Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20416 del 21/02/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20416 Anno 2018
Presidente: RAMACCI LUCA
Relatore: GAI EMANUELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Ponticorvo Antonino, nato a Vico Equense il 24/10/1983

avverso la sentenza del 22/11/2013 del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emanuela Gai;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi
Cuomo, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. R. Crisileo che ha concluso chiedendo l’accoglimento
del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Ponticorvo Antonino ricorre per l’annullamento della sentenza, in data 22
novembre 2013, del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che lo aveva
condannato, alla pena sospesa, riconosciute le circostanze attenuanti generiche,
di C 2.000 di ammenda, per il reato di cui all’art. 137 commi 1 d.lgs n. 152 del
2006, per avere, quale legale rappresentante della Ponticorvo srl, effettuato lo
scarico delle acque reflue industriali provenienti dall’azienda casearia, in assenza

Data Udienza: 21/02/2018

di autorizzazione, in particolare, immettendo i reflui proveniente dalle acque di
raffreddamento del pastorizzatore, in un canale a valle dello stabilimento tramite
condotta a ridosso del muro di recinzione, mentre lo aveva assolto dal reato di
cui all’art. 256 comma 2 del d.lgs n. 152 del 2006. Fatto accertato il
09/07/2010.

2. Deduce il ricorrente, con il primo motivo, la violazione di cui all’art. 606
comma 1 lett. e) cod.proc.pen. per avere, il Giudice, illogicamente motivato

testimoniale

(teste

Mennillo).

Avrebbe

illogicamente

affermato

che

“verosimilmente” i reflui potevano essere ricondotti all’attività svolta
dall’imputato non avendo argomentato sulla possibilità che essi potessero
provenire da un’altra fonte. Carente sarebbe anche la motivazione sull’esclusione
di fonti di provenienza del liquido diverse dall’azienda dell’imputato.
Con un secondo motivo chiede l’applicazione della speciale causa di non
punibilità ex art. 131-bis cod.pen., norma intervenuta successivamente alla
sentenza impugnata, evidenziando che il giudice, nell’applicare una pena
prossima al minino edittale (aveva messo in regola l’azienda), avrebbe ritenuto il
fatto di particolare tenuità.

3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto che il ricorso sia dichiarato
inammissibile.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4.

Il ricorso è inammissibile per la proposizione di un motivo

manifestamente infondato. Esso appare diretto, attraverso la deduzione di un
travisamento della prova, a richiedere una rivalutazione delle emergenze
probatorie in chiave alternativa a quella ricostruita dal giudice del merito e sulla
base della quale ha correttamente inquadrato la fattispecie normativa di cui al
disposto di cui all’art. 137 commi 1, del d.lgs 152 del 2006 ed ha,
conseguentemente affermato, sulla scorta delle emergenze probatorie, la
responsabilità penale dell’imputato.
5. Al proposito va ricordato che, anche dopo la novella dell’art. 606 lett,
e) cod.proc.pen. ad opera della legge 46 del 2006, per il giudice della legittimità,
è esclusa la possibilità di effettuare un’indagine sul discorso giustificativo della
decisione, finalizzata a sovrapporre la propria valutazione a quella già effettuata
dai giudici di merito, dovendo il giudice della legittimità limitarsi a verificare
l’adeguatezza delle considerazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per

2

l’affermazione della responsabilità, in palese travisamento della prova

giustificare il suo convincimento, mentre la mancata rispondenza di queste
ultime alle acquisizioni processuali può, soltanto ora, essere dedotta quale
motivo di ricorso qualora comporti il c.d. “travisamento della prova”, che, per la
sua valutazione richiede a pena di inammissibilità (Sez. 6, n. 5146 del
16/01/2014, Del Gaudio, Rv. 258774; Sez. 6, n. 45036 del 02/12/2010,
Damiano, Rv. 249035; Sez. 1, n. 20344 del 18/05/2006, Salaj, Rv. 234115)
l’allegazione dell’atto processuale sul quale fonda la doglianza e da cui risulta
l’elemento incompatibile con la ricostruzione operata.

dietro l’apparente denuncia del vizio di travisamento della prova, non deduce la
difformità del risultato della prova rispetto a quanto ritenuto dal Giudice in
sentenza, ma propone una diversa lettura del risultato della prova stessa
(testimonianza Mennillo) in chiave alternativa, secondo una prospettazione
difensiva che è stata adeguatamente disattesa nella sentenza impugnata.
A tale riguardo la Corte ha precisato che il travisamento della prova
consiste non già nell’errata interpretazione della prova, ma nella palese
difformità tra i risultati obiettivamente derivanti dall’assunzione della prova e
quelli che il giudice di merito ne abbia tratto, compiendo un errore idoneo a
disarticolare l’intero ragionamento probatorio e rendendo conseguentemente
illogica la motivazione. Dunque, sotto questo primo profilo la censura è
inammissibile.
6.

Parimenti alcun vizio di illogicità e/o carenza nella motivazione è

ravvisabile in relazione all’affermazione della responsabilità penale del ricorrente.
Il giudice del merito ha congruamente motivato l’affermazione della
responsabilità del medesimo. La sentenza impugnata ha accertato lo scarico dei
reflui della lavorazione di prodotti caseari provenienti dalla società di cui il
ricorrente è legale rappresentante, escludendo la provenienza da altre fonti (pag.
4) sulla scorta dell’accertamento svolto dal personale dell’Arpac che aveva
eseguito una prova con liquido colorante ed aveva accertato la presenza di un
tubo che usciva dal muro dello stabilimento.
La motivazione è adeguata priva di illogicità e corretta sul piano del diritto. Ne
consegue la manifesta infondatezza del motivo.

7. Quanto alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità del
fatto ex art. 131- bis cod.pen., la giurisprudenza di questa Corte si è assestata
nel senso di ritenere che l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del
fatto, di cui all’art. 131-bis cod. pen., ha natura sostanziale ed è applicabile ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 16 marzo 2015, n.

3

Peraltro, deve, rilevarsi, quanto al profilo di censura, che il ricorrente,

28, ivi compresi quelli pendenti in sede di legittimità, nei quali la Corte di
cassazione può anche rilevare di ufficio ai sensi dell’art. 609, comma secondo,
cod. proc. pen. la sussistenza delle condizioni di applicabilità del predetto
istituto, fondandosi su quanto emerge dalle risultanze processuali e dalla
motivazione della decisione impugnata e, in caso di valutazione positiva, deve
annullare la sentenza con rinvio al giudice di merito (Sez. 3, n. 15449 del
08/04/2015, Mazzarotto, Rv. 263308).
Non di meno, la verifica delle condizioni di applicazione dell’invocata

sulla base degli elementi tratti dalle risultanze processuali e dalla motivazione,
ed essere esclusa nei casi, qual è quello in esame, di applicazione di una
sanzione pecuniaria non nel minimo edittale, come nel caso in esame nel quale è
stata applicazione di una pena pari a C 4.000,00 di ammenda (Sez. 3, n. 24358
del 14/05/2015, Ferretti, Rv. 264109).

8. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il ricorrente deve
essere condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell’art. 616
cod.proc.pen. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data
13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il
ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità”, si dispone che il ricorrente versi la somma,
determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento di C 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 21/02/2018

Il Consigl
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4

causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, può essere compiuta

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