Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20513 del 19/01/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 20513 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: AGLIASTRO MIRELLA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1. Shehi Ilir nato a Durazzo (Albania) il 18/04/1970
2. Arbanas Armando nato a Vucitrn (Croazia) il 01/11/1965

avverso la sentenza del 22/11/2016 della Corte di appello di Milano

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Mirella Agliastro;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Maria
Francesca Loy, che ha concluso per l’inammissibilità deoi ricorsi ;
uditi i difensori,
avv. Gaetano Scalise, quale sost. proc. dell’avv. Domenico Di Terlizi in difesa di
Arbanas Armando che ha insistito per l’accoglimento del ricorso;
avv. Marco Franco in difesa di Shehi Ilir che ha insistito per l’accoglimento del
ricorso;
avv. Claudio Ferrazza, quale sost. proc. dell’avv. Maria Clara Palermo in difesa di
Shehi Ilir che ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 19/01/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 22 novembre 2016 la Corte di Appello di Milano, in
parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale locale il 22 luglio 2010,
assolveva Shehi Ilir dal reato sub 27) della rubrica, perché il fatto non sussiste e
rideterminava nei suoi confronti la pena inflitta nella misura di anni ventidue e
mesi otto di reclusione, unificati i reati sotto il vincolo della continuazione ed

condanna di Arbanas Armando alla pena di anni nove di reclusione unificati i
reati sotto il vincolo della continuazione e concesse le attenuanti generiche.
Va premesso che Arbanas Armando è stato condannato per i reati di cui ai
capi n. 29), 30) e 43); i primi due, per importazione e detenzione di
stupefacente del tipo cocaina, svolgendo le funzioni di corriere; quanto al capo
43), Arbanas risulta imputato per il reato di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309/90 nella
veste di partecipe, nello specifico ruolo di corriere. Sheihi Ilir risulta condannato
per i reati di cui ai capi n. 23), 29), 30), 31) e 43), dei quali, per le prime
quattro imputazioni con il ruolo di importatore dall’Olanda verso l’Italia, di carichi
di droga che venivano poi smerciati in Italia; quanto al capo 43), per reato
associativo di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309/90, quale organizzatore e coordinatore
di traffici finalizzati alla introduzione di cocaina nel territorio italiano, mediante
approvvigionamento, trasporto a mezzo corrieri e immissione sul mercato
clandestino.
2.

Avverso la indicata pronuncia, gli imputati proponevano ricorso,

deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti necessari per la motivazione ai
sensi dell’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen..
2.1 Arbanas Armando proponeva i seguenti motivi:
1) inosservanza o erronea applicazione degli artt. 6 e 7 cod. pen. e 10 cod. proc.
pen. in relazione al difetto di giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria italiana
rispetto ai reati contestati: art. 606 lett. b) e c) cod. proc. pen.;
2) inosservanza o erronea applicazione dell’art. 192 cod. proc. pen. in relazione
agli artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309/90, illogicità e contraddittorietà della motivazione
ai sensi dell’art. 606 lett. b), c) ed e) cod. proc. pen. in ordine all’identificazione
del ricorrente quale utilizzatore di una utenza;
3) inosservanza o erronea applicazione degli artt. 192 cod. proc. pen., 73 e 74
d.P.R. n. 309/90 circa l’affermazione della responsabilità per il reato associativo
di cui al capo 43) e per i reati-fine di cui ai capi 29) e 30), nonché difetto,
illogicità e contraddittorietà della motivazione ai sensi dell’art. 606 lett. b), c) ed
e) cod. proc. pen.;

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esclusa l’aggravante del numero delle persone di cui al capo 43); confermava la

4) inosservanza o erronea applicazione degli artt. 73 d.P.R. n. 309/90, 129 e 529
cod. proc. pen. per mancata declaratoria di prescrizione per i reati-fine di cui ai
capi 29) e 30) dell’imputazione, considerata l’ipotesi lieve, nonché difetto della
motivazione ai sensi dell’art. 606 lett. b), c) ed e) cod. proc. pen.;
5) nullità della sentenza per mancanza di motivazione in violazione degli artt.
125 e 546 cod. proc. pen., art. 606 lett. b) e c) cod. proc. pen.;
6)

inosservanza o erronea applicazione degli artt. 132 e 133 cod. pen. in

relazione alla determinazione della pena ed alla concessione con giudizio di

lett. c) ed e) cod. proc. pen.;

