Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20436 del 22/01/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 20436 Anno 2018
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FERRELLI FEDERICO nato il 09/02/1989 a VITERBO
avverso la sentenza del 12/05/2016 della Corte d’appello di Roma
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Sergio Di Paola
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Franca
Zacco che ha concluso chiedendo dichiararsi inammissibile il ricorso
Udito l’Avv. Daniele Saveri che ha concluso riportandosi ai motivi del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza in data 12/5/2016, in parziale
riforma della sentenza pronunciata all’esito del giudizio abbreviato dal Gup del
Tribunale di Viterbo, in data 28/10/2010, dichiarava prescritto il delitto di lesioni
ascritto a Federico Ferrelli e rideterminava la pena inflitta all’ imputato, per i
reati di rapina impropria aggravata e ricettazione.
2.1. Propone ricorso per cassazione la difesa dell’ imputato.
2.2. Con il primo motivo di ricorso si deduce l’erronea applicazione della
legge penale, in riferimento agli artt. 132 e 133 cod. pen., nonché vizio di
motivazione, relativamente alla determinazione della pena senza indicazione dei
parametri ex art. 133 cod. pen. e in misura diversa dal minimo edittale.

Data Udienza: 22/01/2018

2.3. Con il secondo motivo di ricorso, si deduce l’erronea applicazione della
legge penale, in riferimento all’art. 62 bis cod. pen., con conseguente vizio di
motivazione (mancante, contraddittoria o manifestamente illogica), quanto alla
misura della diminuzione applicata, risultando contraddittoria la motivazione per
avere la Corte valorizzato elementi non considerati dai giudici di primo grado.
2.4. Con il terzo motivo di ricorso, si deduce l’erronea applicazione della
legge penale, in riferimento all’art. 81 cod. pen., con conseguente vizio di
motivazione (mancante, contraddittoria e manifestamente illogica):pur avendo
dichiarato l’estinzione di uno dei reati avvinti dal vincolo della continuazione, il

giudice d’appello, in modo palesemente contraddittorio, aveva determinato nella
stessa misura l’aumento di pena per il residuo delitto satellite.
2.5. Con il quarto motivo di ricorso, si deduce il vizio della motivazione
(mancante, contraddittoria o manifestamente illogica) nella parte relativa
all’affermazione di responsabilità per il delitto di ricettazione; osserva il
ricorrente che la versione fornita dall’imputato era egualmente logica rispetto
alla ricostruzione operata dalla sentenza di merito; di qui, l’errore della sentenza
impugnata che avrebbe dovuto privilegiare la versione più favorevole per il reo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1. Il ricorso proposto è inammissibile, in quanto formulato in relazione a
motivi manifestamente infondati o non consentiti.
1.2. Quanto al primo motivo di ricorso, lo stesso è manifestamente
infondato: la Corte ha determinato la pena base in misura pressoché pari al
minimo edittale (anni 3 di reclusione e 600 di multa, discostandosi così solo dal
minimo edittale previsto per la pena pecuniaria) sicché la censura del ricorrente
è del tutto sprovvista di alcun fondamento, atteso che per giurisprudenza
assolutamente costante di questa Corte la determinazione della pena, nel caso in
cui venga irrogata una pena al di sotto della media edittale, non richiede una
specifica e dettagliata motivazione da parte del giudice, essendo sufficiente il
richiamo al criterio di adeguatezza della pena, nel quale sono impliciti gli
elementi di cui all’art. 133 cod. pen. (cfr. Sez. 4, n. 46412 del 05/11/2015,
Scaramozzino, Rv. 265283; Sez. 2, n. 28852 del 08/05/2013, Taurasi, Rv.
256464; Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, Denaro, Rv. 245596).
1.3. Allo stesso modo è manifestamente infondato il secondo motivo di
ricorso; è insegnamento costante di questa Corte quello secondo il quale la
graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni
previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità
del giudice di merito, che assolve all’ obbligo motivazionale dando conto

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dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. con il richiamo alla gravità del
reato o alla capacità a delinquere (Sez. 2, n. 36104 del 27/04/2017, Mastro, Rv.
271243); anche riguardo a tale profilo, la motivazione della sentenza impugnata
dà conto degli elementi presi in considerazione e valutati per determinare la
misura della diminuzione operata.
1.4. Il terzo motivo di ricorso è anch’esso manifestamente infondato, poiché
muove da un presupposto erroneo; la sentenza di primo grado aveva
determinato gli aumenti per ciascuno dei delitti satellite (lesioni e ricettazione)

pari a mesi 6 di reclusione ed euro 300 di multa; la sentenza d’appello, preso
atto dell’intervenuta prescrizione del delitto di lesioni, ha apportato quale
aumento per il delitto di ricettazione quello già determinato dal giudice di primo
grado per il singolo delitto, sicché non sussiste la lamentata violazione né risulta
irrogata una pena complessivamente superiore a quella inflitta con la sentenza
primo grado.
1.5. Infine, quanto alla censura proposta con il quarto motivo di ricorso,
risulta evidente come si tratti di motivo non consentito; il ricorrente intende
sollecitare la Corte a fornire una ricostruzione dei fatti (già accertati dai giudici di
merito) diversa e più favorevole, possibilità questa esclusa per il giudice di
legittimità, non potendosi effettuare un’indagine sul discorso giustificativo della
decisione, finalizzata a sovrapporre la propria valutazione a quella già effettuata
dai giudici di merito, dovendo il giudice della legittimità limitarsi a verificare
l’adeguatezza delle considerazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per
giustificare il suo convincimento (v. per tutte da ultimo Sez. 6, n. 47204 del
07/10/2015, Musso, Rv. 265482).
2. All’ inammissibilità del ricorso, consegue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal
ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che
ritiene equa, di euro duemila in favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 22/1/2018
Il Consigli

estensore

Il Pre idente

nella misura di mesi 3 di reclusione ed 150 di multa, aumenti complessivamente

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