Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20193 del 18/12/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 20193 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: ROCCHI GIACOMO

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
FORMICOLA GAETANO nato il 16/02/1995 a NAPOLI
TABASCO GIOVANNI nato il 29/04/1995 a NAPOLI

avverso l’ordinanza del 10/07/2017 del TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIACOMO ROCCHI;
sentite le conclusioni del PG MARIA FRANCESCA LOY che ha chiesto la
declaratoria di inammissibilità del ricorso.
Uditi i difensori avv. Coppi che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza
impugnata e
avv. Perone che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

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Data Udienza: 18/12/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Napoli rigettava le
richieste di riesame presentate da Morra Raffaele, Tabasco Giovanni e Formicola
Gaetano avverso quella del G.I.P. dello stesso Tribunale applicativa della misura
della custodia cautelare in carcere.
Ricorrono per cassazione solo Tabasco e Formicola.
I due ricorrenti sono indagati per il delitto di omicidio premeditato ed

commesso il 5/2/2016. Con l’aiuto di Nunziato Gaetano, che aveva attirato e
trattenuto la vittima, Formicola e Tabasco avrebbero ucciso la vittima con la
pistola cal. 9×21 portata sul posto da Tabasco; successivamente i tre indagati
avrebbero seppellito il cadavere e Nunziato e Tabasco avrebbero provveduto a
disfarsi di arma, dei guanti e dei vestiti indossati dai killer.
L’omicidio sarebbe stato perpetrato per la presenza di voci nel quartiere
relative ad una relazione sentimentale tra la vittima e la madre di Formicola; il
delitto sarebbe stato compiuto con metodo mafioso e al fine di agevolare e
consolidare il clan Formicola.
Vengono inoltre contestati i connessi reati di occultamento di cadavere e di
detenzione e porto di armi.
Elementi a carico dei ricorrenti sono rinvenute nelle dichiarazioni di Nunziato
Gaetano, ritenuta attendibile, avendo riferito il fatto senza essere stato indagato
né colto da sospetti e avendo permesso di far ritrovare il corpo della vittima,
dimostrando di essere stato sicuramente presente all’omicidio, indicando anche il
luogo dove erano stati ritrovati la pistola e il telefono cellulare della vittima.
In una precedente ordinanza del Tribunale del riesame tali dichiarazioni non
erano state ritenute assistite da riscontri individualizzanti nei confronti di
Formicola e Tabasco.
Tali elementi erano stati successivamente reperiti: il rapporto di conoscenza
tra Nunziato, i coindagati e la vittima, risultante da molteplici elementi; i contatti
intercorsi tra Tabasco e Nunziato poche ore prima dell’omicidio; la presenza di
Tabasco e Nunziato a casa del primo un’ora prima dell’omicidio; la necessità,
manifestata da Formicola e da Tabasco, di tornare poche ore dopo sul luogo
dell’omicidio; la reazione di Tabasco e Formicola, che emergeva dalle
intercettazioni telefoniche, alla notizia della convocazione di Nunziato in
Commissariato nell’ambito delle indagini sulla sparizione dell’Amendola; il timore
di Formicola e Tabasco di un allontanamento dal quartiere di Nunziato e il
sopralluogo sul terreno dove era stato nascosto il cadavere il 15 febbraio 2016,
dopo che Nunziato era stato convocato in Commissariato; il tenore delle

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aggravato ai sensi dell’art. 7 legge 203 del 1991 di Amendola Vincenzo,

conversazioni intercorse, in un linguaggio criptico, nella notte del 18/2/2016 tra
Nunziato, Russo Maria e Tarantino Giulia e tra Nunziato e gli odierni ricorrenti in
cui si faceva cenno al reale motivo per cui Nunziato si era allontanato dal
quartiere; la fuga di Tabasco e Formicola avvenuta il 21 febbraio 2016, dopo che
Nunziato si era presentato in Commissariato, aveva confessato il delitto e aveva
fatto ritrovare il cadavere. La fuga era avvenuta senza che Formicola e Tabasco
fossero a conoscenza della collaborazione di Nunziato con gli inquirenti ma in
conseguenza del timore che essa potesse intervenire.