2.2 Con due separati ricorsi, uno personalmente ed uno tramite il suo
difensore, Shehi Ilir deduceva i sotto indicati motivi:
1) art. 606 cod. proc. pen. lett. c) ed e) in relazione all’art. 191 comma 2 e 727
cod. proc. pen., per avere la Corte di appello contraddittoriamente e
illogicamente motivato rispetto alla inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche
realizzate con la tecnica del c.d. «instradamento» per non avere instaurato la
procedura di cooperazione internazionale prevista dalla relativa normativa;
2) art. 606 cod. proc. pen. lett. b), c) ed e) in relazione agli artt. 73 e 74 d.P.R.
n. 309/90, nonché artt. 192, 533 e 603 cod. proc. pen. per avere la Corte di
appello, contraddittoriamente e illogicamente, motivato in relazione agli elementi
indizianti di cui all’art. 192 cod. proc. pen. che devono essere gravi, precisi e
concordanti, nonché in violazione del canone dell’«oltre ogni ragionevole
dubbio»;
3) art. 606 cod. proc. pen. lett. b), c) ed e) in relazione agli artt. 73 e 74 comma
1 d.P.R. n. 309/90, nonché artt. 192, 533 cod. proc. pen. per avere la Corte di
appello, contraddittoriamente e illogicamente, motivato in merito alla
configurabilità del ruolo di capo, promotore e dirigente dell’associazione, nonché
in relazione agli elementi indizianti di cui all’art. 192 cod. proc. pen., nonché in
violazione del canone dell’«oltre ogni ragionevole dubbio»;
4) art. 606 cod. proc. pen. lett. b) ed e) in relazione agli artt. 62 bis, 81 e 133
cod. pen. per avere, contraddittoriamente e illogicamente, motivato in ordine al
mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche rispetto al
trattamento sanzionatorio ed in relazione agli aumenti a titolo di continuazione
effettuati.

2.3 il difensore di Shehi Ilir deduce i seguenti ulteriori motivi:
1) nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e), in
riferimento agli artt. 213, 216, 361, 191 e 192, 533 cod. proc. pen. in ordine alla

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prevalenza delle attenuanti generiche, nonché difetto di motivazione art. 606

identificazione oltre «ogni ragionevole dubbio» dell’imputato – nullità della
sentenza per travisamento della prova e per motivazione carente ed illogica;
2) nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) in
riferimento agli artt. 191, 213, 214, 216, 349 cod. proc. pen. – illogicità e
carenza della motivazione;
3) nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) in
riferimento agli artt. 197 bis e 192 comma 3 cod. proc. pen. sotto il profilo del
giudizio di inattendibilità assegnato al teste assistito Brahaimi Basri –

4) nullità della sentenza per violazione dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod.
proc. pen., per violazione di legge in riferimento agli artt. 10 cod. proc. pen., 7
cod. pen., 74 d.P.R. n. 309/90 e 727 cod. proc. pen.: difetto di giurisdizione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi sono infondati e di conseguenza vanno rigettati.

Arbanas Armando
2. Il primo motivo afferente al difetto di giurisdizione dell’autorità giudiziaria
italiana rispetto ai reati contestati, comune ad entrambi i ricorsi (dedotto come
primo motivo da Arbanas e come quarto motivo nell’interesse di Shehi Ilir, per il
tramite del suo difensore), è privo di fondamento.
2.1 In relazione a reati commessi in parte anche all’estero, ai fini
dell’affermazione della giurisdizione italiana, è sufficiente che nel territorio dello
Stato si sia verificato l’evento o sia stata compiuta, in tutto o in parte, l’azione,
perché possa ritenersi estesa la potestà punitiva dello Stato a tutti i compartecipi
e a tutta l’attività criminosa, ovunque realizzata. La giurisprudenza ha affermato
che è sufficiente che in Italia sia stata posta in essere una qualsiasi attività di
partecipazione ad opera di uno qualsiasi dei concorrenti, dovendo essa essere
intesa come frammento di un unico “iter” delittuoso da considerarsi come
inscindibile (Sez. 1, sentenza n. 41093 del 06/05/2014, Rv. 260703).
Sussiste la giurisdizione italiana in ordine ai reati associativi, nella ipotesi di
associazione per delinquere transnazionale, organizzata all’estero e finalizzata
alla commissione di illeciti nel territorio dello Stato, commesso da un gruppo
criminale organizzato, che dispiega i suoi effetti in Italia (Sez. 1, sentenza n.
20503 dell’8/4/2015 Rv. 263671), tanto più se in Italia si è effettivamente
manifestata e realizzata l’operatività della struttura criminosa suddetta,
assumendo rilevanza il luogo di commissione dei singoli delitti commessi in
attuazione del programma delittuoso.

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travisamento della prova;

Pertanto, si è posta nell’alveo di legittimità la sentenza impugnata che ha
fatto leva, ai fini della determinazione della competenza per territorio, con
motivazione incensurabile in fatto, sulla effettiva operatività dell’associazione,
desunta, tra l’altro, dalla commissione della maggior parte dei reati-fine nel
contesto territoriale italiano.
Una rapida puntualizzazione delle imputazioni per le quali gli imputati hanno
riportato condanna dà contezza della commissione dei reati addebitati, commessi
sul suolo nazionale.

