Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20246 del 13/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 20246 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: SCALIA LAURA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
RIZZA ANTONELLO nato il 23/12/1963 a SIRACUSA

avverso l’ordinanza del 29/11/2017 del TRIB. LIBERTA di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere LAURA SCALIA;
~sentite le conclusioni del PG MARIELLA DE MASELLIS ‘h e_

n:gran:Zie,. conclude per il rigetto del ricorso.
tiattbiltitifensare
Gli avvocati TAMBURINO Tommaso e MIGNOSA Domenico che insistono per
l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 13/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1.

Rizza Antonello, indagato quale sindaco del Comune di Priolo

Gargallo per una pluralità di episodi di turbata libertà degli incanti, per truffa
aggravata e tentata truffa aggravata e per tentata concussione
(rispettivamente quanto ai capi 1, 2, 5, 3, 6 e 7 dell’imputazione
provvisoria), ricorre in cassazione, con il ministero di difensore di fiducia,
avverso l’ordinanza del 29 novembre 2017 con cui il Tribunale di Catania, in

provvedimento con cui il G.i.p. del Tribunale di Siracusa aveva sostituito la
misura degli arresti domiciliari, al primo applicata, con quella del divieto di
dimora nel Comune di Priolo Gargallo.

2. Nell’espresso giudizio sulle esigenze cautelari, il Tribunale ritiene che
i

rapporti di

interesse originati

dall’attività

politico-amministrativa

dell’indagato non siano cessati con le dimissioni dalla carica pubblica e che
le occasioni a delinquere non siano venute meno nell’apprezzata
sussistenza, per un giudizio di verosimiglianza, di una rete di complicità
all’interno dell’apparato comunale che ragionevolmente può prestarsr a dare
esecuzione alle direttive del primo, per i consolidati legami da questi stretti
nell’ambito della decennale gestione della cosa pubblica.

3. L’indagato nell’impugnare l’indicato provvedimento, per inosservanza
ed erronea applicazione dell’art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen. e
vizio di motivazione, contesta concretezza ed attualità del ritenuto pericolo
di reiterazione la cui mancanza resterebbe denunciata dallo stesso utilizzo
da parte dei giudici dell’appello cautelare degli avverbi ‘verosimilmente’ e
‘ragionevolmente’.
In contrasto con le impugnate conclusioni, la difesa fa valere le
circostanze addotte in appello quali l’irrevocabilità delle dimissioni, la
mancata elezione del Rizza all’assemblea regionale per successive
consultazioni elettorali, la prossima nomina di un commissario a seguito
delle dimissioni del Sindaco, con conseguente compimento presso l’indicato
Comune dei soli atti di ordinaria amministrazione, deducendo il mancato
confronto del Tribunale con siffatte obiettive evidenze.
La pendenza dei processi per fatti omologhi, a cui pure si sarebbero
richiamati i giudici dell’appello cautelare non avrebbe integrato l’esistenza di
quei precedenti penali integrativi ex art. 274, comma 1, lett. c) cit. del
pericolo di reiterazione.
2