Nunziato, che erano anche rafforzate dal movente: la relazione tra Amendola e
la madre di Formicola Gaetano, moglie del capoclan Formicola Antonio, detenuto.
Ancora: le dichiarazioni mendaci di Rapicano Luisa, che aveva
accompagnato, secondo le dichiarazioni di Nunziato, lo stesso Nunziato e
Tabasco sul fondo dove sarebbe stato compiuto l’omicidio e alla quale Tabasco
aveva consegnato il proprio telefono cellulare per precostituirsi un alibi,
confermavano la versione del collaboratore.
Il Tribunale riteneva sussistente l’aggravante di cui all’art. 7 legge 203 del
1991 sotto il duplice motivo del metodo mafioso e dell’agevolazione mafiosa, così
come le esigenze cautelari, dovendosi applicare la presunzione di adeguatezza
della misura della custodia cautelare in carcere.

2. Ricorrono per cassazione i difensori di Formicola Gaetano e Tabasco
Giovanni, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione.
La difesa aveva sostenuto davanti al Tribunale del Riesame che il complesso
delle conversazioni intercettate non confermava, nemmeno in termini di gravità
indiziaria, il contenuto delle dichiarazioni del collaboratore Nunziato; lo stesso
Tribunale del Riesame, nella precedente ordinanza del 5/4/2016, aveva
affermato che le intercettazioni telefoniche ed ambientali – le stesse utilizzate
nell’ordinanza ora impugnata – non permettessero di individuare un
collegamento diretto ed univoco tra le dichiarazioni rese da Nunziato e la
posizione soggettiva di Tabasco Giovanni e Formicola Gaetano; il ricorso per
cassazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli era
stato dichiarato inammissibile, poiché la motivazione del provvedimento era
stata valutata esauriente ed immune da vizi logici.
Il Tribunale del riesame, con la nuova ordinanza, senza confutare
adeguatamente le considerazioni espresse nella memoria difensiva, aveva
ribaltato il percorso che la Cassazione aveva ritenuto “logico e coerente” del
precedente provvedimento.
I

ricorrenti

ripercorrono

gli

elementi

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valorizzati

come

riscontro

Si trattava di riscontri di carattere individualizzante alle dichiarazioni di

individualizzante: il rapporto di conoscenza tra Nunziato, i coindagati e la vittima
era un dato già conosciuto, estremamente generico e menzionato nella prima
ordinanza e comunque il Tribunale non aveva chiarito perché si trattasse di
riscontro individualizzante; i rapporti telefonici tra Tabasco e Nunziato poche ore
prima dell’omicidio confermavano soltanto la frequentazione tra i due, ma non la
preparazione dell’omicidio: per di più Nunziato aveva riferito di avere ignorato le
intenzioni di Tabasco e Formicola, tanto da temere per la sua vita, cosicché vi
era contraddizione tra le sue dichiarazioni e la tesi che quei contatti fossero

