti al reato, mentre per identificare le
esigenze probatorie era stato fatto ricorso a formule stereotipate.
In proposito era stato il Tribunale del riesame ad integrare illegittimamente
il decreto, assumendo la pertinenzialità della res al reato, così sottolineando il
vizio del decreto di convalida, dal momento che ivi non era stata operata alcuna
qualificazione della stessa.
2.2. Col secondo motivo il ricorrente ha eccepito la nullità dell’ordinanza del
riesame, per avere illegittimamente integrato la motivazione del decreto di
convalida anziché dichiararne la nullità. In proposito si era proceduto alla
descrizione del fatto-reato ipotizzato a carico del ricorrente, indicando altresì le
ragioni del sequestro nel mancato adempimento al disposto ordine di esibizione
nonché le esigenze probatorie sottese, quanto alla necessità di ricostruire l’iter
amministrativo in relazione alla permanente operatività della discarica in tesi
abusiva nel territorio comunale.
3. Il Procuratore generale ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso è infondato.
4.1. I motivi di impugnazione si appuntano, da un canto, sulla pretesa
nullità del decreto di convalida del sequestro per difetto di motivazione e, d’altro
lato, sulla pretesa nullità dell’ordinanza del Giudice del riesame stante
l’illegittima integrazione del decreto medesimo.
Entrambe le censure non meritano accoglimento.

2

qualificazione della res come corpo del reato, o cosa pertinente al reato ed in

4.1.1. In via del tutto preliminare va comunque ricordato che, per
giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte, il ricorso per cassazione contro
ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo e probatorio è ammesso
solo per violazione di legge, ed in tale nozione si devono comprendere sia gli

errores in iudicando o in procedendo sia quei vizi della motivazione così radicali
da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del
tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e
ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico

Sezioni Unite (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, Bevilacqua, Rv. 226710), è stato
ulteriormente sviluppato e chiarito, sempre con pronuncia a Sezioni Unite, nel
2008 (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692), e
successivamente ribadito in numerose pronunce delle sezioni semplici (tra le
altre, Sez. 1, n. 6821 del 31/01/2012, Chiesi, Rv. 252430; Sez. 5, n. 35532 del
25/06/2010, Angelini, Rv. 248129).
In ordine così al primo profilo di contestazione, è stato appunto osservato
che, in tema di motivazione del decreto di sequestro probatorio, è necessaria,
ma anche sufficiente, per consentire l’esercizio del diritto di difesa, l’indicazione
delle norme di legge che si assumono violate, la data e il luogo del fatto e le
finalità investigative per le quali il vincolo è disposto (Sez. 2, n. 41360 del
16/09/2015, Pettinari, Rv. 265273). Del pari, l’onere di motivazione in ordine al
reato da accertare deve essere modulato in ragione della progressione
processuale, cosicché nella fase iniziale delle indagini è legittimo il decreto di
convalida apposto in calce al verbale della polizia giudiziaria che si limiti ad
indicare gli articoli di legge per cui si intende procedere, richiamandone per

relationem

il contenuto, sempre che i fatti per cui si procede risultino

compiutamente decritti nel verbale di sequestro (Sez. 2, n. 2787 del
03/12/2015, dep. 2016, Zhiding Hu, Rv. 265776).
4.1.2. Ciò posto, ed in ordine particolarmente alla seconda censura, questa
Sezione ha così annotato che la motivazione del provvedimento di convalida da
parte del P.M. del sequestro probatorio eseguito dalla polizia giudiziaria, dalla
quale si evincano i presupposti del vincolo e della configurabilità del reato, può
essere integrata dal giudice del riesame in sede di conferma del provvedimento
con la specificazione delle esigenze probatorie che ne stanno a fondamento,
sempre che le stesse siano state indicate, seppure in maniera generica, nel
provvedimento impugnato (Sez. 3, n. 30993 del 05/04/2016, Casalboni, Rv.
267329).
In particolare, è stato ivi appunto ricordato che, in caso di convalida di
sequestro probatorio eseguito dalla polizia giudiziaria, adempie l’obbligo di
motivazione il pubblico ministero che, nel suo provvedimento, dia conto dei

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seguito dal giudice. Tale principio, enucleato già nel 2004 con una pronuncia a

presupposti del vincolo e, quindi, della configurabilità del reato, con
specificazione della relativa ipotesi normativa. In tal modo, il diritto di difesa è
garantito dalla consegna del verbale di sequestro e, comunque, dalla notifica del
provvedimento del pubblico ministero e dal successivo deposito ex art. 324,
comma 6, cod. proc. pen.. E il giudice del riesame ha il potere di confermare il
provvedimento di sequestro probatorio, integrandone la motivazione con la
specificazione delle esigenze probatorie che ne stanno a fondamento, sempre
che le stesse siano state indicate, seppure in maniera generica (ex multis, Sez.

