Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 202 del 12/10/2016


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 202 Anno 2017
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: VERGA GIOVANNA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNAI
DI ASTI
c.c.rronti
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di:
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ITC.)MOIAGA GIII-OR( HE (..)NCI)-.N. 1L 27/05/P-)88
avverso la sentenza n. 2 1 -79/2014 TRIBUNALE. di ASTI del..
15/0112016
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA;
lette/seteite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 12/10/2016

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ricorre per Cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti avverso
la sentenza del Tribunale emessa ai sensi dell’art. 444 c.p.p. nei confronti di TOMOIAGA
Gheorghe Onut ( alias TOMOIAGA Gheorghe Ionut) con riguardo al reato di cui all’art.
648 c.p.

1. violazione di legge per avere il giudice, con motivazione meramente apparente,
ritenuto l’ipotesi di cui al capoverso dell’articolo 648
2. violazione di legge, perché stante il divieto di prevalenza di tale attenuante con la
contestata recidiva ex articolo 99 co 4 c.p., la pena applicata nella misura di mesi
quattro di reclusione ed euro 450,00 di multa e illegale, perché la stessa non
avrebbe mai potuto essere inferiore a quella minima prevista per il delitto di
ricettazione
Il primo motivo di ricorso è infondato.
Il c.d. patteggiamento, regolato dagli artt. 444 e segg. del codice di rito, è un istituto
processuale in base al quale il pubblico ministero e l’imputato si accordano sulla
qualificazione giuridica del fatto contestato, sulla concorrenza delle circostanze e sulla
comparazione di esse, sull’entità della pena. Su questo accordo il sindacato del giudice di
merito non ha la stessa ampiezza prevista qualora si proceda al giudizio ma si limita
(oltre che alla valutazione di congruità della pena a seguito della sentenza della Corte
Costituzionale 2 luglio 1990 n. 313) alla valutazione in ordine all’esistenza, che deve
apparire evidente, di una delle cause di non punibilità previste dall’art. 129 c.p.p.
Il

sindacato

della

Corte

di

Cassazione

ha

margini

ancor

più

ristretti:

il giudice di legittimità, oltre a non poter entrare nel merito delle pattuizioni, non può
sindacare la congruità della pena, il titolo di reato (a meno che sia palesemente erroneo)
ne’ può rimettere in discussione i presupposti della responsabilità dell’imputato.
Per quanto concerne in particolare la concessione delle attenuanti i poteri del giudice di
legittimità sono analogamente ridotti: la Corte non può infatti sindacare la concessione di
un’attenuante che possa implicitamente ravvisarsi nell’imputazione o sulla quale la
motivazione del giudice di merito sia adeguata ed esente da vizi logici e giuridici.
Nel caso di specie il tribunale non ha recepito acriticamente l’accordo intervenuto tra le
parti, ma ha motivando adeguatamente, considerato il rito, la concessione
dell’attenuante prevista dal capoverso dell’art. 648 c.p. (fatto di “particolare tenuità),
dando atto dell’effettiva modestia del fatto concreto (ricettazione di due pedane).

1

Deduce il ricorrente:

Infondato è anche il secondo motivo di ricorso considerato che la Corte Costituzionale con
la sentenza n. 105 del 2014 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 69, quarto
comma, del codice penale, come sostituito dall’art. 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251
(Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti
generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi,
di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della
circostanza attenuante di cui all’art. 648, secondo comma, cod. pen., sulla recidiva di cui
all’art. 99, quarto comma, cod. pen. e che nel caso in esame implicitamente è stato

Il ricorso deve pertanto essere respinto.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso .
Così deliberato in Roma il 12.10.2016
Il Consigliere estensore
Giovanna VERGA

17).

Il Presidente

effettuato un giudizio di bilanciamento in termini di prevalenza.

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