Erion (separatamente giudicati) e attiene alla vicenda in cui Shehi Ilir fa
pervenire dall’Olanda un imprecisato quantitativo di stupefacente in Lombardia a
Bega Erion e Berisha Izmir, mediante il corriere Brahimi Basri che trasporta la
sostanza occultata all’interno di un’autovettura, la cui utenza cellulare gli
sarebbe stata trovata addosso il giorno del suo arresto circa un mese dopo, il 29
dicembre 2005; tale viaggio era stato preceduto da contatti documentati
intercorsi tra Shehi Ilir e Bega Erion attinenti l’arrivo del denaro in Olanda e
l’invio della droga in Italia; altri contatti avvengono tra Shehi e Brahimi Basri,
quest’ultimo monitorato attraverso anche la localizzazione delle celle di volta in
volta allacciate dal suo cellulare, che ha consentito di individuare l’ingresso in
Italia.
Il capo 29) è addebitato a Shehi Ilir, Berisha Izmir e Arbanas Armando con
riferimento all’episodio per cui Shehi Ilir fa pervenire dall’Olanda la sostanza
stupefacente tramite il corriere Arbanas occultata all’interno di una autovettura.
Tale episodio si caratterizza per il fatto che Shehi Ilir comunica ad Arbanas che il
suo referente Plaku Agron è già partito per andargli incontro e gli consiglia di
attendere a Bergamo l’arrivo di quest’ultimo. L’incontro con l’acquirente è
documentato dalla successiva conversazione dove il corriere Arbanas chiede al
fornitore Ilir l’autorizzazione a consegnare la droga a fronte di un anticipo di soli
500 euro. L’episodio ricomprende anche l’ulteriore conversazione tra Shehi Dir e
Plaku Agron in cui il primo fornisce il numero di cellulare di un acquirente di
Busto Arsizio, affinchè si accordino per la consegna dei due panetti di cocaina, ed
una successiva conversazione nella quale Shehi Ilir impartisce a Plaku Agron
precise direttive per lo smistamento della cocaina nella disponibilità di un altro
soggetto.
Nel capo 30) si ha riferimento alla vicenda per cui Shehi Ilir fa pervenire
dall’Olanda sostanza stupefacente in Lombardia a Plaku Agron (Bega Arion)
mediante il corriere Arbanas Armando e trasporta lo stupefacente all’interno di
un’autovettura. Anche in questo caso le intercettazioni rivelano i contatti tra
Arbanas e Shehi Ilir durante il tragitto e gli incontri con Plaku nella località di

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Il capo 23) è attribuito a Shehi Dir in concorso con Brahimi Basri e Bega

Bergamo. Il complice Bega Erion tiene i contatti con il corriere Arbanas Armando
mentre in un’altra conversazione Bega Erion chiede a Shehi Ilir direttive circa il
prezzo cui rivendere la cocaina.
Il capo 31) è addebitato a Shehi Iliri e Berisha Izmir. In tale imputazione è
sussunto l’episodio per cui Shehi Ilir fa pervenire dall’Olanda la sostanza
stupefacente a Berisha Izmir mediante il corriere Brahimi Basri che trasporta la
sostanza occultata all’interno di un furgone Fiat Ducato con targa tedesca. Sarà
poi questo furgone che verrà svincolato da Arbanas Armando, completando il

Quanto al capo 43), si tratta dell’addebito del reato associativo a carico di
Shehi e Arbanas (mentre Berisha verrà assolto): ciascuno, con i ruoli che sono
via via emersi dai capi di imputazione richiamati. Ed in particolare, SHehi Ilir è il
fornitore dall’Olanda ma è anche dirigente ed organizzatore e dallo stesso
prendono ordini e direttive i corrieri e coloro che sono addetti allo smistamento
in Italia, il ruolo di Arbanas è delineato nella sua qualità di partecipe
all’associazione e non di mero esecutore materiale dei compiti affidatigli. I giudici
di merito hanno affermato infatti, l’esistenza di un accordo illecito permanente
teso alla realizzazione di un numero indeterminato di reati e la comune adesione
ad un programma delittuoso permanente che consente di integrare il delitto
associativo addebitato: Arbanas è persona di fiducia di Shehi Iliri, funge anche
da collettore del denaro, esprimendo con ciò la sua affidabilità e la
consapevolezza di agire all’interno di una organizzazione dedita in maniera
stabile e continuativa ai traffici di stupefacenti.
2.2 Con il secondo motivo dedotto dal ricorrente Arbanas, si contesta
l’identificazione dello stesso, quale utilizzatore di una utenza “kosovara”. La
doglianza riguarda l’insufficienza dell’accertamento a fini di identificazione di
Arbanas, la cui utenza intercettata successivamente al ritiro del furgone
sequestrato al fratellastro Brahimi Basri, ha consentito, attraverso i successivi
colloqui con terze persone di identificare nell’Arbanas colui, che parlando
all’utenza Kosovara, era andato effettivamente a svincolare il furgone. Non si
rinviene alcun travisamento della prova, anche perchè non sono forniti dal
ricorrente elementi che possano smentire o sconfessare l’esatta individuazione
del ricorrente da parte della Polizia Giudiziaria.
La Corte di appello ha ritenuto certa, con motivazione esaustiva,
l’identificazione dell’imputato Arbanas, all’esito dell’attività di Polizia Giudiziaria
di cui all’allegato 40 dell’annotazione del 27 ottobre 2006, acquisita su accordo
delle parti. Il ricorrente Arbanas, nelle telefonate conosciuto con il nome
“Armand” venne identificato in occasione dell’arresto del fratellastro Brahimi
Basri, sorpreso in possesso di chilogrammi 2,25 di cocaina: Arbanas, in

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procedimento probatorio che ha consentito il suo riconoscimento.

quell’occasione, si presentò presso il Comando della Guardia di Finanza per
ritirare il furgone (Fiat Ducato) sequestrato a Brahimi ed effettuò, a suo nome,
la nomina del difensore di fiducia.
Le intercettazioni hanno confermato che l’Arbanas (che si era recato a
ritirare il furgone) coincideva con il soggetto intercettato negli episodi di cui ai
capi di imputazione, trattandosi della stessa utenza, poiché a mezzo della stessa,
Arbanas, una volta ritirato il furgone, aveva contattato un interlocutore al quale
riferiva di essere in viaggio a bordo del mezzo. Anche il secondo motivo deve