4.2. Ciò posto, nel decreto di convalida del sequestro probatorio il Pubblico
Ministero ha dato conto dell’esistenza del procedimento a carico tra l’altro
dell’odierno ricorrente per i reati di cui agli artt. 255, 256 e 257 d.lgs. 3 aprile
2006, n. 152, “accertato in Castelforte il 24.01.2017” (epoca dell’intervenuto
sequestro preventivo dell’area interessata dal preteso scarico abusivo di rifiuti, v.
anche in fra, per cui l’odierno ricorrente era già a debita conoscenza della vicenda
contestatagli), nonché dell’esistenza dei verbali di sequestro operati dalla
Guardia di Finanza in data 16 giugno 2017, relativi “al sequestro di quanto
meglio indicato” negli stessi verbali, “che si intendono qui integralmente riportati
e che si allegano al presente decreto” (circostanze di fatto in sé mai revocate in
dubbio dallo stesso ricorrente). Infine, il Pubblico ministero ha osservato come
ciò che era stato oggetto di sequestro doveva considerarsi corpo di reato o,
comunque, cosa pertinente al reato, “il cui mantenimento in sequestro è
indispensabile al fine della prosecuzione delle indagini volte a rilevare ed
analizzare le tracce del reato, in quanto potranno essere svolti accertamenti
anche tecnici”.
In definitiva, visti i molteplici riferimenti alle indagini, della cui esistenza
l’odierno ricorrente era pienamente edotto, nonché in ragione delle ipotesi di
reato formulate e del richiamo integrale ai contenuti dei verbali di sequestro, non
ricorre certamente un’ipotesi di difetto assoluto di motivazione in proposito.
Tutto ciò, oltretutto, in considerazione del fatto che, in forza del – non
contestato – integrale richiamo ai verbali di sequestro, lo stesso Tribunale laziale
ha potuto ivi evincere, invero “dagli atti trasmessi a questa Sezione”, che il
sequestro degli archivi comunali del Comune di Castelforte era stato inutilmente
preceduto dall’ordine di esibizione e consegna di “copia di tutta la
documentazione amministrativa e contabile afferente la locazione, l’utilizzo e la
bonifica del sito”, e che in esito alla verifica del totale degrado, e della
sostanziale mancata collaborazione degli uffici amministrativi comunali, tutto era
stato sottoposto a vincolo probatorio da parte degli appartenenti alla polizia
giudiziaria, i cui verbali delle operazioni erano stati così messi a disposizione
dell’indagato (né, al riguardo, è stata spesa parola di segno contrario).
4

2, n. 39382 del 08/10/2008, Salvatori, Rv. 241881).

In definitiva, quindi, le esigenze difensive di informazione e di tutela
risultano rispettate (il provvedimento impugnato ha già invero revocato il
sequestro probatorio, nella sola parte in cui era stato eseguito senza avvisare il
Masciulli, presente, della facoltà di farsi assistere da un difensore)
4.3. In ragione delle osservazioni che precedono, quindi, esente da censura
si presenta il provvedimento del Tribunale del riesame, che ha ampiamente, e
legittimamente, corredato il percorso motivazionale già comunque reso

in nuca

dal Pubblico Ministero in sede di convalida dell’attività di polizia giudiziaria. Tutto

2017, data di esecuzione del sequestro preventivo dell’area interessata alla
pretesa discarica), alla contestazione dei fatti per cui sono in corso indagini nei
confronti tra l’altro del funzionario comunale Masciulli, per avere in tesi
consentito l’abbandono incontrollato di rifiuti di vario genere in un fondo
compreso nel territorio comunale di Castelforte (al riguardo è stato dato atto,
senza contestazioni nella presente sede, che si era formato anche il giudicato
cautelare dopo la convalida del sequestro preventivo), nonché agli ordini non
adempiuti di esibizione e consegna della documentazione relativa al sito e
conservata in precarie modalità negli archivi comunali, ed infine al sequestro
probatorio del 16 giugno 2017, oggetto di convalida da parte del Pubblico
Ministero per le già ricordate ipotesi di reato (v. supra).
5. Il ricorso va quindi rigettato, stante la sua infondatezza. Ne consegue la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma il 10/11/2017

ciò con piena coerenza rispetto alla data di accertamento del fatto (24 gennaio

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