versione secondo cui Tabasco aveva lasciato il telefono cellulare ad una ragazza
nel lasso di tempo in cui era stato compiuto l’omicidio; per di più, lo “squillo” che
Nunziato aveva fatto al cellulare a Tabasco alle 23’35 era incompatibile con
l’essere i due soggetti insieme, come la difesa aveva fatto notare nella memoria
e, in ogni caso, il riscontro non riguardava Formicola; la presenza di Tabasco e
Nunziato un’ora prima del delitto a casa del primo era un dato già conosciuto ed
era stata negata la sua natura di riscontro individualizzante; quanto alla
necessità, manifestata da Formicola e Tabasco, di tornare poche ore dopo sul
luogo dell’omicidio, il Tribunale non aveva tenuto conto che il motivo di tale
insistenza era stato spiegato da Nunziato solo nella dichiarazione del 29/7/2016,
mentre in precedenza il collaboratore aveva indicato un diverso motivo per cui i
due ricorrenti volevano recarsi da “Lelluccio” (Raffaele Morra).
L’ordinanza aveva cancellato il dato delle contraddizioni del racconto di
Nunziato e della sua conseguente inattendibilità, nonché quello della mancanza
di riscontri esterni.
Nunziato aveva cambiato quattro volte versione sulla persona che aveva
scavato la fossa dove era stato gettato il cadavere e su quella che l’aveva
ricoperta; rispondendo sul motivo della richiesta di Formicola di recarsi da
Lelluccio o’ Ragno, fatta in una telefonata del 5/2/2016, Nunziato aveva riferito
che il motivo era relativo alla droga, dovendo egli recuperare la somma di 1.000
euro che poi erano stati consegnati a Formicola; solo il 29/7/2016 il
collaboratore aveva cambiato completamente versione, sostenendo che la
conversazione riguardava l’opera di occultamento del cadavere e che
• successivamente, su incarico di Formicola, egli si era recato da Lelluccio per
verificare se “Fabio” avesse provveduto a coprire meglio la buca e, ancora due
giorni dopo, vi era ritornato verificando che la fossa era stata coperta.
Il cambio di versione dimostrava l’inattendibilità di Nunziato, valutazione che
l’ordinanza non aveva affrontato, salvo sostenere che le conversazioni
intercettate costituivano un riscontro alla versione del dichiarante, senza
nemmeno specificare di quale versione si trattasse.

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propedeutici alla commissione dell’omicidio; non vi era alcun riscontro alla

Inoltre, le dichiarazioni di Nunziato erano smentite anche dai verbali di
ricognizione del cadavere: contrariamente a quanto aveva riferito il dichiarante,
per coprire la buca non era stato affatto utilizzato il cemento.
Quindi, il Tribunale avrebbe dovuto valutare l’attendibilità del dichiarante,
così come aveva fatto lo stesso Tribunale con la precedente ordinanza, anche
relativamente all’indicazione del movente dell’omicidio.
La tendenza del dichiarante ad adeguarsi all’interpretazione dei dialoghi fatti
dalla pubblica accusa si evinceva anche da un particolare relativo all’esecuzione

terreno dove venne sepolta la vittima per la cura di alcuni animali, Nunziato
aveva riferito che Formicola era uscito proprio dall’abitazione di questi,
particolare mai riferito in precedenza.
L’ordinanza menzionava, inoltre, le reazioni di Formicola e Tabasco alla
convocazione di Nunziato al Commissariato e al suo allontanamento dal
quartiere: su questo punto il materiale disponibile per gli inquirenti era il
medesimo di un anno prima, anche se le telefonate erano state trascritte
integralmente; ma non vi era alcun elemento che indicasse che la
preoccupazione dei due indagati fosse legata alla possibile collaborazione di
Nunziato per l’omicidio di Amendola, evento cui non si faceva alcun riferimento.
Era stato operato il medesimo salto logico della precedente ordinanza, perché
non si teneva conto che Nunziato apparteneva al clan Formicola, cosicché il
timore di una sua collaborazione con gli inquirenti poteva riguardare l’intera vita
dell’associazione criminale.
Nessun riferimento a quel delitto veniva fatto nemmeno nella conversazione
tra Landolfi Vincenzo, zio della vittima, e una conoscente, menzionata
nell’ordinanza; né i guanti di cui discorrevano gli interlocutori potevano essere
quelli che Nunziato aveva riferito essere stati indossati da Formicola. Per di più, il
rinvenimento di un pezzo di un guanto monouso nero sul luogo del delitto
smentiva la versione di Nunziato, che aveva parlato di guanti verdi da lavoro e di
guanti bianchi monouso indossati rispettivamente da Formicola e da Tabasco.
In definitiva, l’ordinanza impugnata scontava il pregiudizio della veridicità
delle dichiarazioni di Nunziato, considerando riscontri individualizzanti elementi
che non lo erano e, nella parte finale, addirittura menzionando fonti confidenziali
o elementi privi di qualsiasi portata.
Quanto al movente, lo zio della vittima non aveva affatto riferito che tra
Amendola e la moglie del boss Formicola Antonio vi fosse una relazione
sentimentale, ma solo che vi era stata una convivenza che aveva presentato
problemi e che era cessata molti mesi prima del delitto.

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dell’omicidio: per accreditare il coinvolgimento di “Lelluccio”, che occupava il

CONSIDERATO IN DIRITTO

I ricorsi, proposti con un unico atto, sono infondati e devono essere rigettati.

1. Come premesso, l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari,
confermata con quella oggetto di ricorso, era stata emessa dopo che la prima
ordinanza era stata annullata dal Tribunale per mancanza di riscontri
individualizzanti nei confronti degli odierni ricorrenti, con provvedimento reso

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provvedimento annullato; e, in effetti, l’incipit della nuova ordinanza del Giudice
per le indagini preliminari ricorda gli ulteriori atti di indagini esperiti: la nuova
escussione di Nunziato Gaetano nonché quella delle ragazze amiche degli
indagati e della vittima; la trascrizione integrale delle conversazioni intercettate,
sia quelle già valutate che altre mai sottoposte al vaglio dei giudici; infine,
ulteriori accertamenti atti a riscontrare le dichiarazioni del chiamante in correità.
Oggetto del contendere, quindi, è l’idoneità delle integrazioni di indagine a
fornire quei riscontri individualizzanti nei confronti di Formicola e Tabasco che
erano stati ritenuti mancanti o insufficienti; partendo, ovviamente, dalla certezza
del coinvolgimento del dichiarante nell’omicidio, dimostrato eloquentemente
dalle esatte indicazioni fornite agli inquirenti al fine di far ritrovare il corpo della
vittima sepolto in un campo nonché il suo telefono cellulare e la pistola usata per
l’omicidio.

2. L’atto di ricorso ripercorre i vari passaggi dell’ordinanza del Tribunale al
fine di dimostrarne la mancanza di novità rispetto all’ordinanza precedente o la
erroneità dell’interpretazione. Si seguirà lo stesso ordine.
Quanto al rapporto di conoscenza tra Nunziato, i coindagati e la vittima, i
ricorrenti eludono il contenuto di novità dell’ordinanza impugnata e di quella del
Giudice per le indagini preliminari: in realtà, l’escussione delle ragazze che
Nunziato aveva indicato essere presenti alla panchina dove egli si trovava
quando Tabasco lo aveva cercato ha permesso di ricostruire in dettaglio i
rapporti tra i soggetti coinvolti, la frequentazione di quel gruppo da parte della
vittima e degli indagati, i rapporti sentimentali che si erano instaurati, la
frequentazione di un circolo da parte di Amendola (locale dove era stato trovato
la sera del delitto), l’utilizzo di autovetture e motoveicoli; inoltre, la reticenza e il
mendacio delle giovani sono stati indicati esattamente come elemento indiziante
in ordine all’effettivo svolgersi delle vicende avvenute davanti a loro così come

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definitivo dalla sentenza di questa Corte.

raccontate da Nunziato.

I continui contatti intercorsi tra Tabasco e Nunziato poche ore prima
dell’omicidio sono riduttivamente interpretati dai ricorrenti come conseguenza
del rapporto di conoscenza e frequentazione tra i due: in realtà, secondo
l’ordinanza impugnata, l’analisi dei tabulati telefonici e delle conversazioni
intervenute quella sera e quella notte conferma integralmente il racconto di
Nunziato, dalla fase della ricerca da parte di Tabasco all’incontro, alla consegna

Quanto alla chiamata di 4 secondi delle 2335, l’ordinanza ne fornisce una
spiegazione plausibile: d’altro canto, l’ordinanza del G.I.P. ipotizzava anche la
possibilità che la chiamata fosse stata fatta per fornire un alibi a Tabasco (cioè
per mostrare che i due non si trovavano insieme); in ogni caso, non pare
trattarsi di circostanza decisiva e, comunque, la motivazione non pare affatto
manifestamente illogica.

La presenza di Tabasco e Nunziato a casa di Tabasco un’ora dopo l’omicidio
è un dato provato dalle indagini che conferma il racconto di Nunziato.

Quanto alla necessità manifestata da Formicola e Tabasco di tornare sul
luogo dell’omicidio – che è, evidentemente, un dato assai rilevante a carico di
entrambi gli indagati – i ricorrenti evidenziano l’inattendibilità del dichiarante,
che avrebbe mutato la sua versione più volte, circostanza che il Tribunale non
avrebbe preso in considerazione.
Si deve premettere che il dato è certo, in quanto emerge dalle conversazioni
intercettate, così come è considerato del tutto accertato che i conversanti
facessero riferimento a Morra Raffaele (Lelluccio o’ Ragno) e al terreno dove egli
allevava cavalli e capre.
In realtà, l’evoluzione delle dichiarazioni di Nunziato è attestata anche
nell’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari, ma i ricorrenti non si
avvedono che il dato costituisce oggettivamente un riscontro a carico di entrambi
gli indagati: il giorno successivo all’omicidio, Formicola e Tabasco insistevano
perché qualcuno tornasse sul terreno dove, la notte precedente era stato sepolto
il cadavere di Amendola Vincenzo e l’insistenza derivava da un “fatto
importante”; inoltre, l’insistenza veniva meno dopo il 9/2, quando il lavoro di
copertura era avvenuto (un primo sopralluogo della Polizia, su indicazione dei
familiari della vittima, non aveva permesso il ritrovamento del corpo: Morra
aveva coperto la fossa con materiali edili, a suo dire perché in procinto di
realizzare una porcilaia).

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del cellulare ad una ragazza, alla notte passata insieme.

Quindi, si tratterebbe davvero di una coincidenza assai sfortunata: Formicola
e Tabasco volevano che Nunziato si recasse urgentemente su quel terreno, dove
poche ore prima era stato ucciso e sepolto Amendola, per un motivo del tutto
differente, la riscossione di una somma di denaro per il pagamento di una partita
di droga. Non pare sorprendente che i giudici del merito abbiano ritenuto
attendibile la nuova versione del dichiarante che, in realtà, integrava la
precedente, non negando l’esistenza di un credito per la droga.

convocazione in Commissariato di Nunziato e il timore per un suo
allontanamento è un dato non contestato ed emerge oggettivamente, oltre che
dall’esito delle intercettazioni, dalle dichiarazioni del collaboratore ma anche di
testimoni.
I ricorrenti ripropongono la versione alternativa secondo cui tale
preoccupazione potrebbe essere relativa ad una possibile collaborazione di
Nunziato rispetto alla vita del clan, sottolineando come nelle conversazioni
intercettate manchi ogni riferimento all’omicidio di Amendola.
Si tratta di tesi infondata: in primo luogo, già il fatto che la preoccupazione
sia stata effettivamente manifestata, come emerge dalle conversazioni
intercettate e dalle testimonianze, costituisce un riscontro alle dichiarazioni del
collaboratore, che aveva riferito che Formicola e Tabasco avevano iniziato ad
inquietarsi quando egli era stato convocato il 12 febbraio 2016 dal
Commissariato, avendo egli utilizzato il telefono intestato alla vittima e che, al
suo ritorno, lo avevano interrogato su cosa gli fosse stato chiesto e su quanto
avesse risposto, iniziando a mostrare una diffidenza nei suoi confronti; in
secondo luogo, come sinteticamente esposto nell’ordinanza impugnata e più
ampiamente spiegato in quella del Giudice per le indagini preliminari, la tesi
alternativa proposta dalla difesa – cui, in verità, non pare corrispondere alcuna
allegazione da parte degli indagati – è logicamente insostenibile alla luce degli
ottimi rapporti e della piena collaborazione ed amicizia tra Nunziato, Formicola e
Tabasco fino al 12 febbraio, mutata radicalmente in diffidenza e preoccupazione
a partire dalla data della convocazione da parte della Polizia, sentimenti resi più
acuti dal sopralluogo del Commissariato sul luogo del delitto il 15/2/2016 (che gli
indagati supponevano erroneamente essere stato provocato dalle parole di
Nunziato) e dall’allontanamento del collaboratore dai luoghi.
Le ordinanze spiegano che nessuno temeva che Nunziato divenisse
collaboratore di giustizia in relazione alle vicende del clan Formicola e che,
invece, so/o Formicola Gaetano e Tabasco Giovanni, così come erano stati
solleciti nel disporre il sopralluogo sul campo di Morra i giorni dopo il delitto,

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La preoccupazione espressa da Formicola e Tabasco successivamente alla

erano preoccupati della situazione creatasi, a partire dal 12 febbraio; così come
solo loro – e non altri componenti del clan – si erano dati alla fuga dopo che era
giunta la notizia che il corpo di Amendola era stato trovato, prima ancora che
fosse noto il contenuto delle dichiarazioni di Nunziato agli inquirenti.
Non si tratta, quindi, di salto logico, come sostengono i ricorrenti, ma di
prova logica del motivo per cui i due indagati erano così preoccupati, prova
fondata su dati oggettivi. In ogni caso, le due ordinanze evidenziano alcuni
passaggi delle conversazioni intercettate, sia pure criptici, nelle quali emergeva il

I ricorrenti dedicano un apposito paragrafo alla conversazione intervenuta
tra Landolfi Vincenzo, zio della vittima, e una conoscente: in realtà, l’ordinanza
del Tribunale del riesame valorizza quella conversazione solo come riscontro
dell’utilizzo da parte dei killer di guanti da lavoro, ma non la indica certamente
come elemento decisivo (anche perché l’informazione riferita nella conversazione
era doppiamente

de relato,

avendola Landolfi ricevuta da un non meglio

precisato “Gennarino” che, a sua volta, l’aveva ricevuta da un muratore non
identificato).

Per quanto concerne il movente del delitto, le ordinanze del G.I.P. e del
Tribunale appaiono adeguatamente motivate in punto di riscontro alle
dichiarazioni di Nunziato, sottolineando i dati della visita al carcere da parte di
Tarantino Maria in data 4/2/2016, dell’uso della Fiat 500 da parte della famiglia
Formicola, delle dichiarazioni di Landolfi Salvatore, che aveva confermato che la
voce di una relazione tra la moglie del boss e Amendola esistesse effettivamente
e della conversazione intercettata del 18/2/2016 tra Formicola Gaetano e
Tarantino Maria, con il primo che invitava la seconda a dare “poca confidenza”.

In definitiva, la censura dei ricorrenti, secondo cui nessun effettivo elemento
di novità sarebbe in effetti evidenziato nella nuova ordinanza cautelare e in
quella impugnata rispetto alla prima ordinanza genetica annullata dal Tribunale
del riesame, appare infondata; così come non sussiste la violazione dell’art. 192,
comma 3 cod. proc. pen., atteso che sono stati acquisiti ed utilizzati riscontri
esterni individualizzanti nei confronti di Formicola e Tabasco prima non
disponibili.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

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riferimento ad un fatto specifico, e non genericamente alla vita associativa.

Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del provvedimento al
direttore dell’Istituto penitenziario, ai sensi dell’art. 94, comma 1-ter, disp. att.
cod. proc. pen.

Così deciso il 18 dicembre 2017

Giacomo Rocchi

Il Presidente
Angela Tardio
,

Il Consigliere estensore

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