Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20591 del 14/09/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20591 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: GENTILI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CENA GIACOMO nato il 26/12/1952 a ROMA

avverso la sentenza del 07/10/2016 del TRIBUNALE di ASTI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA GENTILI;

Data Udienza: 14/09/2017

Ritenuto che, con sentenza del 7 ottobre 2016 il Tribunale di Asti ha dichiarato
la penale responsabilità di Cena Giacomo in relazione alla imputazione di cui
in epigrafe, e lo ha, pertanto, condannato, in esito a giudizio abbreviato, alla
pena di euro 4000,00 di ammenda;
che avverso detta sentenza ha interposto ricorso per cassazione il prevenuto
deducendo il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta non occasionalità della
condotta posta in essere e la violazione di legge per avere il Tribunale ritenuto

occasionale.

Considerato che il ricorso è inammissibile;
che, come ritenuto in altre numerose analoghe occasioni da questa Corte, ai
fini della configurabilità del reato di gestione abusiva di rifiuti, non rileva la
qualifica soggettiva del soggetto agente bensì la concreta attività posta in
essere in assenza dei prescritti titoli abilitativi, che può essere svolta anche di
fatto o in modo secondario, purché non sia caratterizzata da assoluta
occasionalità (Corte di cassazione, Sezione III penale, 11 febbraio 2016, n.
5716);
che nel caso di specie la pluralità delle condotte attribuite al Cena, nel corso di
un lasso di tempo piuttosto contenuto, è fattore che ha plausibilmente indotto
il giudice del merito ad escluderne la occasionalità;
che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile e, tenuto conto della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale nonché rilevato
che nella fattispecie non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità del ricorso consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali nonché della somma equitativamente fissata in C
2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

PER QUESTI MOTIVI
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
ammende.

DPOSITACtelgt
IN CANCELLFRIA

ciso in Roma, il 14 settembre 2017

integrato il reato contestato sebbene la condotta in questione fosse del tutto

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