Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20389 del 17/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20389 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: AIELLI LUCIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VENTANNI RINO nato il 01/06/1958 a GREVE IN CHIANTI

avverso la sentenza del 21/02/2017 della CORTE APPELLO di PERUGIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUCIA AIELLI;

Data Udienza: 17/04/2018

IN FATTO E IN DIRITTO

Rino Ventanni, ricorre con due distinti ricorsi, avverso la sentenza della
Corte di Appello di Perugia del 21/2/2017 confermativa della sentenza del
Tribunale di Perugia del 8/10/2012 che lo aveva condannato alla pena ritenuta di
giustizia in ordine ai reati di cui agli artt. 494 c.p. e 640 c.p., chiedendone
l’annullamento ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) e d) c.p.p., deduce la
mancata assunzione di prova decisiva volta dimostrare l’identità del soggetto che

motivazione avuto riguardo al travisamento della prova testimoniale del teste
Piselli ; la carenza e manifesta illogicità della motivazione in relazione al diniego
delle circostanze di cui all’art. 62 bis c.p., e della condizione di cui all’art. 131 bis
c.p.
I ricorsi sono Inammissibili perchè generici e manifestamente infondati .
Si deve riaffermare infatti che è inammissibile il ricorso per cassazione fondato
su motivi che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in
appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, dovendosi gli stessi
considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere
la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di
ricorso ( Sez. 6 n.20377 del 11/03/2009, Rv. 243838; Sez. 2 11951/2014, rv.
259425).
Nella specie la Corte di merito ha sottolineato quali fossero gli elementi di fatto
in forza dei quali il Rino dovesse ritenersi l’autore della attivazione della utenza
telefonica e comunque perchè lo stesso dovesse, eventualmente, concorrere con
altro soggetto , a nulla rilevando quale fosse il gestore che aveva attivato il
contratto, emergendo peraltro dalla deposizione della teste che non era
necessario compilare documenti cartacei per l’attivazione dell’utenza.
Parimenti manifestamente infondata la censura in ordine al diniego delle
circostanze attenuati generiche , tenuto conto della personalità dell’imputato e
non essendovi elementi positivi che le potessero giustificare , e non potendosi, in
questa sede, procedere alla verifica di quelle condizioni di cui all’art. 131 bis c.p.
Sez. 6, n. 20270 del 27/04/2016, Rv. 266678). Tutto ciò preclude qualsiasi
ulteriore esame da parte della Corte di legittimità (Sez. U n. 12 del 31/5/2000,
Jakani, Rv. 216260; Sez.. U. n. 47289 del 24.9.2003, Petrella, Rv. 226074).
All’inammissibilità del ricorso consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p.,
la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al
versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che,
considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente
in C 3.000,00.

aveva stipulato il contratto di telefonia, la mancanza ed illogicità manifesta della

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle
ammende.

Roma 17/4/2018

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