Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20698 del 12/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20698 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: ACETO ALDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CARLUCCI TOMMASO nato il 19/02/1965 a CEGLIE MESSAPICA

avverso la sentenza del 06/03/2017 della CORTE APPELLO di LECCE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALDO ACETO;

Data Udienza: 12/01/2018

RGN 4368020 17

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 sig. Tommaso Carlucci ricorre per l’annullamento della sentenza del
06/03/2017 della Corte di appello di Lecce che, in riforma di quelle del
05/09/2016 e del 09/07/2015 del Tribunale di Brindisi da lui impugnate, ha dichiarato non doversi procedere nei suoi confronti per il reato relativo all’anno di
imposta 2007 e ha rideterminato la pena principale nella misura di nove mesi di

l’anno di imposta 2008.
1.1.Con il primo motivo, lamentando la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche, eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. b) ed e), cod.
proc. pen., l’erronea applicazione dell’art. 62-bis cod. pen. e vizio di motivazione
sul punto.
1.2.Con il secondo eccepisce la prescrizione maturata successivamente alla
sentenza impugnata.

2.11 ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato.

3.La applicazione delle circostanze attenuanti generiche non costituisce oggetto di un diritto con il cui mancato riconoscimento il giudice di merito si deve
misurare poiché, non diversamente da quelle “tipizzate”, la loro attitudine ad attenuare la pena si deve fondare su fatti concreti. La loro mancata applicazione
può essere legittimamente giustificato con l’assenza di elementi o circostanze di
segno positivo, a maggior ragione dopo la modifica dell’art. 62 bis, disposta con
il D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modifiche nella legge 24 luglio
2008, n. 125, per effetto della quale, ai fini della concessione della diminuente
non è più sufficiente lo stato di incensuratezza dell’imputato (Sez. 3, n. 44071
del 25/09/2014, Papini, Rv, 260610; Sez. 1, n. 3529 del 22/09/2013, Stelitano,
Rv. 195339). Peraltro, già da prima della suddetta modifica normativa, questa
Corte, in tema di attenuanti generiche, aveva affermato il principio di diritto secondo il quale, posto che la ragion d’essere della relativa previsione normativa è
quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto che di esso si è reso
responsabile, ne deriva che la meritevolezza di detto adeguamento non può mai
essere data per scontata o per presunta, sì da dar luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni possibile
profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario, è la suindicata meritevolezza che
necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di apposita motivazione

reclusione per il residuo reato di cui all’art. 2, d.lgs. n. 74 del 2000 relativo al-

dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio; trattamento la cui esclusione risulta, per converso, adeguatamente motivata alla sola condizione che il
giudice, a fronte di specifica richiesta dell’imputato volta all’ottenimento delle
attenuanti in questione, indichi delle plausibili ragioni a sostegno del rigetto di
detta richiesta, senza che ciò comporti tuttavia la stretta necessità della contestazione o della invalidazione degli elementi sui quali la richiesta stessa si fonda
(Sez. 1, n. 11361 del 19/10/1992, Gennuso, Rv. 192381; nello stesso senso, più

ribadito il principio secondo cui il giudice di merito non è tenuto a riconoscere le
circostanze attenuanti generiche, né è obbligato a motivarne il diniego, qualora
in sede di conclusioni non sia stata formulata specifica istanza). Ne consegue che
l’obbligo di motivazione non sussiste tanto se la richiesta manca, quanto in caso
di richiesta generica che non alleghi gli specifici indicatori di una possibile attenuazione della pena (sulla necessità della specificità della richiesta, oltre le pronunce già citate, anche Sez. 3, n. 23055 del 23/04/2013, Banic, Rv. 256172;
Sez. 1, n. 5917 del 12/03/1990, Bagli, Rv. 184129; Sez. 2, n. 2344 del
13/07/1987, Trocarico, Rv. 177678). La presunzione di non meritevolezzà, in ultima analisi, non impone al giudice di spiegare le ragioni della mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche in mancanza di richiesta dell’imputato o in caso di richiesta generica.
Nel caso di specie, la Corte di appello – non contraddetta sul punto – afferma
con chiarezza che l’imputato non era stato in grado di indicare positivi elementi
di valutazione ai fini della applicazione delle circostanze attenuanti generiche,
rendendo così la propria decisione conforme agli insegnamenti sopra indicati e
insindacabile.
Il ricorrente ritiene contraddittoria la motivazione perché la Corte territoriale
lo ha ritenuto meritevole del beneficio della sospensione condizionale della pena.
Tale eccezione non ha alcun fondamento giuridico. I due istituti si muovono su
piani diversi e presuppongono valutazioni diverse, sicché la decisione negativa in
ordine alle attenuanti generiche non può essere ritenuta contraddittoria rispetto
alla concessione dei benefici della sospensione condizionale della pena e della
non menzione della condanna. Infatti, le attenuanti generiche hanno lo scopo di
adeguare la pena al caso concreto, mentre i benefici suddetti adempiono ad altre
finalità (così, Sez. 2, n. 14192 del 05/07/1977, Franciosi, Rv. 137259; nonché,
più recentemente, Sez. 6, n. 6193 del 03/05/1985, Giorgino, Rv. 169838; cfr.
anche Sez. 1, n. 6603 del 24/01/2008, Stumpo, Rv. 239131; Sez. 3, n. 8461 del
13/05/1987, Orsatti, Rv. 176434)

4.Anche il secondo motivo è manifestamente infondato.

recentemente Sez. 3, n. 11539 del 08/01/2014, Mammola, Rv. 258696, che ha

Il termine di prescrizione sarebbe maturato il 30/03/2017. La sentenza è
stata pubblicata, mediante lettura del dispositivo, il 06/03/2017. La prescrizione
maturata successivamente alla sentenza di condanna non può essere eccepita,
nè rilevata d’ufficio in sede di legittimità se, come nel caso di specie, il ricorso è
inammissibile (Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, Rv. 217266).

5.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 cod.
proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente

nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che
si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C
3.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 3.000,00 eiesczazo in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso il 12/01/2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Aldo Aceto

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(C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento

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