Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20273 del 17/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20273 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: RAGO GEPPINO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SICILIANO UGO nato il 27/02/1957 a CERCHIARA DI CALABRIA parte offesa nel
procedimento

ci
ARESTIA MARCO nato il 31/10/1963 a MODICA

avverso il decreto del 03/07/2017 del GIP TRIBUNALE di RAGUSA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GEPPINO RAGO;

Data Udienza: 17/04/2018

N. 35115-0

FATTO e DIRITTO

1. Con decreto del 03/07/2017 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di
Ragusa disponeva de plano, su conforme richiesta del Pubblico Ministero, l’archiviazione
del procedimento penale a carico di Arestia Marco, indagato per il reato di truffa.
Il giudice per le indagini preliminari rilevava, infatti, che, sulla base degli atti, il
suddetto reato non era configurabile perché, al momento del contratto preliminare, non

2. Contro il suddetto decreto, la persona offesa Siciliano Ugo, a mezzo dei propri
difensori, ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l’erroneità della decisione
impugnata in quanto, pur essendo vero che «nella fase iniziale del rapporto negoziale,
nessun vizio interessò il sinallagma e la sua validità», tuttavia la condotta truffaldina
dell’Arestia si concretizzò in un secondo momento e cioè quando «due dei quattro
appartamenti promessi in vendita al Siciliano, sono stati trasferiti ad altri soggetti» (pag.
4 ss del ricorso).

3. Il ricorso è inammissibile per le ragioni di seguito indicate.
Il diritto della parte offesa al contraddittorio orale risulta inoperante quando la
parte offesa non abbia ottemperato l’onere, imposto a pena d’inammissibilità (art. 410
c.p.p., comma 1), di indicare i temi dell'”investigazione suppletiva” e “i relativi elementi
di prova”.
Da ciò consegue che il giudice deve limitare il giudizio di ammissibilità
sull’opposizione ai soli profili di pertinenza e di specificità degli atti di indagine richiesti,
senza valutarne la capacità probatoria, non potendo anticipare, attraverso il decreto,
valutazioni di merito in ordine alla fondatezza o all’esito delle indagini suppletive
indicate, dal momento che l’opposizione è rivolta esclusivamente a sostituire il
provvedimento “de plano” con il rito camerale.
Nel caso di specie, è lo stesso ricorrente che, concordando con il giudice delle
indagini preliminari, ammette che «nella fase iniziale del rapporto negoziale, nessun vizio
interessò il sinallagma e la sua validità».
Il ricorrente sposta gli artifizi e raggiri in un momento successivo ossia quando
«due dei quattro appartamenti promessi in vendita al Siciliano, sono stati trasferiti ad
altri soggetti»: ma, è del tutto evidente che il raggiro fu commesso nei confronti
dell’ignaro terzo acquirente (ed infatti il giudice delle indagini preliminari ha ordinato
l’imputazione coattiva per il reato di truffa nei confronti dell’Arestia per questo episodio)

fu posto in essere alcun artifizio o raggiro.

e non certo del ricorrente che, essendo restato estraneo alla suddetta vendita, non
potette certamente essere raggirato.
Pertanto, correttamente il giudice delle indagini preliminari ha ordinato
l’archiviazione in quanto, sulla base della prospettazione dei fatti fornita dalla stessa
persona, offesa, il reato di truffa non era configurabile: da qui anche l’assoluta irrilevanza
e superfluità delle generiche prove dedotte (pag. 3 ricorso).

4. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al

Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si
determina equitativamente in C 3.000,00.

P.Q.M.
DICHIARA
inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
ciascuna della somma di euro tremila a favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 17/04/2018
Il Consigliere estensore
Geppino Rago

Il Presidente
Anenico Gallo
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pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle

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