Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20714 del 27/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20714 Anno 2018
Presidente: ANDREAZZA GASTONE
Relatore: DI STASI ANTONELLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DE CRISTOFORO VINCENZO, nato a San Giovanni Rotondo il 06/07/1992

avverso la sentenza del 31/05/2017 del Tribunale di Foggia

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Giulio Romano che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio
limitatamente alla confisca del denaro.

Data Udienza: 27/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza ex art. 444 cod. proc. pen. del 31.5.2017, il Tribunale di
Foggia applicava a De Cristoforo Vincenzo la pena di anni due di reclusione ed euro
4.000,00 di multa in ordine al reato di cui all’art. 73 comma 5 d.P.R. n. 309/1990,
disponendo la confisca e distruzione della sostanza stupefacente e del denaro in
sequestro.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione De Cristoforo

primo motivo censura la decisione nella parte in cui il Giudice aveva disposto la
confisca facoltativa del denaro in sequestro, nonostante non risultasse dimostrato
che la somma fosse provento di attività delittuose ed avendo l’imputato
ampiamento giustificato il possesso della somma quale provento di attività
lavorativa; b) con il secondo motivo censura la decisione nella parte in cui il Giudice
non aveva motivato sul perché l’accordo sulla pena era accoglibile in quanto certa
la responsabilità dell’imputato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
Deve richiamarsi il costante orientamento di questa Corte, secondo cui
l’obbligo della motivazione, imposto al giudice dagli artt. 111 Cost. e 125, comma
3, cod. proc. pen. per tutte le sentenze, non può non essere conformato alla
particolare natura giuridica della sentenza di patteggiamento, rispetto alla quale,
pur non potendo ridursi il compito del giudice a una funzione di semplice presa
d’atto del patto concluso tra le parti, lo sviluppo delle linee argomentative della
decisione è necessariamente correlato all’esistenza dell’atto negoziale con cui
l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di provare i fatti dedotti nell’imputazione
In particolare, la motivazione della sentenza di applicazione della pena su
richiesta delle parti contiene una valutazione positiva ed una negativa. Quella
positiva consiste nella verifica della sussistenza dell’accordo delle parti, nonché
della correttezza della qualificazione giuridica del fatto e delle circostanze. Quella
negativa si risolve nell’escludere l’applicazione dell’art. 129 cod. proc. pen.; per
quest’ultima sussiste l’obbligo di motivazione solo quando dagli atti emergano
concreti elementi sull’applicabilità di detta norma, essendo altrimenti sufficiente la
semplice enunciazione, anche implicita, di avere effettuato, con esito negativo, la
richiesta verifica.
Nel caso di specie, il relativo obbligo deve essere ritenuto assolto da parte
del giudice in quanto egli ha dato atto di avere effettuato positivamente la
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Vincenzo, per il tramite del difensore di fiducia, articolando due motivi: a) con il

valutazione della correttezza della qualificazione giuridica del fatto e della
congruità della pena nonché, richiamando gli atti di indagine, quella negativa in
ordine alla inesistenza di elementi valutabili in base all’art. 129 cod.proc.pen. in
favore dell’imputato; risultando, dunque, effettuata, dal testo della gravata
sentenza, una tale indagine, con esito positivo per la ratifica del patto, l’obbligo di
motivazione è stato rispettato (ex plurimis, sez. 5, 25 gennaio 2000, n. 489,Rrv.
215489).
2. E’, invece, fondato il primo motivo di ricorso.

