Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20426 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20426 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: GAI EMANUELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Davenia Salvatore, nato a Cerignola il 27/06/1968

avverso la sentenza del 11/05/2017 della Corte d’appello di Milano

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Gianluigi Pratola, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Giovanni Garbagnati, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 11 maggio 2017, la Corte d’appello di Milano ha
confermato la sentenza del Tribunale di Milano con la quale Davenia Salvatore
era stato condannato, all’esito del giudizio abbreviato, riqualificato il fatto quale
violazione di cui agli artt. 56-515 cod.pen., alla pena di C 600,00 di multa, per
avere posto in commercio confezioni di “cetriolini piccoli in aceto di vino”
riportanti l’indicazione in etichetta “lavorati a fresco” mentre gli stessi venivano
prodotti utilizzando cetrioli semilavorati conservati in salamoia provenienti

Data Udienza: 21/03/2018

dall’India, fornendo all’acquirente un prodotto diverso da quello pubblicizzato in
etichetta.
2. Avverso la sentenza ha presentato ricorso l’imputato, a mezzo del
difensore di fiducia, e ne ha chiesto l’annullamento deducendo i seguenti motivi
enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ai sensi dell’art.
173 disp.att. cod.proc.pen.
2.1. Violazione di legge in relazione all’erronea applicazione degli artt. 56515 cod.pen. Assume il ricorrente che non sarebbe ravvisabile la condotta di

sarebbe apposta alcuna indicazione riferibile ad un prodotto fresco, ma di
prodotto lavorato e cioè a lunga scadenza e sottoposto prima dell’immissione in
commercio ad un procedimento industriale. Se è pur vero che la partita in
oggetto era stata lavorata da altra ditta (Sottaceti Rizzi), utilizzando un prodotto
importato dall’India, e al di là del fatto che di ciò non era stata informata la
Davenia Alimetar Commerciai, in ogni caso tale circostanza non sarebbe in grado
di trasformare il contenuto dell’etichetta in informazione ingannevole. Vi sarebbe
stata in sintesi una doppia lavorazione in India e in Italia che non avrebbe inciso
né sulla qualità, né sull’origine o composizione dei prodotti.
2.2. Violazione di legge in relazione all’art. 56-515 cod.pen. e configurabilità
dell’elemento soggettivo del reato. Assume il ricorrente che non vi sarebbero
elementi per ritenere il dolo del reato non essendovi elementi per affermare che
l’imputato fosse consapevole del fatto che la Sottaceti Rizzi avesse venduto alla
Davenia Alimetar Commerciai beni che aveva importato in salamoia dall’India e
dunque non acquisitati dal fresco.
2.3. Violazione di legge in relazione all’omessa applicazione della speciale
causa di non punibilità ex art. 131-bis cod.pen. e vizio di motivazione per avere
escluso, la Corte d’appello, l’applicazione della speciale causa di non punibilità
ritenendo non applicabile ai reati in materia alimentare posti a tutela del
consumatore. In ogni caso sarebbe anche illogica la motivazione che ha escluso
l’applicazione dell’art. 131 bis cod.pen. a fronte di Kg. 2,5 di peso complessivo
dei cetrioli oggetto di contestazione.
2.4. Vizio di motivazione in relazione all’illogicità della motivazione in ordine
al diniego di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in ragione dei
precedenti penali adagiandosi su mere formule di stile senza operare alcuna
valutazione alla luce dei criteri di cui all’art. 133 cod.pen.
In udienza il difensore dell’imputato ha depositato note d’udienza con cui ha
insistito nell’accoglimento del ricorso.

3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto l’inammissibilità del ricorso.

2

reato poiché l’etichetta sarebbe priva di capacità ingannatoria poiché non

CONSIDERATO IN DIRITTO
4. Il ricorso è manifestante infondato con riguardo al primo, secondo e
quarto motivo di ricorso, la sentenza deve essere annullata in accoglimento del
terzo motivo di ricorso con cui si deduce l’erronea applicazione dell’art. 131-bis
cod.pen.
5. Sono manifestamenti infondati i primi due motivi di ricorso attinenti al
merito della responsabilità penale per il reato di tentata frode in commercio.

