Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20475 del 16/01/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 20475 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
JURADO ACUACHE JOSE NEVIL nato il 01/09/1956
ROMAN URIBE ALFREDO nato il 11/02/1962
ROMAN URIBE JULIO ROBERTO nato il 20/04/1957
ROMAN RODRIGUEZ CARLOS CESAR nato il 02/02/1977

avverso la sentenza del 14/11/2016 della CORTE APPELLO di GENOVA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore SIMONE PERELLI
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore
Il difensore presente illustra alla Corte i vizi che affliggono la sentenza
impugnata e chiede l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 16/01/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. Perelli Simone, ha concluso
chiedendo la declaratoria di inammissibilità dei ricorsi.
Il difensore dell’imputato, avv. Praticò Alessandro, ha concluso chiedendo l’accoglimento del
ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza, emessa in data 14/11/2016, la Corte d’Appello di Genova, in parziale

Roman Rodriguez Carlos Cesar, Roman Uribe Julio Roberto, Roman Uribe Alfredo e Jurado
Acuache Jose Neil, dal reato sub 1), ex art. 416, comma 2, cod. pen., perché il fatto non
sussiste, nonché Roman Rodriguez Carlos Cesar e Jurado Acuache Jose Neil, dal reato, sub 7),
ex art. 110, 624, 625, n. 5 e 6, cod. pen., per non aver commesso il fatto. La corte territoriale
rideterminava le pene inflitte a Roman Rodriguez, Roman Uribe Julio Roberto, Roman Uribe
Alfredo e Jurado Acuache, rispettivamente, in anni uno e mesi otto di reclusione ed C 160,00 di
multa, in anni uno e mesi dieci di reclusione ed C 180,00 di multa, in anni due e mesi dieci di
reclusione ed C 180,00 di multa e in anni due e mesi sei di reclusione ed C 160,00 di multa,
con esclusione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, per Roman Uribe
Alfredo e Jurado Acuache Jose Neil, e contestuale conferma, nel resto, della sentenza
impugnata, in relazione a plurimi reati di furto aggravati (fatti commessi in Genova, nel
periodo intercorrente tra il mese di maggio 2013 e il mese di luglio 2014).
2. Gli imputati, tramite difensore di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione, con cui
hanno dedotto: 2.1 vizio di legittimità, ex art. 606, comma 1, lett. b), codice di rito, in
relazione agli art. 110, 133, c.1, n. 2, 81, c. 2, c.p. e difetto di motivazione, limitatamente alla
posizione di Jurado e Roman Alfredo. Contrariamente a quanto ritenuto dalla corte territoriale,
la pena irrogata dal GUP, per il capo 5, sarebbe stata computata, per entrambi gli imputati,
come se avessero commesso, in concorso fra loro e in continuazione, i furti di tutti i beni,
indicati nel capo di imputazione in questione. Nell’atto d’appello, gli imputati avevano indicato i
beni, sequestrati presso le loro abitazioni, e contemporaneamente l’esigenza di una riduzione
proporzionale della pena, rispetto a un minor numero di furti, loro addebitabile esclusivamente
con riferimento ai beni, sequestrati rispettivamente presso le loro abitazioni. Non sarebbe
corrispondente alla realtà l’assunto sostenuto dalla corte, secondo il quale tale impostazione
difensiva era già stata tenuta in considerazione dal primo giudice, posto che la riqualificazione
del reato, contestato originariamente, di ricettazione, in furto aggravato, ricomprendeva una
continuazione interna, in ragione del furto di tutti i beni, rinvenuti presso le abitazioni dei
prevenuti. 2.2 vizio di legittimità, ex art. 606, comma 1, lett. b), codice di rito, in relazione
all’art.625 bis cod. pen., e carenza di motivazione, risultante dal testo della motivazione, con
riferimento alla posizione degli imputati Jurado José e Roman Alfredo, posto che la circostanza
attenuante in questione non avrebbe potuto essere negata, sul presupposto che la posizione

riforma della sentenza, emessa dal GIP del medesimo tribunale in data 3/02/2016, assolveva

dei prevenuti era comunque compromessa, sotto il profilo indiziario, sulla scorta degli elementi
desumibili dagli interrogatori resi dagli altri imputati. I due prevenuti avevano offerto un valido
contributo, mediante la chiamata in correità di Roman Uribe Julio Roberto, nei cui confronti,
prima delle loro dichiarazioni, non erano emersi sufficienti elementi probatori accusatori. 2.3
vizio di legittimità, ex art. 606, c. n. 1), lett. e), codice di rito, con riferimento alle posizioni di
tutti gli imputati, per difetto di motivazione, in ordine al bilanciamento, in termini di
equivalenza, delle attenuanti generiche, rispetto alle circostanze aggravanti contestate. La
corte territoriale non avrebbe valutato correttamente l’atteggiamento di resipiscenza