accoglimento dell’appello cautelare proposto dal P.m., ha annullato il

A sostegno della ritenuta rete di complicità sarebbero stati indicati i
rapporti del Rizza con i coindagati, Cirnigliaro Salvatore e La Iacona Flora,
mancando il tribunale di evidenziare che gli stessi non avrebbero più avuto
alcun ruolo all’interno dell’amministrazione comunale perché trasferiti a
richiesta presso altro settore o in mobilità interna.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il Tribunale ha validamente motivato sulla permanente posizione
soggettiva dell’indagato — estraneo istigatore dei fatti nell’imputazione
provvisoria a lui contestati nonostante egli non rivesta più incarichi
all’interno dell’amministrazione — come integrativa del ritenuto pericolo di
recidivanza.
In tal senso pregnante è il richiamo alle gravità delle condotte
dispiegate nel passato ed al derivato rilievo dei procedimenti pendenti per
una pluralità di concussioni, di corruzione elettorale – con cui si contesta al
Rizza di aver fatto assegnare sussidi a persone indigenti alle quali aveva
chiesto in cambio il voto -, di truffa ai danni del comune di Priolo Gargallo e
di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, per un apporto causale
che vede l’indagato nel rilevante ruolo di determinatore delle altrui condotte
all’interno della macchina amministrativa comunale di cui ha maturato
conoscenza nella decennale sua presenza ininterrottamente protrattasi,
rileva in modo concludente il Tribunale di Catania per l’impugnata ordinanza,
per un decennio.
Si tratta invero di un quadro significativamente definito e congruamente
ritenuto dal Tribunale, con motivazione che si sottrae quindi al sindacato di
questa Corte, come espressivo di un penetrante controllo della vita
amministrativa dell’ente e di una volontà dell’indagato di piegare la
funzione, di cui egli era investito, a fini personali tradottisi, ora nel favorire
ed ora nel danneggiare sodali o avversari, per un complessivo giudizio che si
appalesa tale da sostenere, per il futuro la correttezza del ritenuto pericolo
di reiterazione delle condotte.
L’apprezzata rete di complicità da parte del Tribunale non sconfina in un
giudizio disancorato i,al richiamato estremo del pericolo, per i segnati
caratteri della concretezza ed attualità del riproporsi di omologhe condotte
in ragione della sottolineata, nell’ordinanza impugnata, decennale gestione
della cosa pubblica da parte del cautelando, congruamente intesa dai giudici
3

1. Il ricorso è infondato e come tale va rigettato.

dell’appello cautelare come espressiva di una rete di complicità interna
all’apparato comunale vivificata dal richiamo alla posizione di dipendente
comunale della cognata del Rizza, con lui indagata in altro procedimento e
nella segnalata pendenza di procedimenti penali per fatti omologhi,
procedimenti destinati, per le modalità ivi contestate, a riproporre la
reiterazione del ritenuto metodo di utilizzo di rapporti intrattenuti con
dipendenti della macchina comunale.
Le dimissioni dalla carica non valgono, quindi, nelle corrette e

soluzione di continuità nella capacità dell’indagato di intervenire sulla vita
del Comune già da lui amministrato per un rapporto che si rivela, nella
sottolineata gravità, pervasività e durata delle condotte, come sistemico e
portatore come tale di specifico sostegno al formulato giudizio.
Resta correttamente applicato per l’indicata motivazione, che come tale
si sottrae a censura di legittimità, il principio espresso da questa Corte per il
quale, nei reati contro la P.a., il giudice di merito può ritenere sussistente il
pericolo di reiterazione di reati della stessa specie ex art. 274, comma
primo, lettera c), cod. proc. pen. anche nel caso in cui il soggetto in
posizione di rapporto organico con la P.a. risulti sospeso o dimesso dal
servizio, dovendo la validità di tale principio essere dimensionata al caso
concreto, là dove il rischio di ulteriori condotte illecite del tipo di quella
contestata deve essere reso probabile da una permanente posizione
soggettiva dell’agente che gli consenta di continuare a mantenere, pur
nell’ambito di funzioni o incarichi pubblici diversi, condotte antigiuridiche
aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di
appartenenza del reato commesso, di cui il giudice della cautele deve dare
conto per adeguata e logica motivazione (arg. ex Sez. 5, n. 31676 del
04/04/2017, Lonardoni, Rv. 270634; Sez. 6, n. 19052 del 10/01/2013, De
Pietro, Rv. 256223).

3. ‘La questione teTrililsidiDgict-ietteraie SigieVata tia

5esa per

l’operato utilizzo nel corpo della motivazione impugnata di locuzioni quali
“verosimile” e “ragionevole” non può dirsi neppure, come tale,
correttamente posta ove solo si consideri la rispondenza delle indicate
aggettivazioni, nel loro uso corrente, al rispettivo significato di “probabile” e
“fondato”. Si tratta quindi di termini come tali portatori di apprezzamenti
non destinati a porsi in contraddittorietà con il formulato giudizio di
sussistenza del pericolo, in ogni caso pienamente sorretto, nei segnati
obiettivi termini di scrutinio, dalle pregresse modalità della condotta per una
4

consequenziali conclusioni raggiunte dal Tribunale di Catania, a segnare una

concreta ed attuale riproposizione nel futuro di modalità continue a quelle
già poste in essere.

4. Al rigetto del ricorso segue per legge la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

processuali.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 28 reg. esec.
cod. proc. pen.

Così deciso il 13/03/2018

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

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