Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20223 del 27/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 20223 Anno 2018
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Zampina Vittorio, nato il 05/04/1964;

Avverso l’ordinanza emessa il 26/07/2017 dal Tribunale di Avezzano;

Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona della dott.ssa Maria
Francesca Loy, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

Data Udienza: 27/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Avezzano, quale Giudice
dell’esecuzione, rigettava l’istanza presentata da Vittorio Zampina, finalizzata a
ottenere la declaratoria di non esecutività della sentenza emessa dallo stesso
Tribunale il 27/01/2017 divenuta irrevocabile il 16/02/2017 – con cui veniva
irrogata all’istante la pena di 9 anni di reclusione e 1.100,00 euro di multa – e, in
via subordinata, la restituzione nel termine per impugnare il provvedimento

Il provvedimento di rigetto veniva adottato dal Giudice dell’esecuzione sul
presupposto che, nel processo di cognizione, all’udienza del 13/01/2016,
Zampina era stato dichiarato assente, in applicazione della disciplina transitoria
prevista dall’art. comma 1, legge 28 aprile 2014, n. 67, con la
conseguenza che all’imputato non era stato notificato l’estratto contumaciale
della sentenza della cui esecutività si controverte.

2. Avverso tale ordinanza Vittorio Zampina, a mezzo degli avvocati Antonio
Ludovico e Vincenzo Retico, ricorreva per cassazione, deducendo la violazione di
legge del provvedimento impugnato, in riferimento agli artt. 175 e 670 cod.
proc. pen., conseguente al fatto che il ricorrente non aveva mai avuto
conoscenza del processo penale all’esito del quale era stato condannato dal
Tribunale di Avezzano.
Si deduceva, in proposito, che, essendo stato dichiarato contumace dal
Tribunale di Avezzano, all’udienza del 07/11/2012, a Zampina non poteva farsi
applicazione della disciplina transitoria prevista dall’art.

15-bis, comma 1, della

legge 67 del 2014, con la conseguente nullità della dichiarazione di assenza
pronunciata nei confronti dell’imputato dallo stesso Tribunale all’udienza del
13/01/2016.
Né poteva rilevare in senso contrario il decreto di irreperibilità pronunciato il
05/03/2012 nei confronti di Zampina dal G.I.P. del Tribunale di Avezzano, che,
oltre a non essere preceduto dal compimento delle ricerche prescritte dall’art.
159 cod. proc. pen., risultava emesso da un organo giurisdizionale
incompetente, atteso che il processo penale era pendente nella fase
dibattimentale.
Ne discendeva che, nel caso in esame, occorreva procedere a una nuova
notificazione della decisione irrevocabile presupposta, a norma dell’art. 548,
comma 3, cod. proc. pen., nella versione previgente all’entrata in vigore della
legge n. 67 del 2014.

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medesimo.

In via subordinata al mancato accoglimento della doglianza principale, la
difesa di Zampina chiedeva la restituzione nel termine per impugnare la sentenza
irrevocabile emessa dal Tribunale di Avezzano il 27/01/2017, ai sensi dell’art.
175 cod. proc. pen.
Queste ragioni imponevano l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Osserva il Collegio che il processo penale conclusosi con la pronuncia
della sentenza della cui esecutività si controverte, alla data di entrata in vigore
della legge n. 67 del 2014, era pendente nella fase dibattimentale davanti al
Tribunale di Avezzano.
Ci si trova, dunque, di fronte a un’ipotesi regolata dalla disciplina transitoria
prevista dal combinato disposto dell’art. 15-bis, comma 1 e 2, della legge n. 67
del 2014.
In particolare, secondo quanto previsto dall’art.

15-bis, comma 1, della

legge n. 67 del 2014: «Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il dispositivo
della sentenza di primo grado».
A questa regola generale, secondo quanto previsto dall’art.

15-bis, comma

2, della legge n. 67 del 2014, fanno eccezione le ipotesi che riguardano i
«procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando
l’imputato è stato dichiarato contumace e non è stato emesso il decreto di
irreperibilità».
In questa cornice, deve rilevarsi che il Tribunale di Avezzano, facendo
applicazione della disciplina transitoria prevista dall’art.

15-bis, comma 1, della

legge n. 67 del 2014, all’udienza del 13/01/2016, dichiarava l’imputato assente,
ai sensi dell’art. 420-bis cod. proc. pen.
La sentenza del Tribunale di Avezzano, pertanto, veniva dichiarata
irrevocabile il 16/02/2017 sul presupposto che, nel termine di 15 giorni dalla sua
pronuncia, non era stata proposta impugnazione, venendo posta in esecuzione
dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano, giusto ordine di
carcerazione del 26/06/2017.

