Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20511 del 16/01/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 20511 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
TALOTTA GIUSEPPE nato il 29/12/1976 a GENOVA
CAVALERI GIUSEPPE nato il 17/05/1975 a GENOVA
PINNA FEDERICO nato il 07/08/1975 a GENOVA
FALIERO EMANUELE nato il 08/01/1976 a GENOVA

avverso la sentenza del 13/01/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal Consigliere EMILIA ANNA GIORDANO;
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore LUCA TAMPIERI
che ha concluso per l’inammisisbilità dei ricorsi;
Uditi i difensori del ricorrente Giuseppe Talotta, avvocato FRANCESCO
CALABRESE e avvocato PAOLO BONANNI che insistono per l’accoglimento del
ricorso.

Data Udienza: 16/01/2018

RITENUTO IN FATTO

1. I ricorrenti sono stati riconosciuti responsabili del reato di cui agli artt.
110, cod. pen., 73, commi 1 e 6, 80, comma 2, del d.P.R. 309/1990 commesso
nella notte fra il 14 e 16 luglio 2014. La Corte di appello di Genova, esclusa nei
confronti di Federico Pinna e Giuseppe Cavaleri l’aggravante di cui all’art. 80,
comma 2, d.P.R. 309/1990, ha ridotto la pena inflitta ai predetti a quella di anni
cinque e mesi otto di reclusione ed euro 36.000,00 di multa ciascuno; la pena

euro 40.000,00 di multa; la pena inflitta al Talotta ad anni nove e mesi dieci di
reclusione ed euro 60.000,00 di multa.

2. Sono incontestati i fatti materiali ed il coinvolgimento di ciascuno dei
ricorrenti perché acclarati dall’esito delle operazioni di intercettazione, dei servizi
di osservazione e del recupero, a bordo di una motonave proveniente dal Perù, di
un carico di cocaina – costituito da 97,5 kg – e di altra parte della medesima
sostanza, del peso di 57 kg, riposto a bordo dell’autovettura Ford Fusion, in uso
a Emanuele Faliero. Le operazioni di intercettazione documentano, in particolare,
i contatti attivati tra i calabresi Vincenzo e Giuseppe Alvaro nonché Angelo
Romeo, destinatari del carico, e Giuseppe Talotta, coadiuvato dal Faliero, per le
operazioni di recupero della droga trasportata a bordo della motonave, recupero
del quale erano stati materialmente incaricati – anche tale dato è inequivoco
perché attestato dalle operazioni di intercettazione dai coevi servizi di
osservazione – Federico Pinna e Giuseppe Cavaleri che, nella notte tra i 15 e il
16 luglio 2014, coadiuvati anche da un infedele dipendente del Porto genovese,
si introducevano a bordo della motonave e all’interno del container. Dalle
operazioni di ascolto emergeva che il Pinna ed il Cavaleri avevano in parte fallito
il compito loro assegnato poiché, entrati nel container, si era rovesciato loro
addosso parte del carico costituito da scatoloni di asparagi e che essi erano
riusciti ad esfiltrare solo una parte della cocaina che veniva, poi, materialmente
consegnata al Faliero che, alla guida della Ford Fusion e seguito, come staffetta,
dal Talotta si era allontanato dall’area portuale parcheggiando la vettura in una
strada cittadina ove lo stupefacente veniva recuperato dagli inquirenti. Faliero e
Talotta, allontanandosi dopo avere parcheggiato l’autovettura Ford Fusion
avevano commentato tra loro l’operazione eseguita – e comunicata ai calabresi e in particolare che era stato recuperato solo un terzo del carico.

3.1 difensori di Giuseppe Talotta, Giuseppe Cavaleri, Emanuele Faliero e
Federico Pinna hanno proposto ricorso denunciando plurimi vizi di violazione di
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inflitta a Emanuele Faliero a quella di anni sette e mesi quattro di reclusione ed

legge e vizi di motivazione, con riguardo al complessivo trattamento
sanzionatorio, con motivi di seguito sintetizzati, ai sensi dell’art. 173 disp. att.
cod. proc. pen., nei limiti strettamente necessari ai fini della motivazione.

