Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20356 del 17/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20356 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: AIELLI LUCIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VIDILI SILVIA nato il 09/04/1986 a SAN GAVINO MONREALE

avverso la sentenza del 22/02/2017 della CORTE APPELLO di CAGLIARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUCIA AIELLI;

Data Udienza: 17/04/2018

In fatto e in diritto

Vidili Silvia ricorre avverso la sentenza della Corte d’appello di Cagliari del
22/2/2017 , confermativa della sentenza del GIP del Tribunale di Oristano con la
quale era stata condannata alla pena ritenuta di giustizia per i reati di cui agli
artt. 612 , 581,635 c. 2 c.p., chiedendone l’annullamento ai sensi dell’art. 606,
comma 1 lett. e) cod. proc. pen.; deduce l’erronea, la mancanza e manifesta
illogicità della motivazione con riguardo all’affermazione di penale responsabilità,

alle dichiarazioni della p.o. .
Il ricorso è inammissibile. Nel ricorso viene prospettata una valutazione
delle prove diversa e più favorevole al ricorrente rispetto a quella accolta nella
sentenza di primo grado e confermata dalla sentenza di appello. In sostanza si
ripropongono questioni di mero fatto che implicano una valutazione di merito
preclusa in sede di legittimità, a fronte di una motivazione esaustiva, immune da
vizi logici; viceversa dalla lettura della sentenza della Corte territoriale non
emergono, nella valutazione delle prove, evidenti illogicità, risultando, invece,
l’esistenza di un logico apparato argomentativo sulla base del quale si è
pervenuti alla conferma della sentenza di primo grado con riferimento alla
responsabilità dell’imputato in ordine ai fatti ascrittigli; in tal senso la Corte
territoriale dà, adeguatamente, atto del vaglio di credibilità al quale è stata
sottoposta la deposizione della persona offesa, il cui narrato veniva confermato,
dall’avvistamento dell’imputato e del complice da parte della Polizia mentre
trasportavano il televisore oggetto della condotta illecita e dal ritrovamento del
provento della rapina presso l’imputato in orario successivo a quello della rapina.
Tutto ciò preclude qualsiasi ulteriore esame da parte della Corte di legittimità
(Sez. U n. 12 del 31/5/2000, Jakani, Rv. 216260; Sez.. U. n. 47289 del
24.9.2003, Petrella, Rv. 226074).
Uniformandosi a tale orientamento che il Collegio condivide, va dichiarata
inammissibile l’impugnazione; ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la
condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al
versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che,
considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente
in C 3.000,00.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di giikemila euro alla Cassa delle
ammende.

tenuto conto delle argomentazioni articolate con l’atto di appello, con riferimento

Roma, 17/4/2018

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