2.3 II terzo motivo ha riferimento alle specifiche imputazioni addebitate ad
Arbanas: il reato associativo di cui al capo 43) ed i reati fine di cui ai capi 29) e
30), sopra illustrati.
Il ricorrente lamenta che il materiale probatorio acquisito non sia sufficiente
a delineare il ruolo di corriere, nè di partecipe di una struttura organizzata,
contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte territoriale per la quale il
linguaggio ed i termini emergenti dalle conversazioni intercettate fossero
sufficienti per ritenere dimostrate le transazioni aventi ad oggetto sostanza
stupefacente.
Nel caso di specie, risulta che, con riferimento al reato sub capo 29) della
rubrica, il coimputato Sheihi Ilir comunica ad Arbanas Armando che il suo
referente è Plaku Agron nell’episodio della importazione in Italia di cocaina
inviata dal predetto Sheihi per il tramite di Arbanas che funge da vettore. Risulta
ancora che la merce venne effettivamente ritirata dallo stesso Plaku. Con
riguardo al reato sub capo 30), Arbanas riveste del pari il ruolo di corriere del
carico di droga che Sheihi fa pervenire dall’Olanda in Lombardia, nei giorni 23 e
24 dicembre, quattro giorni prima dell’arresto del coimputato Brahimi Brasri;
nell’occasione, viene consegnata ad Arbanas la somma di Euro 21.800,00 per
essere recapitata a Sheihi. Brahimi Brasri è l’altro corriere di cui si serve Sheihi
per l’introduzione in Italia dello stupefacente e che verrà arrestato, come detto, il
29/12/2005 con 2,25 kg di cocaina – reato sub 31) dell’imputazione – ascritto al
solo Sheihi.
Ebbene, occorre tenere presente che l’elemento aggiuntivo e distintivo del
delitto di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990 rispetto alla fattispecie del
concorso di persone nel reato continuato di detenzione e spaccio di stupefacenti
va individuato nel carattere dell’accordo criminoso, contemplante la commissione
di “una serie non preventivamente determinata di delitti”, con permanenza del
vincolo associativo tra i partecipanti, i quali assicurino – come nel caso di specie
l’imputato Arbanas – la propria disponibilità duratura ed indefinita nel tempo al
perseguimento del programma criminoso del sodalizio (Sez. 4, n. 51716 del

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dunque essere respinto.

16/10/2013, Amodio e altri, Rv. 257906), anche indipendentemente ed al di
fuori dell’effettiva commissione dei singoli reati programmati (Sez. 2, n. 933 del
11/10/2013, dep. 2014, Debbiche Helmi e altri, Rv. 258009): i giudici di merito
hanno ben rappresentato la continua disponibilità di Arbanas a trasportare la
droga in plurime occasioni, a trattare sul denaro, a riscuotere somme, a
contattare e ad incontrare altri sodali per lo smistamento della droga, attraverso
le conversazioni intercettate che non vengono contestate nel loro susseguirsi e
nel loro contenuto, se non solo indirettamente, contestando il riconoscimento

Già nel giudizio di gravame, le doglianze di Shehi e Arbanas in ordine al
reato associativo ed al ruolo di dirigente ed organizzatore rivestito da Shehi
erano state ritenute infondate. È pacifico che nel delitto di cui all’art. 74 d.P.R. n.
309/90 non è necessario un preventivo accordo, ma è sufficiente l’esistenza di
una organizzazione anche rudimentale che abbia come programma quello di
commettere una serie indeterminata di delitti della stessa specie in particolare di
illecito traffico di stupefacenti, e tale organizzazione deve essere in grado di
consentire al sodalizio di operare, come nel caso di specie, per un apprezzabile
periodo di tempo. Poiché i giudici di merito hanno adeguatamente e logicamente
motivato sulla ricorrenza dei reati posti a carico del ricorrente, anche il terzo
motivo deve essere disatteso.
2.4 Il quarto motivo ha per oggetto la mancata declaratoria di prescrizione
per i reati-fine di cui ai capi 29) e 30) dell’imputazione, per i quali il difensore
ipotizza trattarsi di droga leggera poiché non risulta provato che si fosse trattato
di droga pesante, atteso che, nel caso di specie, ai dialoghi captati non avrebbe
fatto seguito sequestro di stupefacenti o identificazione di acquirenti finali (con
applicazione di termini ridotti di prescrizione dei reati).
Il motivo, riguardante la mancata certezza processuale del tipo di
stupefacente oggetto di importazione e di commercio, non ha alcun pregio, in
quanto, a prescindere dall’episodio che è culminato con l’arresto del coimputato
Brahimi, colto in flagranza del possesso di kg 2,25 di cocaina (e separatamente
giudicato), non risulta dalle acquisizioni probatorie che Sheihi trattasse tipologie
varie di stupefacenti nelle spedizioni di partite di droga da introdurre in Italia.
Come già sopra specificato, le intercettazioni hanno evidenziato che in una
occasione l’imputato Arbanas aveva consegnato un carico di droga, ricevendo in
cambio la cospicua somma di Euro 21.800,00 da far prevenire a Sheihi. Si tratta
di indici fattuali che inducono ragionevolmente a ritenere che l’oggetto del
traffico di stupefacenti fosse costituito da droga pesante, in particolare da
cocaina.