3.1. Per Giuseppe Talotta, nel ricorso a firma dell’avvocato Paolo Bonanni è
oggetto di impugnazione il diniego delle circostanze attenuanti generiche poiché,
secondo il ricorrente, gli atti processuali non certificano il “ruolo di maggior
rilievo” e la posizione di leader del ricorrente ritenuto in sentenza, denotandone

predette circostanze sono state applicate. Erronea, in comparazione con la
posizione del correo, è anche l’applicazione dei criteri di cui all’art. 132 cod. pen.
ai fini della individuazione della pena base.

3.1.2.Nel ricorso a firma dell’avvocato Francesco Calabrese, nell’interesse
del predetto Talotta, si denuncia la violazione di legge, in relazione all’art. 587
cod. proc. pen., 59 cod. pen. e 80 d.P.R. 309/1990 poiché il giudice di appello,
avuto riguardo all’accoglimento dei motivi di appello con riguardo alla posizione
degli imputati Federico Pinna e Giuseppe Cavaleri, avrebbe dovuto porsi il
problema della estensione dell’impugnazione, avente ad oggetto motivi non
esclusivamente personali, anche al Talotta, che – come i coimputati – era
intervenuto nella fase di recupero (non riuscito dello stupefacente), circostanza
favorevolmente apprezzata con riguardo ai correi ma che doveva rilevare anche
a favore del Talotta, non assumendo valore preclusivo la circostanza che egli
“avesse avuto rapporti con i calabresi” e non essendo tale elemento rilevante, o,
comunque non essendo spiegata la rilevanza di tali contatti, ai fini della
configurabilità dell’aggravante, che in ogni caso, richiede congrua motivazione in
punto di consapevolezza dell’ingente quantità. Con il secondo motivo denuncia
violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata applicazione delle
circostanze attenuanti generiche in mancanza dell’adeguata valutazione di dati
personologici dell’imputato e delle ragioni della differenziata valutazione della
posizione dell’imputato, peraltro incensurato, rispetto ai coimputati, ritenuti
meritevoli del beneficio e sovvertendo i dati fattuali che comprovano che lo
stesso non avesse la stabile disponibilità dell’apparecchio telefonico utilizzato per
le comunicazioni. Con il terzo motivo denuncia violazione di legge, in relazione
agli artt. 546 cod. proc. pen. e 133 cod. pen., per la mancanza di motivazione in
punto di determinazione della pena e delle ragioni per le quali la Corte di merito
si sia discostata dai minimi edittali ed alla misura del praticato aumento per la
continuazione.

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viceversa una posizione paritaria con il coimputato Faliero al quale, invece, le

3.2. Con comuni motivi, il difensore di Federico Pinna e Giuseppe Cavaleri
denuncia la mancanza di motivazione in punto di determinazione del trattamento
sanzionatorio che, esclusa l’aggravante di cui all’art. 80, comma 2 d.P.R.
309/1990 e tenuto conto della occasionalità della condotta illecita e del non
inserimento nel mondo del narcotraffico, avrebbe dovuto essere rideterminata in
senso più favorevole, attraverso un rinnovato giudizio comparativo tra residue
aggravanti e le circostanze attenuanti generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi sono inammissibili perché proposti per motivi generici,
indeducibili nel giudizio di legittimità e manifestamente infondati, come di
seguito precisato.