il reato di detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente di cui all’art. 73,
comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, disponendosi la confisca della sostanza
stupefacente e, per quanto qui rileva, del denaro in sequestro.
Va ricordato che, in tema di patteggiamento, l’applicabilità della confisca, per
effetto della legge 12 giugno 2003 n. 134, è stata estesa a tutte le ipotesi previste
dall’art. 240 cod. pen, e non più solo a quelle previste dal secondo comma di tale
articolo.
Il d.l. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12 sexies, convertito nella legge n. 356 del
1992, nel prevedere come obbligatoria la confisca del danaro o di altri beni di cui
l’imputato non possa giustificare la provenienza in relazione a determinate
fattispecie criminose espressamente, esclude da queste ultime l’ipotesi del fatto di
lieve entità previsto dall’art. 73, comma 5. d.P.R. n. 309 del 1990.
In tale ipotesi, pertanto, può essere disposta solo la confisca facoltativa delle
cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne
sono il prodotto o il profitto, ai sensi dell’art. 240, comma 1, cod. pen., con il
conseguente obbligo di motivazione sul punto.
Va ricordato che a norma dell’art. 240, comma 1, cod. pen. sono suscettibili
di confisca facoltativa solo le cose che abbiano una speciale qualità (i c.d. mezzi
di esecuzione del reato ossia le cose servite o destinate a commettere il reato e
quelle che costituiscono il prodotto o il profitto del reato).
Questa Corte ha, inoltre, precisato che la confisca facoltativa prevista dall’art.
240 comma 1 cod. pen. è legittima quando sia dimostrata una relazione di
asservimento tra cosa e reato, dovendo la prima essere collegata al secondo non
da un rapporto di mera occasionalità, ma da uno stretto nesso strumentale,
rivelatore dell’effettiva probabilità del ripetersi di un’attività punibile (sez. 6 n.
13049 del 5/3/2013, Rv. 254881).
Deve, cioè, trattarsi di cose che siano direttamente riferibili al fatto di reato,
potendo essere oggetto di confisca solo quelle che siano eziologicamente collegate,
in maniera diretta ed essenziale, con il reato commesso, fermo restando che il
Giudice deve dare conto, nella confisca facoltativa, dell’uso del potere

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Al ricorrente è stata applicata la pena ai sensi dell’art. 444 cod.proc.pen., per

discrezionale, che va esercitato in vista di considerazioni di prevenzione speciale
fondate sull’esigenza di prevenire la commissione di altri reati, sottraendo alla
disponibilità del colpevole cose connesse al reato che potrebbero costituire stimolo
alla perpetrazione di nuovi reati (Sez. 4, n. 11982 del 14/02/2007, Indelicato, Rv.
236282).
In linea con il predetto principio, è stato, quindi, affermato che, in tema di
patteggiamento, per il delitto di cui all’art. 73 comma 5 d.p.r. n. 309 del 1990, il
giudice può, con adeguata motivazione, sottoporre a confisca facoltativa il denaro

il prezzo del reato (Sez. 6, n. 26728 del 04/04/2003, Cannata, Rv. 226987)trattandosi di cose riferibili direttamente al reato, la cui ablazione deve essere
giustificata con l’esistenza di un nesso pertinenziale con l’illecito, che impone la
sottrazione dei beni alla disponibilità del colpevole per impedire l’agevolazione di
nuovi fatti criminosi (sez. 3 n. 2444 del 23/10/2014, Rv. 262399; Sez. 3, n. 8312
del 19/01/2010, dep. 03/03/2010, Adii Abid, non mass.)
Alla luce dei principi di diritto suesposti, ritiene il Collegio che il denaro
sequestrato all’imputato non possa essere sottoposto a confisca facoltativa ai sensi
dell’art. 240, comma 1, cod. pen.
Infatti, la somma di danaro di cui era in possesso il De Cristoforo non può
essere ritenuta profitto dell’attività illecita da lui posta in essere, essendogli stato
contestato esclusivamente il reato di detenzione di sostanze stupefacenti (sez. 3
n. 7074 del 23/1/2013, Rv. 253768; Sez.2,n.41778 del 30/09/2015,Rv.265247 ).
L’imputazione di cessione di sostanza stupefacente, cui sarebbe correlabile il
possesso della somma sequestrata all’imputato, è dunque del tutto estranea alla
regiudicanda.
Ne deriva che la somma rinvenuta nella disponibilità dell’imputato, anche ad
ammettere che sia provento di spaccio di sostanze stupefacenti, non costituisce il
profitto del reato in contestazione ma di altre e pregresse condotte illecite di
cessione di droga, con l’introito del relativo corrispettivo. Viene, quindi, a mancare
il nesso tra il reato ascritto all’imputato e la somma di danaro rinvenuta nella sua
disponibilità, che non può, pertanto, essere confiscata, potendo costituire oggetto
della statuizione ablatoria esclusivamente il provento del reato per il quale
l’imputato è stato condannato e non di altre condotte illecite, estranee alla
declaratoria di responsabilità.
3. La sentenza impugnata, pertanto, deve essere annullata senza rinvio
limitatamente alla disposta confisca della somma di denaro in sequestro, confisca
che va eliminata.
P.Q.M.

4

– che rappresenta il profitto ricavato dalla cessione di sostanze stupefacenti e non

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla disposta
confisca del denaro, confisca che elimina.
Così deciso il 27.02.2018

Il Consigliere estensore
r4onella Pi S

Il Pre-4 ente
Gasto Andreazza

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