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della voce del ricorrente da parte degli agenti operanti.

Inoltre la Corte di appello, nell’ambito della sentenza impugnata, ha fatto
riferimento alle transazioni illecite che hanno portato gli inquirenti ad effettuare
arresti e sequestri con riferimento a reati contestati nell’originario e più ampio
procedimento ai capi di imputazione di seguito indicati: capo 5) – arresto di Biko
Gentian e sequestro di 528 grammi di cocaina; capo 7) – arresto di Dervishi
Leonardo e sequestro di chilogrammi 2,600 di cocaina; capo 26) – arresto di
Isufi Edvin e sequestro di chilogrammi 10 di cocaina; capo 31) – arresto di
Brahimi Basri e sequestro di chilogrammi 2,250 di cocaina. Ne consegue che,

stupefacente, oltre le partite di cocaina trattata dall’associazione, con riferimento
ai capi di imputazione per i quali è stato proposto l’odierno ricorso, anche il
motivo proposto, genericamente dedotto, deve essere respinto.
2.5 II quinto motivo, che prospetta la nullità della sentenza per mancanza di
motivazione in violazione degli artt. 125 e 546 cod. proc. pen., si atteggia come
assolutamente aspecifico, perché oltre le citazioni di pronunce della Corte di
legittimità, non contiene se non generici riferimenti alla sentenza impugnata ed
altrettanto generici e cumulativi richiami ai motivi di gravame, sui quali, secondo
l’assunto difensivo, la Corte territoriale non avrebbe soddisfatto l’onere di
motivazione.
Infatti deve ritenersi inammissibile il ricorso in cui si assume l’omessa
valutazione dei motivi, da parte del giudice di secondo grado, rinviando
genericamente ad essi, senza indicarne il contenuto, al fine di consentire
l’autonoma individuazione delle questioni che si assumono irrisolte e sulle quali si
sollecita il sindacato di legittimità (ex plurimis, Sez. 3, sentenza n. 35964 del
04/11/2014, Rv. 264879). L’atto di ricorso deve contenere la precisa
prospettazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto da sottoporre a
verifica, in assenza delle quali indicazioni, il relativo motivo deve essere
disatteso.
2.6 Le doglianze afferenti alla violazione degli artt. 132 e 133 cod. pen. in
relazione alla determinazione della pena ed alla concessione con giudizio di
prevalenza delle già concesse attenuanti generiche, non sono deducibili in
cassazione, trattandosi di giudizio di fatto lasciato alla discrezionalità del giudice,
che deve motivare nei soli limiti atti a fare emergere in misura sufficiente la sua
valutazione circa l’adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del
reato e alla personalità del reo (Sez.6, n.41365 del 28/10/2010, Rv.248737;
Sez.1, 46954 del 04/11/2004, Rv.230591). i giudici di merito hanno motivato in
maniera logica e coerente sul punto – e pertanto immune da vizi di legittimità dando conto della concessione delle circostanze innominate in ragione della
“scelta tecnica di semplificazione dell’istruttoria dibattimentale” e non rilevando

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non essendo stata allegata o accertata o rinvenuta altra tipologia di

altri i elementi idonei a una enfatizzazione di circostanze favorevoli al ricorrente
e della spiegazione dei motivi per i quali la pena è stata ritenuta congrua (pena
base anni otto di reclusione, aumentata di mesi sei per ciascuno dei due reati
fine).

Sheihi Ilir
3. I motivi proposti personalmente da Sheihi Ilir, risultano infondati. Il
quadro probatorio a suo carico è costituito, quanto all’identificazione

guidato e coordinato le complesse indagini; quanto ai reati-fine di cui ai capi 31),
23, 29) e 30), dalla ricostruzione delle singole vicende storiche, come sopra
richiamate, alla luce del compendio captativo analiticamente riportato dalle
sentenze di merito; quanto al capo 43) relativo all’imputazione di reato
associativo, dalle acquisizioni probatorie che hanno disegnato la figura del
ricorrente, come partecipe ed organizzatore di traffici di droga, servendosi di
idonei strumenti (quali cellulari, mezzi di trasporto e luoghi di custodia della
stupefacente) e di numerosi complici, per introdurre in Italia consistenti
quantitativi di stupefacente proveniente dall’Olanda da smistare sul territorio.
3.1 Il primo motivo afferisce alla dedotta inutilizzabilità delle intercettazioni
telefoniche realizzate con la tecnica del c.d.

instradamento,

per non avere

instaurato la procedura di cooperazione internazionale prevista dalla citata
normativa. È infondata l’affermazione che l’attività di captazione sia avvenuta in
violazione delle norme sulle rogatorie internazionali e perciò da riconoscere
inutilizzabili ai sensi dell’art. 729 cod. proc. pen. In realtà, il ricorrente, al di là di
generici richiami giurisprudenziali, non solo non si confronta con la ricostruzione
operata dai giudici di merito circa la legittimità delle procedure adottate
(appositamente rappresentate nei giudizi di merito dagli ufficiale della polizia
giudiziaria, escussi al dibattimento), ma tenta di sminuire la portata probatoria
degli elementi valorizzati dalla Corte d’appello per pervenire al giudizio
affermativo della sua responsabilità penale, senza tenere conto della puntuale ed
adeguata motivazione sviluppata dalla Corte territoriale su ciascuno dei profili
censurati, anche e soprattutto alla luce di quanto esposto nella sentenza di primo
grado.
3.2 Del pari infondato è il secondo motivo, allorchè, con indeducibile censura
di merito, si sostiene che la Corte ha proceduto alla audizione dibattimentale di
Brahimi Basri, perché non disponeva di un patrimonio probatorio tale da portare
alla affermazione della piena responsabilità dell’imputato e non sarebbe stato poi
adeguatamente valutato il contenuto delle dichiarazioni rese dal teste assistito.

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dell’imputato, dalla testimonianza degli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno

Vale sul punto rilevare che non è sindacabile in sede di legittimità, salvo il
controllo sulla congruità e logicità della motivazione, la valutazione del giudice di
merito, cui spetta il giudizio sulla rilevanza e attendibilità delle “fonti di prova”,
nonché sui contenuti testimoniali o sulle scelte riguardanti l’interpretazione dei
fatti (Sez. 2, n. 20806 del 05/05/2011 – dep. 25/05/2011, Tosto, Rv. 250362).
La Corte d’appello ha ponderatamente valutato le dichiarazioni piuttosto “neutre”
di Brahimi Basri che potessero ridondare in pregiudizio del ricorrente, alla luce di
un complessivo raffronto con le emergenze probatorie in atti, rimanendo rimesso

congruamente e logicamente valutato.
3.3 Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta che non è rimasta provata
l’esistenza di una operante struttura associativa perché alcuni componenti erano
legati da vincolo familiare e non sarebbe stata dimostrata la volontà e la
consapevolezza dei vari membri di operare in qualità di aderenti al sodalizio, che
avrebbe avuto vita per un periodo di tempo assai limitato, commercializzando un
numero esiguo di partite di droga.
Al riguardo, oltre a richiamare i singoli episodi cui si è fatto cenno nell’esame
del terzo motivo dell’Arbanas, e dettagliatamente rappresentati in entrambe le
sentenze di merito, vale rilevare che la pronuncia di secondo grado, oltre ad
essere esaustiva in ordine agli elementi probatori a carico, si colloca
correttamente nel solco dei principi più volte affermati da questa Corte, secondo
cui la qualifica di pianificatore ed organizzatore (riconosciuta al ricorrente) di
un’associazione per delinquere finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti
spetta a chi assume poteri di gestione, nello specifico e rilevante settore
operativo del gruppo (Sez. 4, sentenza n. 45018 del 23/10/2008, Cela ed altro,
Rv. 242032). Anche la giurisprudenza successiva ha affermato che organizzatore
è chi coordina l’attività degli associati, svolgendo attività di programmazione e
pianificazione delle attività criminali (come adeguatamente rappresentato nei
confronti del ricorrente). La condotta di organizzazione differisce dalla condotta
di mera partecipazione perché, mentre quest’ultima si concreta in una generica
adesione ad un organismo già costituito e strutturato da altri e del quale,
entrandone a far parte, di cui l’associato accetta scopi e programmi, la prima
richiede un’attività di coordinamento strutturale con lo svolgimento di compiti di
programmazione e di pianificazione che assistono l’associazione per tutta la
durata (cfr. sul punto, Sez. 1, n. 12812 del 25/02/2011, Scopelliti, Rv. 249853).
L’elemento aggiuntivo e distintivo del delitto associativo, è proprio il dato
organizzativo che rappresenta una minaccia grave per l’ordinamento, tanto da
giustificare le singole incriminazioni con sanzioni penali più incisive. Nel rispetto

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all’apprezzamento esclusivo del giudice di merito il materiale probatorio

degli affermati principi, la sentenza che ha condannato il ricorrente per il delitto
associativo non merita censura.
3.4 Con il quarto motivo si lamenta il mancato riconoscimento delle
attenuanti generiche rispetto al trattamento sanzionatorio ed in relazione agli
aumenti per la continuazione effettuati. Difetta, tuttavia nella censura dedotta, il
precipuo riferimento alla situazione personale del ricorrente, al confronto con le
considerazioni della Corte, di tal che il motivo deve essere respinto: il Collegio
territoriale invero ha motivato il diniego delle attenuanti generiche in ragione

positivamente valutabili a fronte della gravità dei fatti contestati. Quanto alla
corretta entità della pena irrogata, la pena base si è attestata in anni venti di
reclusione prevista per gli organizzatori, con l’aumento di otto mesi di reclusione
per ciascuno dei reati fine (tenuto conto dei quantitativi importati), escludendo la
pena di mesi otto in conseguenza dell’assoluzione per l’episodio sub capo 27).

