Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20495 del 23/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 20495 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: BORRELLI PAOLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CUCUMAZZO ROCCO nato il 27/05/1973 a BARI

avverso il decreto del 04/05/2017 della CORTE APPELLO di BARI
sentita la relazione svolta dal Consigliere PAOLA BORRELLI;
lette le conclusioni del Sost. Procuratore generale MARIELLA DE MASELLIS, che
ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio.
RITENUTO IN FATTO

1. Con decreto del 30 maggio 2017, la Corte di appello di Bari rigettava
l’appello proposto nell’interesse di Rocco Cucumazzo con il quale si chiedeva la
riforma del decreto emesso dal Tribunale della stessa città, sezione misure di
prevenzione; con quest’ultimo provvedimento, si era valutata attuale la
pericolosità sociale del predetto, cui l’applicazione della sorveglianza speciale con
obbligo di soggiorno era stata differita dopo un periodo di detenzione, ex art. 15
d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 come interpolato dalla Corte Costituzionale con
sentenza n. 291 del 6 dicembre 2013.
2. Avverso detto decreto propone ricorso per cassazione il difensore di
fiducia.
2.1. Con un primo motivo, il ricorrente lamenta violazione di legge in
relazione agli articoli 1 e 4 del decreto legislativo d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159

Data Udienza: 23/03/2018

1

ed in relazione all’art. 125, comma 3, cod. proc. pen., ritenendo la motivazione
apparente laddove si sosteneva che, dopo un ininterrotto periodo di detenzione
dal 5 luglio 2006 al 15 dicembre 2015, egli si fosse sottratto per alcuni mesi alla
sottoposizione alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Il ricorrente sostiene
che in realtà il provvedimento di convocazione o invito, diretto a consentire la
notifica del provvedimento di sottoposizione alla libertà vigilata, non era stato
mai formalmente notificato dai carabinieri e che nel fascicolo della prevenzione,
non vi era traccia dei predetti inviti. Mancando, quindi, la prova della sicura

non vi era neanche prova che il proposto si fosse volontariamente sottratto alla
libertà vigilata. Il ricorrente poneva, a sostegno del proprio assunto, alcuni
precedenti giurisprudenziali in ordine al reato di cui all’art. 650 cod. pen., con
particolare riferimento alle formalità necessarie per le notifiche degli atti da parte
degli organi di polizia. Il ricorrente sottolineava, inoltre, la condotta irreprensibile
tenuta dal proposto durante i nove anni di carcerazione, trascorsi anche agli
arresti domiciliari con facoltà di esercitare attività lavorativa.
2.2. Con un secondo motivo il ricorrente lamenta ulteriore violazione di
legge con riferimento all’articolo 13 del d.lgs. 159 del 2011 in quanto nell’atto di
appello si era chiesta quantomeno la sospensione degli effetti della misura,
considerato che era contestualmente applicata la libertà vigilata, doglianza che i
giudici della Corte distrettuale avevano ignorato
3. Il Sostituto Procuratore generale Mariella De Masellis ha concluso per
l’annullamento con rinvio del decreto, con particolare riferimento al secondo dei
motivi formulati.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è parzialmente fondato.
1.1. A questo proposito, vanno preliminarmente ricordati i limiti del giudizio
di Cassazione in materia di misure di prevenzione. E’ ius receptum che, nel
procedimento di prevenzione, il ricorso per Cassazione, secondo il disposto
dell’art. 4, penultimo comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e, quanto
alle procedure in cui si applica il codice antimafia, secondo l’art. 10, comma 3,
d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159, è ammesso soltanto per violazione di legge.
Questa Corte ha quindi statuito che sono escluse dal novero dei vizi deducibili in
sede di legittimità le ipotesi previste dall’art. 606, comma 1, lett.

e) cod. proc.

pen., potendosi soltanto denunciare, ai sensi della lett. c) dello stesso articolo, la
motivazione inesistente o meramente apparente, integrante la violazione
dell’obbligo, imposto dalle norme sopra citate, di provvedere con decreto