3. Tanto premesso, occorre passare a considerare le doglianze relative alle
modalità con cui Vittorio Zampina, all’udienza del 13/01/2016, veniva dichiarato
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1. Il ricorso proposto da Vittorio Zampina è infondato.

assente dal Tribunale di Avezzano, che presuppongono la verifica della ritualità
della sequenza procedimentale all’esito della quale veniva emessa tale
declaratoria.
Secondo la difesa di Zampina, infatti, tale declaratoria era inficiata dal fatto
che il sottostante decreto di irreperibilità era stato pronunciato da un organo
giurisdizionale incompetente – essendo il procedimento di cognizione pendente
nella fase dibattimentale davanti al Tribunale di Avezzano – e non risultava
preceduta dal compimento delle ricerche dell’imputato prescritte dall’art. 159

3.1. Osserva, in proposito, il Collegio, quanto al primo dei due profili
censori, che la sequenza procedimentale sulla base della quale il G.I.P. del
Tribunale di Avezzano emetteva il decreto di irreperibilità controverso impone di
escludere le patologie processuali dedotte dalla difesa di Zampina.
Si consideri che la declaratoria di irreperibilità veniva pronunciata dal G.I.P.
del Tribunale di Avezzano su conforme provvedimento del Tribunale di Avezzano,
che, all’udienza del 05/02/2012, preso atto della mancata notifica del decreto
che dispone il giudizio nei confronti di Zampina, ordinava al G.I.P. di compiere
nuove ricerche in vista dell’emissione del decreto di irreperibilità e della regolare
citazione a giudizio dell’imputato, fissando per il prosieguo del dibattimento
l’udienza del 07/11/2012.
Ne discende che il procedimento penale, pendente nella fase dibattimentale
davanti al Tribunale di Avezzano, attesa la mancata notifica del decreto che
dispone il giudizio nei confronti di Zampina, veniva fatto regredire alla fase
processuale precedente, rispetto alla quale il G.I.P. del Tribunale di Avezzano era
competente a dichiarare irreperibile l’imputato.
3.2. Ad analoghe conclusioni deve giungersi con riferimento all’ulteriore
doglianza, secondo cui il decreto di irreperibilità controverso era stato emesso
dal G.I.P. del Tribunale di Avezzano senza il compimento delle ricerche
dell’imputato prescritte dall’art. 159 cod. proc. pen.
Osserva, in proposito, il Collegio che la censura del ricorrente mira a fare
dichiarare la nullità del decreto di irreperibilità emesso dal G.I.P. del Tribunale di
Avezzano il 05/03/2012, conformemente alla giurisprudenza di questa Corte,
secondo cui ai fini dell’emissione «del decreto di irreperibilità, le ricerche vanno
eseguite cumulativamente, e non alternativamente o parzialmente, in tutti i
luoghi indicati dall’art. 159 cod. proc. pen., e quindi anche nel luogo in cui
l’imputato esercita abitualmente la sua attività lavorativa, se pure tale luogo non
risulti in atti […]» (Sez. 1, n. 5479 del 10/01/2016, Paulli, Rv. 235098).
Tuttavia, l’assunto processuale da cui muove tale censura non è
condivisibile, atteso che l’accoglimento di tale doglianza determinerebbe la
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cod. proc. pen.

caducazione dell’ordinanza con cui Zampina era stato dichiarato contumace dal
Tribunale di Avezzano all’udienza del 07/11/2012 sul presupposto della sua
irreperibilità. Tale caducazione, però, comporterebbe l’applicazione della
disciplina transitoria prevista dall’art.

15-bis, comma 1, della legge n. 67 del

2014, sulla base della quale il Tribunale di Avezzano, all’udienza del 13/01/2016,
aveva correttamente dichiarato l’imputato assente, ai sensi dell’art. 420-bis cod.
proc. pen.
Appare, pertanto, condivisibile l’assunto processuale posto dal Tribunale di

secondo cui «la sussistenza o meno nel decreto di irreperibilità di vizi, è
assolutamente irrilevante […]», atteso che l’applicazione della disciplina
introdotta dalla legge n. 67 del 2014 è finalizzata a garantire «all’imputato, già
nel corso del processo, una conoscenza effettiva di quest’ultimo, prevedendo nel
caso contrario la sospensione del processo».
Ne discende che il Giudice dell’esecuzione, tenuto conto dei parametri
normativi previsti dall’art. 15-bis della legge n. 67 del 2014, non avrebbe potuto
adottare soluzioni differenti, atteso che l’eventuale accoglimento della doglianza
dell’istante non avrebbe determinato alcuna modifica della posizione processuale
di Zampina, rilevabile in sede esecutiva, conformemente alla giurisprudenza
consolidata di questa Corte (Sez. U, n. 18822 del 27/03/2014, Avram, Rv.
229580).

4. Le considerazioni che si sono esposte impongono il rigetto del ricorso, con
la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 27/04/2018.

Il Consigliere estensore
Ale •ro
w Centonze

Il Presidente
Mariastefania Di To .ssi

Avezzano a fondamento del provvedimento impugnato, esplicitato a pagina 3,

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