insindacabili in questa sede in quanto sorretti da congrua motivazione, ossia il
ritrovamento di fusti di cetriolini in salamoia presso il magazzino della Alidav
s.a.s. con l’apposizione dell’etichetta “lavorati dal fresco”, acquistati dalla società
Sottaceti Rizzi s.n.c. che a sua volta li aveva importati dall’India e conservati in
salamoia e, successivamente, lavorati e inscatolati dalla Sottaceti Rizzi, con
etichetta non apposta dall’importatore, e in continuità con la sentenza del
Tribunale, ha ritenuto provata la difformità fra quanto contenuto nei fusti e
quanto dichiarato nell’etichetta, e da ciò ha tratto il convincimento della
informazione non veritiera ed ingannevole sulla qualità e origine dei prodotti
destinati alla vendita dall’imputato.
La sentenza è logicamente motivata quanto alla provenienza, origine e
qualità del prodotto e quanto alla diversità dello stesso rispetto all’etichetta
contenente una indicazione non veritiera sulla qualità dello stesso prodotto,
essendo idonea tale dicitura ad ingannare il consumatore sul reale ciclo
produttivo della merce (la dicitura «lavorato dal fresco» esclude, per stessa
etimologia delle parole usate, che possano essere tali sostanze provenienti
dall’estero conservate in salamoia, dunque conservate e non fresche, poi
importate in Italia e lavorate prima di essere immessi in commercio con la
relativa etichetta) e, di conseguenza, sulla sua provenienza e qualità (Sez. 3, n.
44072 del 25/09/2014, Beltracchini, Rv. 260544; Sez. 3, n. 2617
del 06/11/2013, Di Bianco, Rv. 258585; Sez. 3, n. 37508 del 28/09/2011,
Putignano, Rv. 251322) e alla consapevolezza in capo all’imputato che aveva
dato indicazione all’importatore di non apporre l’etichetta.
Motivazione immune da censure e corretta sul piano del diritto alla luce
dei consolidati principi in materia.

6. Il quarto motivo di ricorso è anch’esso manifestamente infondato. Il
diniego di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche è fondato sui
precedenti penali dell’imputato.

3

La sentenza impugnata, sulla scorta degli accertamenti di fatto,

Come questa Corte ha più volte affermato, le circostanze attenuanti generiche
hanno lo scopo di estendere le possibilità di adeguamento della pena in senso
favorevole all’imputato, in considerazione di situazioni e circostanze che
effettivamente incidano sull’apprezzamento dell’entità del reato e della capacità
a delinquere dello stesso, sicché il riconoscimento di esse richiede la
dimostrazione di elementi di segno positivo (Sez. 3, n. 19639 del 27/01/2012,
Gallo e altri, Rv. 252900). Il riconoscimento o meno di tale circostanza è un
giudizio di fatto che compente alla discrezionalità del giudice, sottratto al

menzionato giudizio il giudice può limitarsi a prendere in esame, tra gli elementi
indicati dall’art. 133 cod.pen., quello che ritiene prevalente e atto a determinare
o meno il riconoscimento del beneficio, sicchè anche un solo elemento attinente
alla personalità del colpevole o all’entità del reato e alle modalità di esecuzione
del reato può essere sufficiente a riconoscerle ovvero ad escluderle (Sez. 2, n..
3609 del 18/01/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 42688
del 24/09/2008, Caridi e altri, Rv. 242419). A tali condivisi principi si è attenuata
la corte territoriale che ha negato il riconoscimento delle menzionate attenuanti
sulla scorta dei precedenti penali dell’imputato.
8. E’ fondato il terzo motivo di ricorso. La corte territoriale ha escluso
l’applicazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis cod.pen. sulla scorta di
un principio di diritto non corretto posto che la menzionata causa di non
punibilità è applicabile ad ogni fattispecie criminosa in presenza dei presupposti
nel rispetto dei criteri e limiti fissati dall’art. 131 bis cod.pen. (S.U., n. 13682
del 25/02/2016, Coccimiglio, Rv. 266595).
La sentenza impugnata deve, pertanto essere annullata con rinvio ad altra
Sezione della Corte d’appello di Milano (Sez. U, n.13681 del 25/02/2016, Tushaj,
Rv. 266594) richiedendo la sua applicazione valutazione di merito non consentite
in questa sede.
Ai sensi dell’art. 624 cod.proc.pen. deve essere dichiarata l’irrevocabilità della
sentenza in ordine all’affermazione della responsabilità penale dell’imputato.
P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente all’applicabilità della causa di non
punibilità di cui all’art. 131-bis cod.pen. e rinvia per nuovo giudizio sul punto ad
altra Sezione della Corte d’appello di Milano.
Rigetta nel resto il ricorso.

4

controllo di legittimità, in presenza di congrua motivazione. Peraltro, nel

Dichiara l’irrevocabilità della sentenza in ordine all’affermazione della
responsabilità penale dell’imputato.
Così deciso il 21/03/2018

Em.

nsore

Il Presidente
Vito Di Nicola
ro è.

Il Consigliere

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