Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20127 del 11/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 20127 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: RECCHIONE SANDRA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI VENEZIA
nel procedimento a carico di:
MONTUORI GENNARO nato il 03/03/1974 a LUCERA
avverso la sentenza del 29/03/2017 del TRIBUNALE di VENEZIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere SANDRA RECCHIONE
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore STEFANO TOCCI
che ha concluso per l’annullamento con rinvio

Data Udienza: 11/04/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 Tribunale di Venezia, all’esito del dibattimento, dichiarava non doversi
procedere nei confronti del Montuori in quanto non vi era prova che il querelante
fosse il legale rappresentante della società Salvadori s.r.I., in danno della quale
era contestata la truffa per la quale si procede.

presso la Corte di appello di Venezia che deduceva l’illegittimità della decisione in
quanto l’art. 337 cod. proc. pen. non richiedeva l’allegazione della prova della
fonte del potere di rappresentanza che dovrebbe essere “indicato”, ma non
“provato” dal querelante:

3. Il ricorso è fondato.
Il collegio ribadisce che l’onere della indicazione dei poteri di rappresentanza di
cui all’art. 337, comma terzo, cod. proc. pen. è correttamente adempiuto, con
riferimento alle società di capitali (nel caso di specie la società in questione è una
s.r.I.), con la mera indicazione della legale rappresentanza, essendovi implicito il
riferimento alla legge come fonte della stessa, mentre non è necessaria
l’indicazione della norma statutaria o della delibera che conferisca tale potere,
considerato che l’esercizio del diritto di querela, ancorché atto di straordinaria
amministrazione, rientra “naturaliter” tra i compiti del legale rappresentante di
una società, senza necessità di specifico o apposito mandato. Ne deriva che non è
necessaria la prova della veridicità delle dichiarazioni di quest’ultimo, la quale deve
al contrario presumersi fino a contraria dimostrazione (Cass. Sez. 5, n. 19368 del
14/02/2006 – dep. 06/06/2006, Zunino, Rv. 234539).
Ne consegue che la formalità relativa all’indicazione specifica della fonte dei poteri
di rappresentanza, prevista dall’art. 337 , comma 3, cod. proc. pen. – allorquando
la querela venga proposta dal legale rappresentante di una persona giuridica, di
un ente o di un’associazione – non è prescritta a pena di nullità e non costituisce
condizione di validità della querela medesima. Ed invero le cause di nullità devono
essere espressamente previste come tali dalla legge, secondo il principio di
tassatività fissato dall’art. 117 cod. proc. pen.; il potere di agire in giudizio del
legale rappresentante di una persona giuridica si riconnette all’esistenza di un
effettivo rapporto tra il primo e l’ente rappresentato, da cui derivino i poteri di
rappresentanza e soltanto alla mancanza di tale rapporto si ricollega l’inefficacia
della querela proposta e non, invece, alla mancata enunciazione formale della

2

2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il procuratore generale

fonte del potere di rappresentanza (Cass. Sez. 2, n. 3744 del 25/02/1999 – dep.
19/03/1999, Lanzetta, Rv. 213526).
La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata per rinvio alla Corte di
appello di Venezia per il giudizio.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Venezia.

Così deciso in Roma, il giorno 11 aprile 2018

L’estensore

Il Presidente

Sentenza a motivazione semplificata.

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