Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20694 del 12/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20694 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: ACETO ALDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
TROPEANO ROCCO nato il 24/09/1986 a TAURIANOVA

avverso la sentenza del 12/01/2017 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALDO ACETO;

Data Udienza: 12/01/2018

RGN 43551 2017

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 sig. Tropeano Rocco ricorre per l’annullamento della sentenza del
12/01/2017 della Corte di appello di Reggio Calabria che, in parziale riforma di
quella del 20/09/2011 del G.u.p. del Tribunale di Palmi da lui impugnata, qualificato il reato ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, ha rideterminato la pena nella misura di un anno e sei mesi di reclusione e 3.000,00 euro di

detenzione di gr. 3,2 di sostanza stupefacente del tipo cocaina.
1.1.Con unico motivo, deducendo l’uso personale dello stupefacente detenuto, eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen., la mancanza, la contraddittorietà e illogicità della motivazione nella parte in cui ha affermato il contrario.

2.11 ricorso è inammissibile perché proposto al di fuori dei casi consentiti dalla legge.

3.Ricorda, a tal fine, questa Corte che: a) l’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato
demandato alla Corte di cassazione essere limitato – per espressa volontà del
legislatore – a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo sui vari
punti della decisione impugnata, senza possibilità di verificare l’adeguatezza delle argomentazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per sostanziare il suo
convincimento, o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali. L’illogicità della
motivazione, come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale
da risultare percepibile “ictu oculi”, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo
essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime
incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non
espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (Sez. U, n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794); b) la mancanza e la
manifesta illogicità della motivazione devono risultare dal testo del provvedimento impugnato, sicché dedurre tale vizio in sede di legittimità significa dimostrare
che il testo del provvedimento è manifestamente carente di motivazione e/o di
logica, e non già opporre alla logica valutazione degli atti effettuata dal giudice di
merito una diversa ricostruzione, magari altrettanto logica (Sez. U, n. 16 del
19/06/1996, Di Francesco, Rv. 205621), sicché una volta che il giudice abbia
coordinato logicamente gli atti sottoposti al suo esame, a nulla vale opporre che
questi atti si prestavano a una diversa lettura o interpretazione, munite di eguale

multa, confermando l’affermazione della sua penale responsabilità per l’illecita

crisma di logicità (Sez. U, n. 30 del 27/09/1995, Mannino, Rv. 202903); c) il travisamento della prova è configurabile quando si introduce nella motivazione una
informazione rilevante che non esiste nel processo o quando si omette la valutazione di una prova decisiva ai fini della pronuncia; il relativo vizio ha natura decisiva solo se l’errore accertato sia idoneo a disarticolare l’intero ragionamento
probatorio, rendendo illogica la motivazione per la essenziale forza dimostrativa
del dato processuale/probatorio (Sez. 6, n. 5146 del 16/01/2014, Del Gaudio,
Rv. 258774; Sez. 2, n. 47035 del 03/10/2013, Giugliano, Rv. 257499).

spingere l’indagine di legittimità oltre il testo del provvedimento impugnato,
nemmeno quando ciò sia strumentale a una diversa ricomposizione del quadro
probatorio che, secondo gli auspici del ricorrente, possa condurre il fatto fuori
dalla fattispecie incriminatrice applicata; b) l’esame può avere ad oggetto direttamente la prova quando se ne denunci il travisamento, purché l’atto processuale che la incorpora sia allegato al ricorso (o ne sia integralmente trascritto il contenuto) e possa scardinare la logica del provvedimento creando una insanabile
frattura tra il giudizio e le sue basi fattuali; c) la natura manifesta della illogicità
della motivazione del provvedimento impugnato costituisce un limite al sindacato
di legittimità che impedisce alla Corte di cassazione di sostituire la propria logica
a quella del giudice di merito e di avallare, dunque, ricostruzioni alternative del
medesimo fatto, ancorché altrettanto ragionevoli.
3.2.11 ricorso propone una lettura alternativa del medesimo compendio probatorio sancendo in questo modo la non manifesta illogicità del contrario ragionamento della Corte di appello che ha tratto dalle modalità di confezionarnento
della sostanza e dal numero di dosi ricavabili (14,4) elementi di giudizio in ordine
alla finalità non esclusivamente personale della sua detenzione.
4.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 cod.
proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente
(C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento
nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che
si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C
3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma d C 3.000,00 -tu= in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso il 12/01/2018

3.1.Ne consegue che: a) il vizio di motivazione non può essere utilizzato per

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