2. Al contrario di quanto si ipotizza nel ricorso, con il dedotto vizio di
mancanza di motivazione, i giudici di appello hanno compiutamente motivato la
scelta sanzionatoria operando un trattamento individualizzato e, dunque,
richiamando i connotati soggettivi della condotta a ciascuno ascritta sia in sede
di comparazione e giudizio di giudizio di equivalenza tra le circostanze attenuanti
generiche e le residue aggravanti, con riguardo a Giuseppe Cavaleri, Federico
Pinna – per i quali la Corte di merito è partita dalla pena coincidente con il
minimo edittale, almeno per la pena della reclusione – sia con riguardo ad
Emanuele Faliero, per il quale, i giudici sono partiti da una pena più elevata
valorizzandone la maggiore vicinanza all’imputato Talotta in quanto sintomatica
di un coinvolgimento di maggiore spessore, che ne ha comportato un più
significativo contributo alla commissione dell’illecito non solo mediante
l’accompagnamento del Tallotta all’incontro con i calabresi ma anche la sera del
recupero della merce, quando l’imputato aveva caricato lo stupefacente ricevuto
dal Pinna e dal Cavaleri sull’auto a lui in uso conducendola in una strada
cittadina dove l’aveva lasciata parcheggiata in attesa del prelievo da parte di
correi. E’, dunque, tale contributo personale del Faliero che è valso a giustificare
la scelta di una pena base, a seguito delle pur concesse circostanze attenuanti
generiche con giudizio di equivalenza a tutte le aggravanti, fra le quali quella
dell’ ingente quantità, in anni undici di reclusione ed euro sessantamila di multa,
poi ridotta all’inflitto per la scelta del rito.

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4. Coincidenti sono i motivi di ricorso per il Faliero.

3. Rileva il Collegio che la scelta punitiva compiuta dai giudici genovesi, così
il giudizio di diniego delle circostanze attenuanti generiche ovvero bilanciamento
tra circostanze,

risulta espressa sulla scorta di specifica motivazione per

ciascuno dei ricorrenti e costituisce il risultato di una ponderata valutazione
nella quale non è ravvisabile alcun arbitrio ovvero illogicità manifesta poiché le
determinazioni del giudicante hanno costituito il risultato non già di una mera
operazione di comparazione tra i ruoli dei ricorrenti ma, piuttosto, perché
specificamente incentrate sui connotati soggettivi che la condotta illecita di

anche le modalità dell’azione, seppure definite goffe e malaccorte per Cavaleri e
Pinna, e la obiettiva gravità del reato esprimono e che, non è stata ritenuta
sopravanzata, ai fini del giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti,
neppure dalle ammissioni di addebito da parte del Pinna, Calaveri e Faliero,
giudicate tardive e limitate ai dati non controvertibili, anche se espressive di
responsabile accettazione delle proprie responsabilità penali. La motivazione
della Corte territoriale, dunque, incentrata sulla verifica in concreto della
commissione dell’illecito come effettivo sintomo di riprovevolezza della condotta
e di pericolosità del suo autore, si è soffermata sui criteri di cui all’art. 133 cod.
pen., motivando sugli aspetti ritenuti decisivi in proposito ed apprezzati come
assorbenti ovvero equivalenti su quelli di segno opposto allegati con il ricorso,
con una decisione che si sottrae al sindacato di legittimità, in quanto espressione
del potere discrezionale nella valutazione dei fatti e nella concreta
determinazione della pena e del complessivo trattamento punitivo demandato al
detto giudice, allorquando il supporto motivazionale sul punto quando sia
aderente ad elementi tratti obiettivamente dalle risultanze processuali e sia,
altresì, logicamente corretto.

4. Tali conclusioni, alla luce delle tracciate coordinate in diritto, devono
essere espresse anche con riferimento alla posizione di Giuseppe Talotta sia con
riguardo alla determinazione della pena base, che per la mancata applicazione
delle circostanze attenuanti generiche e il diniego di esclusione dell’aggravante
di cui all’art. 80, comma 2, d.P.R. 309/1990, determinazioni tutte e ciascuna
oggetto di specifica e puntuale motivazione svolta dai giudici di appello.

5. Manifestamente infondata si appalesa la censura relativa alla violazione
della disposizione di cui all’art. 587 cod. proc. pen., che, secondo la
prospettazione del ricorrente, avrebbe dovuto comportare, a suo favore, la
esclusione dell’aggravante dell’ingente quantità – anche se tale esclusione non
era stata oggetto del gravame proposto nell’interesse del Talotta 4

per

ciascuno ha espresso in punto di dolo e di capacità a delinquere del reo, che

estensione delle conclusioni alle quali la Corte era pervenuta con riferimento alle
posizioni dei coimputati Giuseppe Cavaleri e Federico Pinna.