2

conoscenza della convocazione con l’indicazione espressa della finalità prevista,

motivato, ossia la motivazione priva dei requisiti minimi di coerenza, di
completezza e di logicità; ugualmente censurabile è la motivazione
assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice
di merito, oppure, ancora, quella caratterizzata da argomentazioni talmente
scoordinate e carenti da far risultare oscure le ragioni che hanno giustificato la
decisione della misura (Sez. U, n. 33451 del 29/05/2014, Repaci, Rv. 260246;
Sez. 6, n. 50128 del 11/11/2016, Aguì, Rv. 268215; Sez. 6, n. 35240 del
27/06/2013, Cardone e altro, Rv. 256263).

operano le regole generali in punto di ammissibilità del ricorso per cassazione,
sicché non è possibile, per chi impugni dinanzi a questa Corte un decreto come
quello sub iudice, contestare il merito delle valutazioni operate, chiedendo, così,
una delibazione in fatto estranea ai limiti del presente giudizio.
1.2. Venendo al primo motivo di ricorso, esso è infondato.
Da una parte, infatti, il ricorso non è specifico perché non contiene
affermazioni nette quando contesta il presupposto fattuale della valutazione dei
giudici della prevenzione, cioè quando pone la questione della notifica del
provvedimento applicativo della libertà vigilata. Dalle notizie e dalle
argomentazioni offerte si comprende che il ricorrente non nega che il proposto
abbia ricevuto notifica del provvedimento di sottoposizione alla misura di
sicurezza da parte della Polizia penitenziaria di Melfi e che sia stato poi
destinatario di due successivi inviti da parte dell’autorità di P.S., ma dubita che
questi ultimi fossero dotati dei necessari presupposti formali ovvero che
contenessero l’indicazione della causale (la

«finalità»

ovvero

«l’indicazione

espressa della finalità prevista», più volte evocata nel ricorso). D’altra parte, che
sia falsa la circostanza della notifica dei due inviti a presentarsi — evenienza che
questa Corte non può verificare — confligge con quanto deduce lo stesso
ricorrente, vale a dire che è stato destinatario di due decreti penali per il reato di
cui all’art. 650 cod. pen. i quali, al di là della dedotta opinabilità in diritto,
presuppongono un accertamento del Giudice per le indagini preliminari circa la
formalizzazione della notifica dell’invito e la non ottemperanza ad esso da parte
del proposto.
D’altra parte, la Corte di appello non è incorsa in alcuna violazione di legge o
omissione motivazionale quando ha valorizzato, quale indice dell’attualità della
pericolosità sociale, la circostanza in sé della mancata ottemperanza agli inviti a
presentarsi presso l’autorità di polizia, senza attribuire alcun rilievo alla corretta
formalizzazione ovvero all’indicazione della causale degli stessi.
1.3. Il secondo motivo è invece fondato, giacché la Corte di appello ha
completamente omesso di motivare in ordine alle ragioni della mancata

3

E’ quasi superfluo rimarcare, poi, che anche per le misure di prevenzione

sospensione della sorveglianza speciale — che di fatto non ha concesso —
nonostante il disposto dell’art. 13 d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159, sospensione
richiesta nell’atto di appello. Tale norma prevede che, quando è applicata la
misura di sicurezza della libertà vigilata, durante la sua esecuzione non si può far
luogo alla sorveglianza speciale, della quale cessano gli effetti. In questo senso è
anche la giurisprudenza più recente (Sez. 5, n. 39534 del 03/02/2017,
Tumminia, Rv. 270900 «Ai sensi dell’art. 13 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159,
non è applicabile la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo

limitata la loro compatibilità applicativa all’ipotesi in cui la seconda sia eseguita
successivamente alla prima»).

Nel caso di specie, si evince dal decreto

impugnato che, pur con le difficoltà iniziali legate alla mancata presentazione del
Cucumazzo presso l’autorità di polizia, 1’8 ottobre 2016 egli era stato rintracciato
e sottoposto alla misura di sicurezza, che era quindi in atto al momento della
decisione dei giudici di merito sulla misura di prevenzione.

P.Q.M.

Annulla il provvedimento impugnato, con rinvio alla Corte di appello di Bari
per nuovo esame.
Così deciso il 23/03/2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore

Paolo Antonio Bruno

B elli
SSSZSe

IdUU.

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

di soggiorno nel caso in cui sia già in atto una misura di sicurezza, essendo

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA