Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20534 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 20534 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: CORBO ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Hanni Youssef, nato a Palermo il 23/06/1993

avverso la sentenza del 06/06/2017 della Corte d’appello di Palermo

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Antonio Corbo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Paola
Filippi, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito, per il ricorrente, l’avvocato Rossana Lania, in sostituzione dell’avvocato
Antonella Arcoleo, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con sentenza emessa in data 6 giugno 2017, la Corte di appello di
Palermo ha confermato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Palermo, che
aveva condannato Yossef Hami per il reato di resistenza a pubblico ufficiale,

Data Udienza: 23/03/2018

commesso in data 19 marzo 2014, alla pena di sei mesi di reclusione, previa
concessione delle circostanze attenuanti generiche.

2. Ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di
appello indicata in epigrafe l’avvocato Antonella Arcoleo, difensore di fiducia di
Yossef Hami, articolando un unico motivo, con il quale si denuncia violazione di
legge, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., avendo riguardo
alla configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale. Si deduce che il

dell’imputato si è concretizzata in una mera «fuga a piedi», dopo essersi limitato
a divincolarsi ponendo in essere una reazione spontanea ed istintiva (si cita Sez.
6, n. 17061 del 06/04/2017).

3. Il ricorso è inammissibile perché privo della specificità richiesta dall’art.
581, comma 1, lett. c) [ora d)], cod. proc. pen. e comunque manifestamente
infondato.
Le censure del ricorrente non si confrontano con la ricostruzione del fatto
operata dalla Corte d’appello. La sentenza impugnata, infatti, rappresenta che il
ricorrente, raggiunto dopo una breve fuga, cercava di liberarsi spintonando gli
agenti e, successivamente, mentre era sottoposto a perquisizione personale,
«andava nuovamente in escandescenza e, spingendo i due agenti, grazie anche
alla sua corporatura robusta, riusciva nuovamente a divincolarsi e, quindi, a
darsi alla fuga». Secondo i giudici di secondo grado, in sintesi, l’imputato ha
posto in essere una «opposizione consistente nel divincolarsi con forza per ben
due volte al fine di guadagnare la fuga.».
Ciò

posto,

costituisce

principio

assolutamente

consolidato

nella

giurisprudenza di legittimità quello secondo cui ai fini della configurabilità del
delitto di cui all’art. 337 cod. pen., l’atto di divincolarsi posto in essere da un
soggetto fermato dalla polizia giudiziaria integra il requisito della violenza e non
una condotta di mera resistenza passiva, quando non costituisce una reazione
spontanea ed istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale, ma un vero
e proprio impiego di forza diretto a neutralizzarne l’azione ed a sottrarsi alla
presa, guadagnando la fuga (cfr., tra le tante, Sez. 5, n. 8379 del 27/09/2013,
dep. 2014, Rodrigo, Rv. 259043, e Sez. 6, n. 8997 del 11/02/2010, Palumbo,
Rv. 246412). Né sembra significativo il richiamo effettuato nel ricorso a Sez. 6,
n. 17061 del 06/04/2017, posto che nel caso esaminato in quella occasione la
condotta in contestazione era costituita da una mera fuga veloce a bordo di un
motociclo, tra l’altro senza ulteriori precisazioni in ordine alle condotte di guida.

2

reato di cui all’art. 337 cod. pen. non è configurabile perché la condotta

4. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al
versamento a favore della Cassa delle ammende della somma di Euro duemila,
così equitativannente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso in data 23 marzo 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Antdnio,Corbo

Giacomo aoloni
./

ig-4V1-‘r

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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