rito, con riferimento alle posizioni di Roman Uribe Julio e Roman Rodriguez Carlos, per difetto
di motivazione e violazione di legge, in ordine al diniego del beneficio della sospensione
condizionale della pena, essendo illegittima, oltre che illogica, la motivazione, circa un
presunto sistema di vita, addebitabile ai prevenuti, non potendosi desumere dai precedenti
penali, a carico dei due imputati, una presunzione di recidivanza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1, La corte territoriale ha espressamente indicato, nella sentenza impugnata, che già in primo
grado, la derubricazione dell’originaria imputazione di ricettazione di più beni aveva tenuto in
considerazione l’impostazione difensiva, il che era desumibile dal dispositivo del giudice di
primo grado, pertinente, per l’appunto, ad un furto non continuato.
A fronte di tale motivazione, la permanenza del riconoscimento di un concorso, ex art. 110
c.p., con la sola esclusione degli imputati Roman Rodriguez Carlos Cesar e Roman Uribe, e la
mancata espressa esclusione, ad opera del GUP, di un vincolo di continuazione interna, non
comporta, quale conseguenza necessitata, la determinazione, in concreto, di una pena, nei
confronti di Jurado e Roman Alfredo, caratterizzata da un aumento per la continuazione
interna, per la sottrazione di tutti i beni, rinvenuti presso le abitazioni degli imputati.
Si tratta, per la verità, di un’illazione indimostrata, essendo l’unica riprova collegabile al
procedimento, esternato nella sentenza del GUP, per la determinazione della pena, comminata
in concreto.
Sotto altro profilo, è logica proprio la deduzione inversa, legata alla riqualificazione di furto,
oggettivamente connessa ai soli beni, rinvenuti presso le abitazioni di ciascuno degli imputati.
2. L’art. 625 bis cod. pen. prevede l’applicazione di un’attenuazione di pena, da un terzo alla
metà, nei casi in cui il colpevole abbia consentito l’individuazione dei correi o di coloro che
abbiano avuto una relazione fattuale con il bene, oggetto di sottrazione.
La norma non contiene riferimenti al carattere determinante del contributo.
Questa particolarità va tenuta in considerazione, soprattutto ove si rifletta sulla diversità di
dizione, riscontrabile a seguito del raffronto con la disposizione, di cui all’art. 8 D.L. 13 maggio

manifestato dagli imputati. 2.4 vizio di legittimità, ex art. 606, c. n. 1), lett. b) ed e), codice di

1991 n. 152, indicativa, per la concessione dell’attenuante di una collaborazione con l’autorità
giudiziaria, nella raccolta di elementi decisivi.
La differenziazione tra le due disposizioni porta a ritenere che “consentire ” l’individuazione
dei correi può anche non essere legato ad un contributo collaborativo, unico ed esclusivo e,
come tale, determinante agli effetti della decisione finale, bensì, anche, in ipotesi, ad una
chiara individuazione del correo, certamente ravvisabile in una chiamata in correità.
Alla luce di siffatte riflessioni, non appare congrua ed esauriente, la motivazione, adottata
dalla corte territoriale, circa il diniego dell’attenuazione della pena, in considerazione della

delineato in precedenza.
Si deve, pertanto, annullare la sentenza impugnata, con riferimento alla posizione dei
ricorrenti Jurado José e Roman Uribe Alfredo, limitatamente alla circostanza attenuante ex art.
625 bis c.p., con rinvio, per nuovo esame sul punto, ad altra sezione della Corte di Appello di
Genova, il che determina l’assorbimento della disamina degli ulteriori motivi, concernenti il
trattamento sanzionatorio.
3. Relativamente, invece, alle restanti posizioni degli imputati, odierni ricorrenti, Roman
Uribe Juilio e Roman Rodriguez Carlos, devono essere disattesi gli ulteriori motivi, pertinenti
alla mancata concessione della prevalenza delle attenuanti generiche, rispetto alle contestate
aggravanti, e del beneficio della sospensione condizionale della pena.
In entrambi i casi la corte territoriale ha fornito un’adeguata e congrua motivazione, in
relazione alla rilevanza delle aggravanti contestate, legate al modus operandi dei correi, e al
carattere sistematico delle violazioni, preclusivo, di per sé, di una prognosi favorevole.
I ricorsi di quest’ultimi ricorrenti devono, pertanto, essere rigettati, con condanna contestuale
di ciascuno di essi al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Jurado Acuache José Nevil e di Roman Uribe
Alfredo, limitatamente all’attenuante di cui all’art. 625 bis c.p. e al conseguente trattamento
sanzionatorio con rinvio per nuovo esame sul punto ad altra sezione della Corte di Appello di
Genova; rigetta nel resto i ricorsi dei predetti; rigetta i ricorsi di Roman Uribe Julio Roberto e di
Roman Rodriguez Carlos Cesar e condanna ciascuno di essi al pagamento delle spese del
procedimento.
Così deciso il 16/01/2018

sostanziale irrilevanza della chiamata in correità, a fronte del contesto accusatorio, già

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