5.1. Questa Corte ha già avuto modo di precisare che la finalità
dell’istituto di cui all’art. 587 cod. proc. pen. è di natura sostanziale ed è quella
di evitare giudicati contrastanti e di privilegiare esigenze di giustizia, estendendo
a colui che non impugni, o che impugni per diversi motivi, di svolgere difese sul
punto nella fase di gravame in cui si deve accertare (art. 627, comma 5, cod.

(Sez. 6, n. 46202 del 02/10/2013, Serio, Rv. 258155). L’effetto estensivo,
tuttavia, non implica l’estensione da un coimputato all’altro dei motivi di
impugnazione, con conseguente dovere da parte del giudice di esaminarli (Sez.
1, n. 44319 del 30/09/2014 – dep. 23/10/2014, Gargiulo, Rv. 261697) a favore
dell’imputato che non li abbia sollevati . Nel caso in esame, a fronte delle ragioni
squisitamente soggettive che la Corte di merito ha posto a fondamento della
esclusione dell’aggravante dell’ingente quantità a favore del Cavaleri e del Pinna
– intervenuti solo nella fase di recupero della merce, recupero che, in effetti,
realizzarono solo in parte e con le descritte modalità goffe ed approssimative – il
ricorso del Talotta non indica neppure quali elementi fattuali la Corte di merito
avrebbe dovuto valutare onde escludere a carico del Talotta l’aggravante
dell’ingente quantità, tenuto conto che egli era a ben a conoscenza della quantità
di droga trasportata ed aveva contribuito dapprima all’organizzazione
dell’operazione di recupero, sovraintendendo alle relative operazioni e poi,
fungendo da staffetta, al trasporto di quella recuperata essendo, pertanto, ben
consapevole dell’ingente quantitativo del carico di droga al cui recupero aveva
collaborato.

6.

Conclusivamente,

le deduzioni

difensive del Talotta

sono

manifestamente infondate ed indeducibili anche con riguardo alla determinazione
della pena inflittagli ed al diniego delle circostanze attenuanti generiche. In
proposito la Corte genovese ha condiviso le conclusioni alle quali era pervenuto il
giudice di primo grado valorizzando il compito del ricorrente nell’operazione di
recupero essendo stato il referente dei calabresi e l’organizzatore – e non per la
prima volta – di una complessa operazione che aveva comportato la ricerca ed
individuazione del personale operativo (Cavaleri e Pinna); la presenza sul luogo
del recupero e il trasporto del carico, poiché egli aveva fatto da staffetta all’auto
condotta dal Faliero sulla quale era stato occultato lo stupefacente ed aveva
mantenuto i rapporti con i referenti calabresi risultando in costante contatto
telefonico con i predetti durante le operazioni. Un compito di manovalanza,
5

proc. pen.), con carattere di decisività, la fondatezza del motivo non personale

dunque, ma certamente non secondario e che denota la fiduciarietà dei rapporti
con i destinatari del carico, rapporti che i giudici del merito hanno del tutto
logicamente valorizzato, in una ad un suo carico pendente per reato della stesso
genere, per denegare le circostanze attenuanti generiche ritenendone dato
meramente formale la invocata incensuratezza. Né, rispetto al Faliero, la cui
posizione è oggetto di comparazione con quella dell’imputato nel proposto
ricorso, è stato possibile apprezzare elementi sopravvenuti, quali il
comportamento processuale, per inferirne una diversa graduazione del

7. Consegue alla declaratoria di inammissibilità la condanna dei ricorrenti
al pagamento delle spese processuali e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen.,
della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo, non ravvisandosi
assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost.
sent. n. 186 del 13.6.2000).

P. Q. M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di euro duemila in
favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 16 gennaio 2018

Il Consigliere rel tore

Il Presidente

Emilia Anna Gio

Giacomò Paoloni

trattamento sanzionatorio e meritevolezza delle attenuanti innominate.

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