Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20109 del 29/03/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 20109 Anno 2018
Presidente: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Relatore: SERRAO EUGENIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
OPPIZIO MAURIZIO ALESSANDRO nato il 24/11/1954 a MILANO

avverso la sentenza del 21/02/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore OLGA MIGNOLO
che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.
E’ presente l’avvocato (D’UFFICIO) CAUDULLO RAFFAELE del foro di ROMA in
difesa di OPPIZIO MAURIZIO ALESSANDRO, che si riporta ai motivi, chiedendone
l’accoglimento.

Data Udienza: 29/03/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

La Corte di Appello di Bologna, con la pronuncia in epigrafe, ha

confermato la pronuncia di condanna emessa il 21/11/2013 dal Tribunale di
Modena nei confronti di Oppizio Maurizio Alessandro in relazione al reato previsto
dagli artt.624,625 n.4 commesso in Nonantola il 3 febbraio 2010 con recidiva ai
sensi dell’art.99, commi 2 e 4, cod. pen.

Maurizio Alessandro Oppizio ricorre per cassazione censurando la

sentenza impugnata per erronea applicazione di legge penale in relazione alla
circostanza aggravante di cui all’art.625 n.4 cod. pen. Secondo il ricorrente,
l’aggravante della destrezza non può farsi coincidere con il mero approfittannento
della distrazione della vittima, essendo necessario che la condotta dell’agente
per abilità, astuzia e rapidità abbia comportato il superamento dell’ordinaria
attenzione della vittima.

3. Il ricorso è fondato.
3.1. Nel dirimere un contrasto interpretativo sorto tra le Sezioni semplici, la
Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha affermato che le ragioni giustificative
della previsione di questa aggravante si fondano sull’esistenza di una particolare
abilità dell’agente idonea a neutralizzare le ordinarie difese della persona offesa
(Sez. U, n. 34090 del 27/04/2017, Quarticelli, Rv. 27008801). è infatti
significativo che l’ipotesi più frequente in cui si verifica questa situazione sia il
cosiddetto «borseggio», nel quale l’agente riesce a porre in essere tutte le
cautele necessarie per evitare che la persona offesa si renda conto di quanto sta
avvenendo sulla sua persona o sui suoi accessori (la borsa ecc.). Ma, anche al di
fuori dei casi di «borseggio», ciò che caratterizza la destrezza è la circostanza
che l’agente si avvalga di una sua particolare abilità (Sez. 2, n. 9374 del
18/02/2015, Di Battista, Rv. 26323501; Sez. 4, n. 14992 del 17/02/2009,
Scalise, Rv. 24320701) per distrarre la persona offesa, per indurla a prestare
attenzione ad altre circostanze o, in sintesi, per attenuare comunque la sua
attenzione difensiva contro gli atti di impossessamento della cosa. Per contro,
non è sufficiente che l’agente si limiti ad approfittare di situazioni, non
provocate, di disattenzione o di momentaneo allontanamento del detentore
medesimo.
3.2. Alla luce di questi principi, nel caso di specie non si giustifica la
ravvisata esistenza, da parte dei giudici di merito, dell’aggravante in esame,
avendo il tribunale rimarcato che l’imputato si fosse impossessato della refurtiva,
esposta accanto alla cassa del bar, mentre l’addetta al bancone era impegnata(
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t

2.

presso la macchina del caffè, nascondendo all’interno di un giornale i biglietti
«gratta e vinci» che aveva sottratto. Tale condotta è caratterizzata,
contrariamente a quanto affermato dal giudice di appello, dalla mera elusione
della vigilanza sulla cosa e dalla semplice temerarietà di cogliere un’opportunità
favorevole in assenza di controlli. Deve dunque affermarsi, secondo
l’orientamento interpretativo sposato dalle Sezioni Unite, che nel caso concreto
non fosse configurabile l’aggravante della destrezza.

della sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta aggravante di cui
all’art.625 n.4 cod. pen. con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di
Bologna per la rideterminazione della pena, previa verifica della sussistenza di
regolare querela.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta aggravante di cui
all’art.625 n.4 cod. pen. e rinvia alla Corte d’Appello di Bologna.

Così deciso il 29 marzo 2018
Il Cdnsi bere estensore
Serrao

Il Presidente
Rocco Marco Blaiotta

4. Conclusivamente, il ricorso deve ritenersi fondato; segue l’annullamento

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