4. Anche i motivi proposti dal difensore nell’interesse di Sheihi Ilir, risultano
infondati.
4.1 Con il primo motivo, si contestano i dati probatori acquisiti dalla Corte di
appello per pervenire all’identificazione del ricorrente, fino alla certezza
processuale della immedesimazione dell’interlocutore a nome “Liri” con il
ricorrente Shehi Ilir.
Vengono svalutati i plurimi e incessanti contatti telefonici del ricorrente
mediante utenza olandese con la moglie. Di fronte all’osservazione che i
contenuti di tali colloqui (non pertinenti alle indagini), non sono stati oggetto di
trascrizione, vale sottolineare che ciò che serviva alle investigazioni non era
certamente il contenuto sentimentale di tali conversazioni, bensì, in primo
momento, la ricostruzione dei flussi e della rete dei “contatti” della utenza del
ricorrente proveniente dall’Olanda con quella della moglie in Italia, in secondo
momento, l’allargamento agli altri interlocutori che incrociavano le conversazioni
con il predetto.
Anche la identificazione della signora “Shehi Sanie” con la madre del “Liri”, e
dunque di Shehi Ilir, avvenuta tramite la captazione dei movimenti e del viaggio
dalla stessa effettuato ad Arconate a trovare i nipoti, figli di Shehi Ilir che
abitavano in quel centro, ha avuto la funzione — sul piano investigativo – di
ispessire la finalità identificativa del ricorrente residente in Olanda, ma con solide
basi in Italia, affettive (da un lato) ed operative (dall’altro), e non ha certo
interessato gli aspetti personali di un soggetto estraneo ai reati.
4.2 Con il secondo motivo, si lamenta che la Corte avrebbe fideisticamente
valorizzato le dichiarazioni dei verbalizzanti, secondo le quali il timbro di voce

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della mancanza agli atti (né rappresentate dai motivi di appello) di situazioni

ascoltato in riferimento alle diverse utenze in uso al ricorrente, sarebbe stato
identificato con quello di Shehi Ilir.
Priva di fondatezza è l’affermazione per la quale l’utenza “0031623895185”
utilizzata dai giudici di merito per derivarne l’identificazione del ricorrente, non
risulta con riferimento ad alcuna delle contestazioni elevate allo stesso. Si tratta
di una considerazione priva di alcuna valenza, perché, l’avere posto l’attenzione
sull’utenza sopra riportata è servito investigativamente per pervenire
all’identificazione di colui che la usava, ma in nessuna delle pronunce dei giudici

corpo le contestazioni di cui ai capi di imputazione.
Quanto al concetto di “riconoscimento atecnico”, nel caso di specie, tale
definizione viene utilizzata probatoriamente per inquadrare in una categoria
processuale il “riconoscimento della voce” da parte degli agenti operanti, addetti
alla registrazione delle intercettazioni telefoniche. Appare evidente che la prova
della colpevolezza dell’imputato non scaturisce soltanto dall’individuazione della
voce, trattandosi di uno strumento investigativo “a fini identificativi”; d’altra
parte, il dato probatorio che si vuole acquisire viene veicolato con la deposizione
in giudizio dell’ufficiale di polizia giudiziaria che ha riconosciuto e collegato la
voce alla persona.
Infondata è altresì la tesi sostenuta dalla difesa di parificare le informazioni
provenienti dagli ufficiali di polizia giudiziaria, sul riconoscimento vocale, con le
“dichiarazioni de relato”, in violazione del canone dell’art. 195 cod. proc. pen.,
ovvero pretendere trattarsi di attività investigativa assoggettata al regime
dell’art. 268 comma 7 cod. proc. pen. e che è invece pienamente utilizzabile a
fini di identificazione degli imputati.
Anche nella sede di appello la difesa dell’imputato aveva lamentato la
inutilizzabilità degli strumenti di indagine utilizzati dagli inquirenti, sostenendo
che la testimonianza degli ufficiali di polizia giudiziaria avrebbe sostituito
l’utilizzazione di conversazioni telefoniche che non sono state trascritte mediante
perizia tecnica: questa eccezione era già stata respinta dal giudice di merito, sul
presupposto che il confronto per i riconoscimenti vocali, è finalizzato a consentire
l’attribuzione delle varie utenze ai soggetti identificati o identificabili. Con
riferimento poi alla funzione delle deposizioni degli ufficiali di P.G. sul punto del
riconoscimento vocale degli imputati, si tratta di testimonianze pienamente
utilizzabili, come risulta da orientamenti consolidati che hanno affermato il
principio di diritto secondo cui l’identificazione dell’autore di una conversazione
intercettata non richiede necessariamente l’espletamento di perizia fonica ma
può essere assicurata da altri elementi di prova, quali la ricognizione di voce da
parte degli ufficiali di P.G. che avevano proceduto all’ascolto ed al riascolto dei

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di merito risulta affermato che attraverso la suddetta utenza abbiano preso

risultati delle intercettazioni ed il controllo ripetuto delle persone nei cui confronti
le operazioni di captazione erano svolte (cfr. già Sez. 1, sentenza n. 38484 del
20/9/2002, Rv. n. 238042; più recentemente: Sez. 2, sentenza n. 12858 del
27/01/2017, Rv. 269900; Sez. 6, sentenza n. 13085 del 03/10/2013, Rv.
259478; Sez. 6, sentenza n. 13085 del 03/10/2013, Rv. 259478; Sez. 6,
sentenza n. 13085 del 03/10/2013, Rv. 259478). Secondo tale consolidato
indirizzo, ai fini dell’identificazione degli interlocutori coinvolti in conversazioni
intercettate, il giudice ben può utilizzare le dichiarazioni degli ufficiali e agenti di

imputati, così come qualsiasi altra circostanza o elemento che suffraghi detto
riconoscimento, incombendo sulla parte che lo contesti l’onere di allegare
oggettivi elementi sintomatici di segno contrario.
Bene, dunque, potevano essere utilizzate ai fini della decisione le
dichiarazioni degli operanti di polizia giudiziaria che avevano riferito sul
riconoscimento delle voci dei ricorrenti. Non si tratta di un’impropria attività
para-peritale, ma della espressione di una percezione sensoriale, che può
formare oggetto di testimonianza, anche da parte degli operanti della polizia
giudiziaria coinvolta nelle indagini, perché ad essi e inibita la testimonianza sulle
dichiarazioni rese nel corso del procedimento dagli indagati (art. 62 cod. proc.
pen.) o da testimoni (art.195, comma 4 cod. proc. pen.), ma non su quanto da
loro appreso o percepito direttamente, attraverso l’uso dei normali sensi (vista,
udito, tatto, gusto, olfatto). Nè, è bene sottolineare, una simile testimonianza
incontrerebbe il divieto di espressione di apprezzamenti personali (art. 194 cod.
proc. pen.), perché in questo ambito ricadono espressioni di opinioni e non
quanto rientra nella sfera di ricognizioni, siano esse uditive o di altra natura.
Naturalmente, l’attendibilità di tali ricognizioni di tipo uditivo, come di ogni altra
percezione affidata ai sensi, va apprezzata dal giudice, che deve rendere conto
della sua valutazione. Con queste precise argomentazioni svolte dalla Corte
territoriale, la difesa dell’imputato non si è affatto confrontata, invocando
accertamenti probatori che risultano superflui ai fini del risultato probatorio che
si vuole raggiungere: il motivo pertanto deve essere disatteso.
4.3 Con il terzo motivo si lamenta che la Corte di appello ha depotenziato il
dato scaturente dalle dichiarazioni di Brahimi Basri sul fatto che ha negato la
conoscenza di Shehi Ilir, così concretando un travisamento della prova. Brahimi
Basri, fratellastro di Arbanas Armando, era stato arrestato la notte del
29/12/2005 sorpreso in possesso di chilogrammi 2,25 di cocaina ed aveva
definito separatamente la sua posizione processuale. La Corte ha valutato non
rilevante il compendio dichiarativo reso in appello da tale dichiarante e di
conseguenza il contributo probatorio nel processo a carico di Shehi Ilir. Con il

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polizia giudiziaria che abbiano asserito di aver riconosciuto le voci di taluni

motivo proposto il ricorrente, sotto le sembianze del travisamento della prova,
tende a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti attinenti all’apprezzamento del
materiale probatorio rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito. Si
richiamano sul punto le considerazioni svolte al punto 11 del secondo motivo
presentato personalmente dal ricorrente.
Per completezza, poi, va tenuto presente che il vizio di “travisamento della
prova” deve riguardare un convincimento basato su una prova che non esiste o
su un risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale, ovvero una

o fraintesi o ancora, sia stata inserita nel processo un’informazione rilevante che
non esiste nel processo, oppure si sia omesso di valutare una prova decisiva ai
fini della pronunzia. Se questa, dunque, è la prospettiva ermeneutica cui è
tenuta questa Suprema Corte, le censure che il ricorrente rivolge al
provvedimento impugnato in punto di valutazione della prova dichiarativa
proveniente da Brahimi Basri, non investono nessuna delle ipotesi indicate, non
apprezzandosi nella motivazione della sentenza della Corte d’Appello alcuna
illogicità che vulneri i canoni indicati dall’art. 192 comma 3 cod. proc. pen.
4.4 Con il quarto motivo, si solleva difetto di giurisdizione, al pari del primo
motivo proposto da Arbanas Armando: in Italia sarebbero stati commessi singoli
reati-fine, mentre diversa sarebbe la competenza del luogo in cui “ha sede la
base in cui si svolgono programmazione, ideazione e direzione delle attività
criminose facenti capo al sodalizio”.
Nel richiamare le considerazioni svolte in riferimento al primo motivo dedotto
da Arbanas, va osservato che trova applicazione, nel caso di specie, il principio di
territorialità della legge penale, ai sensi dell’art. 6, comma secondo cod. pen.,
per il quale sono punibili secondo la legge italiana, i reati la cui condotta sia
avvenuta anche in parte nel territorio dello Stato. Il motivo dedotto va respinto,
avuto riguardo allo schema incriminatorio di cui all’art. 74 d.P.R. n. 309/90, che
prevede l’esistenza di una struttura organizzativa finalizzata alla commissione dei
reati fine programmati concernenti il traffico di stupefacenti, traffico – nel caso di
specie – acclaratamente organizzato e gestito dal ricorrente, che sovraintendeva
alla scelta dei corrieri, al trasporto ed alla consegna della droga, dava direttive
sul prezzo da praticare, gestiva il prosieguo o meno delle trattative per mezzo
dei suoi uomini di fiducia, nel mercato clandestino italiano.

5. In conclusione, tutti i motivi di ricorso sono infondati e vanno rigettati.
Al rigetto dei ricorsi consegue, ex lege, la condanna dei ricorrenti al pagamento
delle spese processuali.

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decisione che non ha tenuto conto di elementi di prova ingiustamente trascurati

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Il Consigliere estensore

Il Pr idente

Mirella Agliastro

Giorgic Fidelbo

Così deciso il 19/01/2018

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