Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20610 del 07/12/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 20610 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: ROSI ELISABETTA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FUMELLI ELISABETTA nato il 31/10/1978 a CAGLI

avverso la sentenza del 06/10/2015 della CORTE APPELLO di ANCONA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ELISABETTA ROSI;

Data Udienza: 07/12/2017

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 6 ottobre 2015 la Corte di Appello di Ancona, in parziale
riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Urbino, previa riqualificazione del
reato nell’art. 73, c. 5, D.P.R. n. 309 del 1990, ha rideterminato la pena in un
anno e mesi due di reclusione ed euro tre mila di multa, nei confronti di Fumetti
Elisabetta, per la detenzione a fini di spaccio di gr. 12,80 di cocaina e grammi 4
di hashísh, fatto accertato in Acqualagna il 26 agosto 2011.
2. Avverso la sentenza l’imputato ha proposto personalmente ricorso per

all’art. 73, c. 5 D.P.R. n. 309 del 1990 e contraddittorietà e manifesta illogicità
della motivazione in quanto i giudici non hanno considerato che la sostanza era
frutto di un acquisto di gruppo, esclusa sulla base delle intercettazioni le quali
invece non risultano dirimenti, come del resto desumibili dalle testimoninanze
assunte nel dibattimento; 2) Contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione in ordine alla pena irrogata, essendo state negate le circostanze
attenuanti generiche per la non occasionalità del fatto e l’assenza dì fattori di
positivo apprezzamento, mentre emergerebbe il contrario dagli atti, essneodun
piccolo spaccio e risultando la ricorrente incensurata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Va rilevata la inammissibilità del ricorso per la sua genericità e la sua
manifesta infondatezza. La mancanza di specificità del motivo emerge non solo
in caso di indeterminatezza ma anche per la mancanza di correlazione tra le
ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento della
impugnazione. Quest’ultima, infatti, non può ignorare le esplicitazioni del giudice
censurato senza cadere nel vizio di aspecificità conducente, a norma dell’art.
591, comma 1, lett. c), c.p.p., all’inammissibilità” (ex plurimis, Sez. VI, 8.5.09,
Candita, Rv. 244181; Sez. V, 27.1.05, Giagnore). La decisione impugnata ha
confermato le valutazioni di merito espresse in primo grado, con motivazione
ampia, congrua e priva di smagliature logiche, mentre il ricorso mira nella
sostanza a sollecitare una rivalutazione del fatto, inammissibile nella presente
sede di legittimità, essendo peraltro stata fondata sull’intero fascicolo delle
indagini preliminari, a ragione della scelta del rito.
2. Anche la doglianza in ordine alle invocate circostanze generiche non si sottrae
ad un giudizio dì genericità; va innanzitutto precisato che la concessione delle
attenuanti generiche deve essere fondata sull’accertamento di situazioni idonee a
giustificare un trattamento di speciale benevolenza, dovendosi tenere conto che
la mera incensuratezza non può essere posta a base del riconoscimento delle
circostanze attenuanti e che la Corte di appello ha evidenziato l’assenza di
elementi favorevoli all’imputata che dovessero essere valutati ai fini di mitigare il

cassazione, lamentando: 1) Violazione ex art. 606 lett. e) c.p.p., in relazione

trattamento sanzionatorio (in tal senso Sez.3, n. 19639 del 27/01/2012, Gallo e
altri, Rv. 252900).
Pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile con la conseguente condanna della
ricorrente, ex art. 616 c.p.p., al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

PQM

spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma, il 7 dicembre 2017.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA