Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20165 del 11/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 20165 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: COSCIONI GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI NAPOLI
nei confronti di:
BOTTINO EMANUELE nato il 04/05/1988 a NAPOLI
avverso l’ordinanza del 20/12/2017 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di
NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE COSCIONI;
lette le conclusioni del PG Ciro ANGELILLIS, che ha chiesto annullarsi l’ordinanza
impugnata;

Data Udienza: 11/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1.11 Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli propone ricorso per
cassazione avverso l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale
di Napoli del 20 dicembre 2017 che aveva disposto la trasmissione degli atti al
Pubblico Ministero affinchè provvedesse a modificare l’imputazione di cui all’art.
73 D.P.R. n.309/90 in quella prevista dall’art. 73, comma 5 D.P.R. n. 309/90. .
1.1 II Procuratore ricorrente osserva che questa Corte aveva già annullato
senza rinvio la sentenza con la quale lo stesso giudice, a fronte di una richiesta di

qualificare il fatto contestato in quello previsto dal comma 5 del medesimo
articolo, si era dichiarato funzionalmente incompetente, disponendo la
trasmissione degli atti al Pubblico Ministero, trattandosi di reato procedibile a
citazione diretta; a seguito di nuova richiesta di rinvio a giudizio, il giudice per
l’udienza preliminare, ritenendo che la sentenza di questa Corte avesse ad
oggetto solo l’obbligatoria celebrazione dell’udienza preliminare, all’esito della
stessa (in cui aveva sollecitato nuovamente il Pubblico Ministero a modificare
l’imputazione), disponeva nuovamente la trasmissione degli atti al Pubblico
Ministero in applicazione analogica dell’art. 521 cod.proc.pen..
Il Procuratore ricorrente lamenta l’abnormità del provvedimento, non
essendo stato applicato correttamente il principio di diritto stabilito dai giudici di
legittimità, che stigmatizzava l’indebita regressione del procedimento e lo stallo
determinato dalla decisione del giudice, che si proponeva di imporre, al di fuori
dei casi consentiti dalla legge di imputazione coatta, al Pubblico Ministero di
formulare l’imputazione per un reato diverso da quello da lui ravvisato, oltretutto
privandolo della possibilità di ricorrere per cassazione.
1.2 II Procuratore Generale depositava note scritte con le quali chiedeva
annullarsi l’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso proposto è fondato.
1.1 L’ordinanza impugnata deve essere infatti qualificata come abnorme in
quanto non prevista dall’ordinamento, posto che non può che ritenersi emessa ai
sensi dell’art. 33 sexies cod.proc.pen., disposizione che però deve essere
interpretata nel senso che il suo ambito di operatività è riservato alle sole ipotesi
in cui il giudice, pur condividendo la qualificazione giuridica del fatto data dal
pubblico ministero, rilevi che per il reato contestato l’azione penale debba essere
esercitata attraverso il decreto di citazione diretta a giudizio.
Se non dovesse pervenirsi alla soluzione sopra indicata, in caso di contrasto
tra pubblico ministero e giudice, quale quello in esame, il primo, al quale è
pacificamente preclusa la possibilità di sollevare conflitto, dovrebbe attenersi
all’ordinanza restitutoria ex art. 33 sexies c.p.p., ed esercitare, con citazione

rinvio a giudizio per il reato di cui all’art. 73 DPR n.309/90, ritenendo di dover

diretta, l’azione penale per il reato come diversamente qualificato; oltre ad
esservi una indebita regressione del procedimento, potrebbe poi trovare
applicazione l’art. 550 comma 3 cod.proc.pen. che comporterebbe nuovamente la
trasmissione degli atti al Pubblico Ministero, con conseguente impossibilità per il
pubblico ministero di far valere il suo originario convincimento innanzi al giudice
monocratico e inevitabile stallo del procedimento.
Mantenendo invece il procedimento avanti al giudice per l’udienza
preliminare, quest’ultimo potrebbe invece, pur in mancanza di specifica
previsione e in base al principio generale contenuto nell’art. 521 cod.proc.pen.,

ministero ha richiesto il rinvio a giudizio, disponendo la vocatio in ius innanzi al
giudice competente in relazione al fatto così come diversamente qualificato ma
senza disporre una regressione indebita del procedimento ad una fase ormai
esaurita.
La conclusione sopra riportata trova conferma in diverse sentenza di questa
Corte che si sono occupate dell’argomento: “E’ abnorme il provvedimento del
giudice dell’udienza preliminare che, investito della richiesta di rinvio a giudizio
per il delitto di maltrattamenti ed avendo ritenuto insussistente il requisito
dell’abitualità dei comportamenti vessatori da parte dell’imputato, disponga la
restituzione degli atti al P.M., producendo, così, un’indebita regressione del
procedimento e, soprattutto, lasciando al PM medesimo la sola possibilità di
richiedere l’archiviazione con preclusione dell’impugnazione del provvedimento
(Sez. 6 sentenza n. 29855 del 30/05/2012, Rv.253177); “È abnorme, in quanto
determina una indebita regressione del procedimento, l’ordinanza del Gup che,
investito di richiesta di rinvio a giudizio, disponga la restituzione degli atti al P.M.
sull’erroneo presupposto che debba procedersi con citazione diretta a giudizio”
(Sez.5, sentenza n. 35153 del 19/04/2016, Rv.267766); ne consegue che gli atti
devono essere trasmessi al Tribunale di Napoli per l’ulteriore corso in sede di
udienza preliminare.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al
Tribunale di Napoli per l’ulteriore corso

Così deciso in Roma il 11/04/2018
Il Presidente

Il Consigliere estensore
Giuseppe Coscioni

P’

Davigo

modificare la qualificazione giuridica del fatto in relazione al quale il pubblico

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